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Lo sposo indeciso: solo gli stupidi non cambiano mai idea

Lo sposo indeciso con è una commedia grottesca che dietro una situazione assurda nasconde una riflessione su Fede e ragione.

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Domenica 27 settembre è andato in onda in prima serata su Rai 1 Lo sposo indeciso, film del 2023 scritto e diretto da Giorgio Amato, con Gianmarco Tognazzi e Ilenia Pastorelli. Il titolo completo, Lo sposo indeciso che non poteva (o forse non voleva) più uscire dal bagno, anticipa una commedia grottesca che sceglie deliberatamente l’assurdo per parlare di questioni molto meno banali. Gianni Buridano è un celebre professore universitario di filosofia, benestante, affermato, colto e soprattutto convinto sostenitore del primato della ragione. È anche fieramente anticlericale e ha costruito parte della propria fama sulla critica alla morale cattolica, salvo poi decidere di sposare proprio in chiesa Samanta, interpretata da Ilenia Pastorelli. Lei appartiene a un mondo completamente diverso: è molto più giovane, ha un’estrazione sociale differente e lavora come addetta alle pulizie proprio nell’università dove insegna Gianni. Il matrimonio diventa così il primo cedimento nelle granitiche convinzioni del professore, prima ancora che una misteriosa maledizione lo costringa a rifugiarsi nel bagno della chiesa.


Gianni comincia infatti a urinare senza riuscire più a fermarsi, trasformando una gag apparentemente demenziale in una situazione potenzialmente mortale per la progressiva disidratazione. Dietro quella porta si consuma allora il vero conflitto del film: non tanto quello fra magia e razionalità, quanto quello fra le convinzioni che costruiamo durante la vita e ciò che accade quando la realtà le mette improvvisamente in discussione. Persino l’antidoto della maga Cecilia, interpretata da Claudia Gerini, pone Gianni davanti a una scelta terribile: salvarsi rischiando però di cancellare anche l’incantesimo che potrebbe aver fatto nascere il suo amore per Samanta. Ed è qui che una commedia imperfetta e a tratti volutamente sgangherata riesce comunque a porre una domanda interessante: cambiare idea significa tradire se stessi oppure avere finalmente il coraggio di vivere?

Lo sposo indeciso, dietro la commedia grottesca c’è il dilemma di Buridano

Il cognome del protagonista è già una dichiarazione d’intenti. Gianni si chiama Buridano perché Giorgio Amato costruisce l’intero film intorno al celebre paradosso dell’asino attribuito al filosofo medievale Jean Buridan: posto davanti a due mucchi di fieno equivalenti e incapace di scegliere, l’animale rimane immobile fino a morire. Lo stesso regista ha spiegato che, dovendo riassumere il senso del film con una sola parola, sceglierebbe proprio «indecisione». Tognazzi interpreta dunque un uomo che, almeno all’inizio, sembra avere ben pochi dubbi. È un intellettuale di successo, un filosofo famoso e un uomo abituato a considerare la razionalità come metro attraverso cui giudicare il mondo. Amato ha raccontato persino di aver chiesto all’attore di costruire una sorta di «Sgarbi incazzoso», indicazione che aiuta a comprendere il carattere volutamente sopra le righe di Gianni. È il cliché, portato quasi fino alla caricatura, del docente universitario celebre, economicamente agiato, culturalmente sicuro di sé e abbastanza arrogante da considerare le proprie convinzioni non semplicemente delle opinioni, ma quasi delle verità acquisite. Il suo ateismo e soprattutto il suo anticlericalismo diventano parte della sua identità intellettuale. Eppure il primo cortocircuito avviene ancora prima di entrare nel famoso bagno: Gianni ha accettato di sposarsi in chiesa.

Docenti boriosi e poco empatici

Il professore, quindi, ha già cambiato idea. O perlomeno ha scoperto che esistono circostanze nelle quali una convinzione astratta può entrare in conflitto con qualcosa di molto concreto come l’amore. Ed è interessante che accanto a lui compaia un altro accademico. Stefano Pesce interpreta Edoardo Pignone, antropologo, amico ed ex collega di Gianni, nonché suo testimone di nozze. Edoardo tenta di convincerlo a rinunciare soprattutto al matrimonio religioso, che considera incoerente con le idee professate dall’amico per tutta la vita. C’è anche una curiosità quasi da archeologia televisiva nel vedere Stefano Pesce nuovamente nei panni di una figura austera, colta e piuttosto saccente. Il pensiero può andare a Il tredicesimo apostolo, dove l’attore interpretava padre Isaia Morganti, uomo rigido e ligio alle regole, inizialmente ostile al protagonista Gabriel Antinori. Non si tratta naturalmente dello stesso personaggio né dello stesso contesto, ma esiste una divertente continuità attoriale: Pesce sembra trovarsi nuovamente a proprio agio nel ruolo dell’uomo severo che osserva con una certa superiorità le scelte altrui.

Il sortilegio diviene “messaggero divino”

Il cuore del film, tuttavia, arriva quando la commedia matrimoniale si trasforma quasi in teatro dell’assurdo. Gianni entra nel bagno della chiesa e non riesce più a smettere di urinare. Amato ha raccontato di essersi ispirato anche a una scena di Francesco Nuti in Madonna che silenzio c’è stasera, collegando poi quella trovata comica ai suoi interessi per magia e incantesimo. Il bagno diventa così una specie di prigione filosofica. Fuori ci sono la futura moglie, gli invitati, il sacerdote e una cerimonia che dovrebbe cominciare; dentro c’è un uomo che rischia letteralmente di morire e che, per salvarsi, dovrebbe ammettere la possibilità che tutto ciò che ha sempre deriso possa avere un fondamento. Ma Giorgio Amato aggiunge un secondo livello, decisamente più interessante. Si scopre infatti che Gianni è vittima di due sortilegi. La sua ex moglie si è rivolta alla maga Cecilia per impedire il matrimonio, mentre Barbara, la madre di Samanta interpretata da Ornella Muti, aveva precedentemente chiesto alla stessa maga di favorire l’innamoramento tra sua figlia e il professore. Ed ecco il vero dilemma.

Cecilia può fornire l’antidoto capace di neutralizzare la maledizione che sta conducendo Gianni alla morte, ma cancellare il sortilegio significherebbe potenzialmente annullare anche l’incantesimo d’amore. Gianni potrebbe quindi smettere di amare Samanta. A quel punto il razionalista si trova davanti a un paradosso formidabile: se davvero non crede alla magia, dovrebbe bere senza alcuna esitazione. Se invece teme che l’antidoto possa cancellare il suo amore, significa che proprio lui, il filosofo razionalista e anticlericale, ha ormai ammesso almeno implicitamente che qualcosa di inspiegabile potrebbe esistere. E preferisce rischiare di morire piuttosto che perdere ciò che prova.

La hybris è solo portatrice di disgrazie

È probabilmente qui che Lo sposo indeciso trova la propria idea migliore. Gianni non cambia idea perché diventa improvvisamente religioso né il film sembra voler dimostrare che la superstizione sia vera. Piuttosto, il protagonista scopre il limite dell’arroganza intellettuale: essere intelligenti non significa possedere una spiegazione definitiva di tutto. L’amore stesso diventa un «incantesimo», come lo ha definito Giorgio Amato parlando del film. Non necessariamente perché abbia qualcosa di soprannaturale, ma perché costringe un essere umano a compiere azioni che la pura convenienza razionale non saprebbe spiegare. In questo senso anche l’ambientazione quasi claustrofobica nel bagno della chiesa acquista un significato. Gianni, professore celebrato e abituato alle grandi costruzioni filosofiche, viene ridotto alla condizione umana più elementare possibile. Non conta più quanti libri abbia scritto, quanto guadagni, quanto sia famoso o quante persone abbiano ascoltato le sue conferenze: è un uomo chiuso in un bagno, terrorizzato dalla morte e dall’idea di perdere la donna che ama. È una demolizione grottesca dell’ego.

Cos’è che non va ne Lo sposo indeciso?

Il film non è però privo di difetti. La trovata della minzione interminabile viene stirata molto e alcune gag finiscono inevitabilmente per perdere forza. Una parte della critica ha rilevato proprio questo limite, giudicando interessante l’idea iniziale ma meno riuscito il suo sviluppo, mentre altre letture hanno apprezzato maggiormente la capacità della commedia di aprire interrogativi esistenziali senza rifugiarsi nel classico finale consolatorio. Eppure sarebbe riduttivo liquidare Lo sposo indeciso come una commediola costruita intorno a un uomo che non riesce a smettere di fare pipì. Il bagno è soltanto il laboratorio nel quale Giorgio Amato mette alla prova il suo protagonista.

Gianni crede nella ragione, poi incontra qualcosa che la sua ragione non riesce a sistemare comodamente dentro una categoria. Crede di conoscere se stesso, poi scopre di essere disposto a morire per un sentimento del quale non può nemmeno essere certo dell’origine. Critica il matrimonio religioso, poi decide di sposarsi in chiesa. Disprezza la superstizione, poi deve decidere se affidare la propria vita alla pozione di una maga. Ed è forse questa la sottile morale che rimane dopo i titoli di coda: la coerenza è una virtù soltanto finché non diventa la prigione dell’ego. Cambiare opinione davanti a ciò che la vita ci insegna non significa necessariamente essere incoerenti. A volte significa semplicemente essere cresciuti. E forse Lo sposo indeciso, dietro la sua comicità surreale e volutamente scomoda, vuole suggerire proprio questo: soltanto chi considera infallibile la propria visione del mondo può permettersi il lusso di non cambiare mai idea.

Fonte: Facebook

FONTI:

Libero Magazine

RaiPlay

Rai Ufficio Stampa

Sicilia E Donna

CinemaSerieTV.it

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Wikipedia

FilmTV