La scuola italiana regge: l’IA valorizza le competenze di base
L'intervista a Roberto Ricci (INVALSI) a Orizzonte Scuola: i dati Pisa e Invalsi e il ruolo chiave dell'italiano di base nell'era dell'IA.

Francesco Bonetto di Orizzonte Scuola ha recentemente intervistato Roberto Ricci, presidente INVALSI, per fare il punto sullo stato del sistema scolastico italiano. I dati delle indagini Invalsi e Pisa restituiscono un quadro articolato, caratterizzato da luci e ombre, ma con segnali di incoraggiante tenuta generale. L’Italia mostra infatti una capacità di resistenza superiore a quella di diversi Paesi europei, accompagnata dal calo della dispersione implicita e dell’abbandono. Tuttavia, il presidente ha ricordato che rimangono aperti problemi profondi su cui occorre continuare a riflettere con attenzione e rigore. I confronti internazionali con le eccellenze asiatiche impongono di mantenere ferma la barra sull’orizzonte degli apprendimenti effettivi di tutti gli studenti. È necessario sostenere sia gli allievi in condizioni di maggiore fragilità, sia promuovere i giovani di talento che costituiscono la forza del Paese. Le discipline scientifiche e la matematica rappresentano ancora una sfida complessa che richiede interventi metodologici e pedagogici mirati. Accanto a questo, il divario tra Nord e Sud e le disparità tra i diversi indirizzi scolastici chiedono strategie didattiche concretamente ancorate ai risultati. Allo stesso tempo, l’irruzione dell’intelligenza artificiale nel mondo della formazione apre nuovi interrogativi e al contempo grandi opportunità. In questo scenario, la missione profonda della scuola risiede nel garantire le competenze fondamentali per formare cittadini consapevoli.
Competenze di base, divari territoriali e la sfida dell’intelligenza artificiale
Analizzando le evidenze dell’indagine OCSE Pisa e delle rilevazioni nazionali, il presidente Ricci evidenzia la duplice anima della scuola italiana. Da un lato, l’istituzione scolastica dimostra una spiccata capacità nel contenere le situazioni di fragilità rispetto ad altri contesti internazionali. Dall’altro, emerge una fatica cronica nella valorizzazione delle eccellenze: in scienze, gli studenti ai livelli più alti sono solo il 4% contro il 7% della media OCSE. Per Ricci non si tratta di privilegiare un’élite, ma di coltivare le capacità di ciascuno per garantire la crescita complessiva dell’intero Paese. Un discorso analogo riguarda le differenze tra i diversi indirizzi di studio, come licei, istituti tecnici e professionali. Secondo il presidente INVALSI, la scuola non amplifica le disuguaglianze di partenza, ma fa talvolta fatica a contrastarle con l’efficacia desiderata. Le difformità nei punteggi di matematica rispecchiano le differenti inclinazioni e gli interessi degli studenti che scelgono determinati percorsi. Ciò che deve essere sempre garantito è il possesso di quella matematica fondamentale indispensabile all’esercizio della cittadinanza attiva.
Sul fronte dei divari territoriali, le prove Pisa e Invalsi confermano distanze considerevoli, con oltre 50 punti di divario tra alcune aree del Nord e del Sud. Tuttavia, le recenti misure collegate al PNRR hanno mostrato i primi risultati positivi, avviando una lenta ma significativa riduzione delle distanze. Per consolidare questo trend, Ricci suggerisce di spostare il focus dagli aspetti di contorno alle metodologie didattiche e ai contenuti reali dell’apprendimento. I dati sulla lettura offrono poi uno spunto di riflessione cruciale: l’Italia supera la media OCSE in Pisa, ma in terza media solo il 57% raggiunge livelli adeguati all’Invalsi. Questo dimostra che, pur a fronte di un posizionamento internazionale discreto, ampie quote di studenti incontrano ancora gravi ostacoli nel comprendere testi complessi.
l’IA è un reale pericolo per la scuola?
L’ingresso pervasivo dell’intelligenza artificiale generativa nella vita quotidiana rende questo nodo ancora più urgente e centrale. Molti temono che l’IA possa sostituire il lavoro intellettuale, ma Ricci capovolge la prospettiva vedendovi una straordinaria opportunità per valorizzare la scuola. Gli strumenti di IA producono testi con estrema facilità, ma la qualità del risultato dipende interamente dalla precisione della richiesta formulata dall’utente. Per dialogare con l’IA e guidarla in modo critico occorrono competenze linguistiche solide, padronanza delle strutture grammaticali e conoscenza della punteggiatura. Un testo generato dall’IA in modo acritico si riconosce facilmente proprio da imperfezioni nella sintassi e nell’uso della punteggiatura. Senza una lettura densa e approfondita, si rischia di diventare fruitori passivi anziché governare le nuove tecnologie.
La vera sfida che attende la scuola riguarda dunque la capacità di riordinare i propri pilastri fondativi e proiettarli nel futuro. Significa riattualizzare al 2026 il significato profondo del “leggere, scrivere e far di conto”, inteso come pilastro di cittadinanza. Questa responsabilità, tuttavia, non può ricadere esclusivamente sul corpo docente e sulle istituzioni scolastiche. Serve un patto educativo globale che coinvolga la società intera e le famiglie, evitando comportamenti contraddittori nell’uso dei dispositivi digitali e dei social. Solo attraverso un’alleanza condivisa la scuola potrà continuare a sorreggere il Paese e a preparare le giovani generazioni alle sfide del domani.



