Storia

In Villa il monumento realizzato con le rocce insanguinate del Carso e la colonna di San Lorenzo Majorano

Lo sapevate che i pini della villa comunale sono 181? Esattamente come i 181 manfredoniani morti durante la prima guerra mondiale. Ed è proprio in loro memoria che questi alberi furono piantati negli anni ’20 e su ciascuno di essi all’epoca fu apposta anche una targa con nome e cognome.

Era il 1926 e, come stava accadendo un po’ in ogni parte d’Italia, venne realizzato anche a Manfredonia un monumento (ad opera dell’ingegnere Domenico Sapone e dello scultore Beniamino Natola) affinché la nostra città potesse ricordare i suoi figli periti in guerra.

Per dare maggiore sacralità all’opera, fu creata una base a mo’ di scoglio con rocce raccolte direttamente sul Carso, intrise ancora del sangue che migliaia e migliaia di italiani qui trovarono la morte. Non per niente il Milite Ignoto, la cui salma è tumulata presso l’Altare della Patria a Roma, è proprio di un soldato morto sul Carso e quest’anno ne ricorre il centenario della traslazione.

Incastonate tra le rocce del monumento nella villa comunale, svettano come trofei pezzi di artiglieria della prima guerra mondiale, mentre al centro si eleva una colonna greca del V secolo d.C. importantissima per Manfredonia, poiché fu uno dei doni giunti da Costantinopoli dall’imperatore Zenone in occasione della consacrazione a vescovo di Siponto di Lorenzo Majorano, l’amato pupillo designato come erede dell’impero romano d’Oriente, ma che aveva invece preferito abbracciare il cristianesimo.

Alla base della preziosa colonna, scelta per ricordare la magnificenza della Repubblica Sipontina che ha immolato i suoi figli per la patria, vi è la statua in bronzo di una donna alata che rappresenta la Vittoria, con in mano una torcia simbolo dell’amore sempre ‘ardente’ per la patria.

Accanto, in basso, un delfino sormontato da una seppia, che rappresenta allegoricamente il popolo sipontino (la seppia, appunto) che ha sovrastato l’impero austro-ungarico (il delfino).Un anello in bronzo avvolge poi la colonna, e riporta le date del 1915 e del 1918 per ricordare l’inizio e la fine della Grande Guerra, ma anche che quella guerra ebbe inizio qui. Fu proprio a Manfredonia, infatti, che tuonò il primo colpo del cannone nemico, e fu questa città il primo bersaglio della ferocia austriaca in quel lontano 24 maggio 1915.

Eccoci, dunque, presso quel monumento che siamo abituati a vedere da sempre, ma che forse poche volte abbiamo osservato con attenzione. E magari da oggi, passeggiando nella villa, guarderemo i pini con occhi diversi, poiché sappiamo che ognuno di essi ha un nome, che è quello dei 181 giovanissimi manfredoniani partiti per un viaggio senza ritorno in cui si avventurarono con spirito di sacrificio e amor di patria, lasciando per sempre le proprie famiglie e gli affetti più cari: Francesco Renzulli, Vincenzo Trigiani, Michele Balsamo, Ciro Castriotta, Matteo Troiano, Carlo La Torre, Matteo Piemontese, Antonio La Tosa, Saverio Iacoviello…

di Maria Teresa Valente

Maria Teresa Valente

Giornalista pubblicista dal 2000 ed impiegata, esercita anche l’attività di mamma full time di due splendidi e vivacissimi bambini: Vanessa e Domenico. È nata e cresciuta a Manfredonia (FG), sulle rive dell’omonimo Golfo, nelle cui acque intinge quotidianamente la sua penna ed i suoi pensieri. Collabora con diverse testate ed ha diretto vari giornali di Capitanata, tra cui, per 10 anni, Manfredonia.net, il primo quotidiano on line del nord della Puglia. Laureata in Lettere Moderne con una tesi sull’immigrazione, ha conseguito un master in Comunicazione Politica ed è appassionata di storia. Per nove anni è stata responsabile dell’Ufficio di Gabinetto del Sindaco di Manfredonia. Ancora indecisa se un giorno vorrebbe rinascere nei panni di Oriana Fallaci o in quelli di Monica Bellucci, nel frattempo indossa con piacere i suoi comodissimi jeans, sorseggiando caffè nero bollente davanti alla tastiera, mentre scrive accompagnata dalla favolosa musica degli anni ‘70 e ‘80.

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