
IL PRIMO GIORNO DI SCUOLA DOVREBBE ESSERE UGUALE PER TUTTI.
In questi giorni leggiamo messaggi di bentornato, di buon anno scolastico, di emozioni per il primo giorno di scuola.
Ed è giusto così.
Ma c’è una domanda che, secondo me, dobbiamo avere il coraggio di porre:
il primo giorno di scuola è davvero uguale per tutti?
Perché per le famiglie degli alunni con disabilità, ancora una volta, la scuola sta per iniziare e non sappiamo ancora con certezza quante ore di assistenza specialistica saranno garantite ai nostri figli.
Non sappiamo.
E, cosa ancora più grave, chi dovrebbe dare queste risposte spesso non risponde nemmeno alle famiglie.
Eppure parliamo di bambini e ragazzi che sono titolari di diritti, non di concessioni.
L’assistenza specialistica non è un favore.
Non è un regalo.
Non è qualcosa che una famiglia deve elemosinare ogni anno.
È uno strumento fondamentale per garantire inclusione, partecipazione e pari opportunità.
Se un alunno ha bisogno di un determinato supporto e questo bisogno è stato individuato nel suo percorso scolastico, allora le istituzioni devono assumersi la responsabilità di organizzare e garantire quel servizio.
Non è accettabile che il primo giorno di scuola arrivi puntuale per tutti, mentre per alcune famiglie arrivi anche l’ennesima incertezza.
E allora la domanda è semplice:
dove sono le risposte?
Dagli uffici competenti.
Dai servizi sociali.
Dall’Ambito Territoriale.
Dagli assessori.
Dalle istituzioni.
Non servono altri proclami sull’inclusione.
Servono fatti.
Perché l’inclusione non si misura nei post sui social, nelle fotografie del primo giorno di scuola o nelle belle parole.
L’inclusione si misura quando un bambino entra a scuola e trova realmente tutto ciò di cui ha bisogno per poter partecipare, apprendere e stare insieme agli altri.
Il primo giorno di scuola deve essere davvero uguale per tutti.
Anche per i nostri figli.
Non chiediamo favori. Chiediamo diritti.
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