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Il Monastero e la Chiesa di Santa Chiara a Manfredonia, storia, architettura e vicende

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Il Monastero e la Chiesa di Santa Chiara a Manfredonia, Storia, Architettura e Vicende

di Manfredonia Ricordi

Il complesso del Monastero e della Chiesa di Santa Chiara rappresenta una delle testimonianze storico-religiose, architettoniche e artistiche più imponenti e significative del centro storico di Manfredonia.

Origini e Fondazione Il monastero fu fondato nel novembre del 1592 per iniziativa e profonda devozione della nobildonna sipontina Isabella De Florio, discendente da un’antica famiglia patrizia. Rimasta vedova e incoraggiata dall’arcivescovo Domenico Ginnasio, Isabella decise di destinare tutte le sue ricchezze alla creazione di questo grande polo monastico, scegliendo per la comunità la Regola delle Clarisse Urbaniste. Negli atti di fondazione, la De Florio riservò in perpetuo ai propri discendenti il diritto di monacare una donna della famiglia all’interno della struttura. La stessa fondatrice scelse di consacrarsi alla vita religiosa, prendendo i voti e assumendo il nome di suora Antonia. Alla sua morte, avvenuta nel 1625, la gestione del monastero passò ufficialmente alle suore clarisse.

Architettura e Ubicazione Il Monastero di Santa Chiara si presenta come un immenso edificio la cui mole occupa un intero isolato, delimitato da quattro facciate su Via San Lorenzo, Via Santa Chiara, Via Tribuna e Via Arcivescovado. Il complesso è impreziosito da portali d’ingresso di pregio:

  • I due ingressi principali del monastero, situati rispettivamente in Via San Lorenzo e in Via Arcivescovado, si distinguono per il loro pregevole stile barocco.
  • L’impianto fu ulteriormente restaurato, abbellito e ampliato intorno al 1680 per opera del cardinale arcivescovo Vincenzo Maria Orsini (l’allora arcivescovo di Manfredonia e futuro Papa Benedetto XIII), il quale provvide anche alla solenne consacrazione della chiesa annessa.

L’Interno della Chiesa e il Patrimonio Artistico La chiesa annessa, caratterizzata da una struttura a navata unica, racchiude elementi di altissimo pregio artistico tipici del barocco sacro pugliese:

  • L’Altare Maggiore: Spicca tra le opere interne un monumentale altare in legno intagliato e dorato, sorretto da ampie volute, al cui centro è custodito un raffinato tabernacolo arricchito da elementi in argento dorato cesellato.
  • La Custodia d’Argento: La chiesa conserva inoltre una preziosa porta per la custodia in argento dorato risalente al XVI secolo, sulla quale è raffigurata la scena della Cena di Emmaus.

L’Educandato e la Leggenda della “Gran Sultana” All’interno del monastero era attivo un prestigioso educandato femminile, destinato alla formazione delle fanciulle della nobiltà e della borghesia locale. Alle vicende storiche del complesso si legano anche episodi drammatici e leggendari: nel 1620, durante il feroce saccheggio di Manfredonia ad opera dei Turchi, dall’educandato del monastero fu rapita la giovane Giacometta Beccarini. Condotta a Istanbul, la fanciulla visse una straordinaria e romanzesca parabola che, secondo la tradizione popolare e le cronache dell’epoca, la portò a diventare la favorita e sposa del Sultano, nota come la Gran Sultana.

Dalle Leggi Eversive al Seminario Diocesano Con i cambiamenti politici e istituzionali dell’Italia unita e l’applicazione delle leggi eversive dell’asse ecclesiastico, il grande palazzo monastico fu inizialmente confiscato e divenne proprietà del Comune, per poi essere restituito all’autorità religiosa. In seguito, l’edificio fu acquisito dall’arcivescovo Andrea Cesarano, il quale promosse importanti interventi di ampliamento e ristrutturazione per destinare la struttura a Seminario Diocesano e collegio maschile, restituendo così l’immobile a una nuova funzione educativa e spirituale per il territorio. Oggi, il complesso di Santa Chiara continua a rappresentare un presidio fondamentale della memoria urbana di Manfredonia, tutelato per il suo inestimabile valore storico, architettonico e culturale.