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Il lucerino Fabrizio Gifuni è Aldo Moro in “Esterno Notte” di Bellocchio

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Dopo il successo della prima parte, la seconda parte di “Esterno Notte”, la serie di Marco Bellocchio sul rapimento e sull’assassinio di Aldo Moro, da oggi arriva al cinema. Il nuovo lavoro di Bellocchio, che in autunno verrà trasmesso su Rai1, racconta quello che successe fuori dalla prigione del popolo delle BR. Nella prima parte, oltre Moro, Bellocchio si è concentrato sul ritratto di Francesco Cossiga, all’epoca ministro dell’Interno e di Papa Paolo VI, pontefice e amico intimo di Moro. Nella seconda parte, invece, Bellocchio racconterà come hanno vissuto quei 55 giorni altri protagonisti come Adriana Faranda, una delle brigatiste dell’omicidio Moro e Eleonora Moro, la moglie dello statista della DC. 

Ad interpretare Moro, in una prova attoriale magistrale, c’è Fabrizio Gifuni, attore pluripremiato, diviso fra teatro e cinema, originario di Lucera. Dopo aver portato a teatro le lettere e il memoriale di Aldo Moro con il suo spettacolo “Con il vostro irridente silenzio”, che a febbraio ha incantato il pubblico di Foggia e di Bari, Gifuni in questa serie è Moro: nei gesti, nelle tante espressioni, nel garbo. “Ho approfondito realizzando la drammaturgia di tutto ciò che aveva scritto Moro in quei 55 giorni, un’immersione vera in un flusso di pensieri, che mi hanno portato, ora all’avventura della serie. Dallo spettacolo che Marco vide è nata la nostra collaborazione. E quel lavoro sulle carte confluisce nel film nel momento della confessione finale”, ha dichiarato Gifuni a Repubblica. 

Prima di prestare il volto e la dolcezza di un Moro familiare e pubblico, Gifuni ha interpretato molti grandi personaggi: Basaglia, Paolo VI, Pippo Fava, De Gasperi. A teatro ha letto Pasolini, Gadda e Pavese, mentre per “Il capitale umano” di Paolo Virzì ha vinto un David di Donatello come miglior attore non protagonista.

Ora, dopo tanti anni di teatro e cinema, l’avventura con Bellocchio per riportare luce e attenzione su una delle tragedie fondative della Repubblica. “È incredibile che 44 anni dopo – continua Gifuni a Repubblica – non si sia rotto un muro alzato dai protagonisti di allora: dal memoriale balza all’occhio che Moro, sottoposto a un processo durissimo, rispose a tutte le domande, raccontando cose che avrebbero fatto saltare un’intera classe politica. Ma le Brigate Rosse non renderanno pubblico nulla. Ci raccontano, ancora, una verità parziale. E questo fa rabbia”.

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