Giampaolo Morelli racconta la dislessia e la depressione
L'attore svela il difficile percorso dopo la diagnosi tardiva. Con la moglie Gloria Bellicchi ha scritto un libro sulla neurodivergenza della sua famiglia.

L’attore Giampaolo Morelli, celebre per il ruolo dell’Ispettore Coliandro, ha deciso di raccontare pubblicamente la sua esperienza con la dislessia e le conseguenze che questa condizione ha avuto sulla sua vita. Una diagnosi arrivata in età adulta che ha portato con sé numerose difficoltà, inclusa una forma di depressione che l’attore ha dovuto affrontare con coraggio.
Insieme alla moglie Gloria Bellicchi, ex Miss Italia, Morelli ha scritto un libro intitolato “Dislessico famigliare. Cronache (s)connesse di una famiglia straordinariamente normale”. Un racconto senza filtri della quotidianità di una famiglia per tre quarti neurodivergente, dato che sia Giampaolo sia i loro due figli convivono con questa condizione.
Il percorso dalla diagnosi alla consapevolezza
“Alcune volte penso che forse avrei potuto fare anche di più, non se non avessi avuto la dislessia, ma se fossi stato in un contesto in cui la dislessia veniva riconosciuta”, ha dichiarato Morelli in una recente intervista. Parole che riflettono il rammarico per anni di incomprensioni, quando veniva considerato svogliato o poco attento semplicemente perché i suoi processi mentali non rientravano nei parametri standard.
“Questo senso di inferiorità mi ha portato anche a una forte depressione, altro argomento di cui si inizia a parlare finalmente”, ha confessato l’attore. La dislessia ha segnato profondamente la sua esistenza, ma oggi Morelli è riuscito ad accettarla come parte integrante della propria identità.
Gloria Bellicchi ha raccontato come la diagnosi ricevuta dal marito in età adulta abbia portato un mix di sollievo e consapevolezza. Per anni Giampaolo era stato frainteso, e ora quell’esperienza serve a guardare i figli con occhi diversi, costruendo insieme strategie quotidiane per affrontare compiti, scuola e relazioni.
La moglie ha aggiunto con una dose di umanità e ironia: “Vivo con tre dislessici, ma a casa sono io quella diversa”. Una prospettiva che porta a riflettere su questa condizione spesso fraintesa e stereotipata. Nel libro la dislessia viene raccontata non come una malattia ma come una differenza che può diventare una ricchezza se compresa e sostenuta adeguatamente.