Cronaca Italia

Giallo di Pietracatella, l’ipotesi della ricerca online

La Procura punta sulle analisi di cellulari e tablet nel caso di Pietracatella: al centro dell’inchiesta navigazioni internet e chat.

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Nel caso della presunta morte per avvelenamento da ricina di madre e figlia a Pietracatella, l’attenzione degli inquirenti si sposta ora sulle tracce digitali lasciate nei dispositivi sequestrati dalla polizia. Gli investigatori vogliono ricostruire nel dettaglio le attività online effettuate nei giorni precedenti alla tragedia, per capire chi cercasse informazioni sulla sostanza tossica trovata nell’organismo delle vittime. Smartphone, tablet, modem e computer saranno analizzati nei laboratori della Questura di Campobasso, dove verranno recuperati dati considerati cruciali per l’inchiesta. Nel frattempo resta centrale anche la posizione di alcune persone vicine alla famiglia, mentre nei prossimi giorni è previsto un nuovo confronto con Laura Di Vita, già ascoltata dagli investigatori nelle scorse settimane.

Ricina, il sospetto sulle ricerche per ottenere il veleno

Come riportato da Il Messaggero, la Procura ha disposto accertamenti approfonditi sui dispositivi sequestrati per ricostruire eventuali collegamenti con le ricerche online sulla ricina. Gli investigatori intendono verificare la presenza di dati, contatti e attività web che possano essere riconducibili a tentativi di reperire il veleno da parte di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi. Al centro delle analisi finiranno anche le chat scambiate tra madre e figlia nei giorni precedenti alla morte, soprattutto quelle legate ai sintomi accusati tra il 25 e il 28 dicembre, periodo in cui entrambe vennero curate prima in casa e poi in ospedale per quella che solo successivamente si sarebbe rivelata un’intossicazione da ricina.

Viene inoltre chiesto he vengano estrapolati tutti i dati «relativi ai rapporti con familiari, parenti e amici, da identificare, da parte dei possessori degli apparati» al fine di avere tutti gli elementi utili per la ricostruzione dei rapporti interpersonali di madre e figlia e le loro abitudini quotidiane. Non solo. Si chiede anche l’estrapolazione di documenti utili a confermare (o smentire) eventuali patologie di cui le due vittime avrebbero potuto soffrire.

Giallo di Pietracatella: il lavoro svolto finora dagli investigatori

L’inchiesta si trova adesso in una fase considerata decisiva dagli investigatori, che nelle ultime settimane hanno raccolto una quantità enorme di elementi ascoltando oltre cento persone informate sui fatti. L’obiettivo della Procura è arrivare presto a un punto di svolta, con l’eventuale iscrizione di uno o più nomi nel registro degli indagati. Restano però ancora alcuni passaggi ritenuti fondamentali per chiarire completamente la vicenda. Tra gli accertamenti più importanti ci sono le analisi nell’abitazione della famiglia Di Vita per verificare eventuali tracce della ricina, l’esame approfondito dei contenuti presenti nei cellulari e nei dispositivi elettronici sequestrati e, infine, il deposito ufficiale delle autopsie eseguite sui corpi delle vittime, atteso entro la fine del mese.

Fonte: Facebook