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Foggia Calcio: padre, figlio e un amore solo

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Foggia Calcio: padre, figlio e un amore solo

Ero convinto che certe storie appartenessero solo alle favole. Quelle che inizi da bambino, senza sapere che un giorno ti torneranno incontro, cambiate nei volti ma identiche nell’anima. E invece no. A Foggia il calcio ha questa strana capacità: chiudere i cerchi, far tornare i destini, passare il testimone quando meno te lo aspetti.

La notizia dell’arrivo di Giuseppe De Vitto e di Gennaro Casillo, figlio di Pasquale Casillo, al posto di Canonico, mi ha strappato un sorriso improvviso, quasi involontario. Un sorriso che mi ha riportato indietro nel tempo, a quando ragazzo, privilegiato insieme a mio fratello Nicola, a Michele e a Lorenzo D’Alba, guardavo dalla tribuna uno spettacolo che allora non sapevamo ancora sarebbe diventato leggenda.

Era il calcio di Zdeněk Zeman. Un calcio che correva più veloce del pensiero, che non faceva calcoli, che non aveva paura. Da lì a poco l’avrebbero chiamata Zemanlandia, ma noi la vivevamo senza etichette: era solo Foggia che sognava, attaccava, cadeva e si rialzava sempre in avanti.

Molti anni dopo, nel momento forse più duro della sua vita, il destino mi ha fatto conoscere davvero don Pasquale. Mi chiamava “Angelino”, con quella familiarità ruvida e affettuosa che era solo sua. Ricordo con nitidezza le lunghe chiacchierate, i racconti delle sue ultime disavventure imprenditoriali, ma soprattutto l’amore viscerale, quasi carnale, per il Foggia Calcio. Non era nostalgia: era appartenenza.

Come dimenticare quella passeggiata insieme, l’incontro casuale con Claudio Lotito, finito con un don Pasquale spumeggiante, irriverente, lucidissimo conoscitore di calcio e di uomini. In quel momento ho capito che certi presidenti non passano: restano. Anche quando non ci sono più.

Ecco perché questa nuova pagina di calcio a Foggia non può essere raccontata come una semplice notizia societaria. Qui c’è un filo invisibile che lega passato e presente, un destino che passa di mano, da padre a figlio, come nelle storie antiche. In una città esigente, che di pallone capisce davvero e che non si accontenta mai.

A Giuseppe De Vitto e a Gennaro Casillo auguro ogni bene per questa nuova avventura. Con la speranza, mai ingenua, sempre ostinata, che la storia possa, almeno in parte, ripetersi. E con la certezza intima che don Pasquale, da qualche parte, se la stia godendo: sornione, ironico, con quel sorriso di chi sa che certe magie solo Foggia riesce ancora a farle accadere.

Angelo Riccardi