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Finito il Pride, a Bari violenza omofoba. “Ci hanno lanciato delle pietre. Ci hanno detto froci di merda, compratevi la dignità”

Alla gioia serena, pacifica e democratica dei diecimila festanti che hanno inondato le strade di Bari al Pride di sabato in queste ore si sono opposte delle immagini di violenza e orrore. L’immagine è quella di un giovane con la testa sanguinante. Non più i colori, l’allegria, la spensieratezza, la fascia arcobaleno indossata dal sindaco Antonio De Caro nelle ore del Pride, ma il sangue, la violenza cieca e indistinta, la negazione del diritto di amare chiunque. 

Il giovane colpito ha 18 anni e viene dalla provincia di Pescara, mentre il suo ragazzo ha 23 ed è di Foggia. Erano a Bari, come molti, per il Pride e per festeggiare due compleanni. Ore 17.30 di domenica, parco Rossani, il Pride è finito da un paio di ore. Bari cambia volto. “Eravamo una decina”, ha raccontato a Repubblica Bari il ragazzo colpito. “Dopo un’oretta, mentre andavamo a prendere l’acqua dai bagni, si sono avvicinati una ventina di ragazzi che non conoscevamo, fra i 15 e i 20 anni, che hanno iniziato a insultarci: ci hanno dato dei froci di merda e al mio ragazzo hanno buttato delle monetine per comprarsi la dignità”. 

I due ragazzi, visibilmente intimoriti, hanno cercato di non rispondere e di smorzare il tono della situazione. Non è servito a nulla. “Avevamo cercato di mantenere un clima amichevole, dando loro qualcosa da mangiare, ma ce lo hanno tirato addosso. Dopo alcuni di loro hanno iniziato a prenderci a calci e pugni, soprattutto me e il mio ragazzo perché ci siamo messi a difesa degli altri. Alla fine, hanno iniziato a lanciare pietre: quando mi hanno visto a terra accasciato a terra sanguinante sono scappati”.

I due ragazzi hanno sporto denuncia alla questura di Foggia, mentre un’ambulanza li ha trasportati al pronto soccorso. Il coordinamento del Pride Bari, ieri, ha organizzato un sit-in contro la violenza. Anche il Sindaco Antonio De Caro, che sabato ha sfilato con i suoi concittadini per una città libera e accogliente, ha dichiarato. “Questa aggressione non può e non deve restare impunita. Dobbiamo dare subito un segnale di presenza e di vicinanza alle famiglie che non possono avere paura di vedere i propri figli frequentare un parco cittadino”. Alessandro Zan, invece, atteso a Manfredonia l’8 luglio per la festa de l’Unita del PD, ha dichiarato. “Sono esterrefatto. La potente e sacrosanta richiesta di visibilità della comunità LGBTQI+, soprattutto dei più giovani, genera reazioni violente a cui lo Stato ha l’obbligo di rispondere per proteggere tutte le persone”. 

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