Falsissimo, Mediaset contro Fabrizio Corona: tutti i motivi della maxi‑causa da 160 milioni

Lo scontro tra Mediaset e Fabrizio Corona entra ufficialmente nelle aule giudiziarie. Al centro della disputa c’è una puntata di Falsissimo, il format YouTube dell’ex “re dei paparazzi”, pubblicata il 26 gennaio 2026 e ritenuta gravemente lesiva nei confronti di Pier Silvio Berlusconi, Marina Berlusconi e alcuni dei volti più noti dell’azienda. La prima udienza davanti al Tribunale civile di Milano, con la giudice Stefania Novelli, è stata fissata per il 20 ottobre 2026. A questo punto è inevitabile chiedersi: quali accuse vengono mosse a Corona? quali prove sono state depositate? e perché la puntata di Falsissimo è diventata il cuore di una causa da 160 milioni di euro?
La causa Mediaset contro Corona: 160 milioni per danni reputazionali e patrimoniali
La causa civile avviata da Mediaset e dai suoi principali volti televisivi è imponente: 160 milioni di euro richiesti come risarcimento per una presunta “campagna di odio” e diffamazione. A muovere l’azione legale sono:
- Pier Silvio Berlusconi
- Marina Berlusconi
- Maria De Filippi
- Silvia Toffanin
- Gerry Scotti
- Ilary Blasi
- Samira Lui
Secondo la ricostruzione dei legali, la puntata di Falsissimo del 26 gennaio avrebbe diffuso accuse prive di fondamento, presentate come verità assolute e tali da danneggiare l’immagine pubblica dei protagonisti coinvolti.
Nella memoria depositata dagli avvocati Andrea Di Porto, Giulia Bongiorno, Salvatore Pino e Aldo Baldaccini, si sostiene che Corona avrebbe agito fuori da qualsiasi contesto regolamentato, sfruttando i vuoti normativi dei nuovi media per diffondere contenuti ritenuti gravemente lesivi.
Le prove depositate: video, documenti e la contestazione del “racconto edulcorato”
I legali di Mediaset hanno depositato documenti e video che, secondo la loro ricostruzione, dimostrerebbero la natura diffamatoria delle dichiarazioni contenute nella puntata di Falsissimo. Nella memoria si contesta la difesa di Corona, definita un “racconto edulcorato” che non corrisponderebbe alle affermazioni realmente diffuse.
Secondo gli avvocati, Corona avrebbe:
- presentato accuse e insinuazioni come fatti certi,
- costruito contenuti “sul nulla”,
- proseguito la stessa linea anche fuori dal web, durante serate, eventi e apparizioni pubbliche,
- alimentato una campagna denigratoria contro Mediaset e i suoi volti più noti.
La causa coinvolge anche Atena, la società che cura immagine e comunicazione di Corona, ritenuta corresponsabile della diffusione dei contenuti contestati.
La controaccusa di Corona: presunta concorrenza sleale. La replica dei legali Mediaset
Corona, tramite i suoi avvocati, ha introdotto un ulteriore elemento: una presunta concorrenza sleale ai suoi danni. Secondo l’ex agente fotografico, Mediaset avrebbe inviato diffide ai gestori di teatri e locali che ospitavano i suoi spettacoli, causando la cancellazione di diversi eventi.
La replica dei legali Mediaset è netta: non esisterebbe alcun rapporto di concorrenza tra le parti e le diffide sarebbero state legittime misure precauzionali, necessarie per evitare la reiterazione di comportamenti ritenuti illeciti.
Il gruppo di Cologno Monzese ha inoltre chiarito che eventuali risarcimenti saranno destinati alla creazione di un fondo per sostenere le vittime di stalking, reati del Codice Rosso e cyberbullismo.


