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Enrico Letta è deciso: “Il 25 settembre c’è una scelta da fare: o noi o la Meloni”. M5s fuori

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Enrico Letta, nello strappo causato da Conte e sostenuto da Salvini e Berlusconi, è stato uno dei leader più attenti a sostenere il governo di Mario Draghi. Non è riuscito a salvare l’esecutivo, nonostante i ripetuti incontri con Conte a poche ore prima dal crollo al Senato, ma oggi Letta è in campo per la campagna elettorale del suo Partito Democratico che, nei sondaggi, è secondo – di pochi decimali – rispetto a Giorgia Meloni e ai suoi Fratelli d’Italia. Per Letta, non solo numericamente, è proprio Meloni la sua avversaria. Oggi, su Repubblica, l’ha confermato in un lungo dialogo con Stefano Cappellini. “La scelta alle elezioni del 25 settembre è chiara: o noi o Meloni”. 

Le settimane che verranno, sia per il PD che per Letta, non saranno semplici. È sfumata definitivamente, secondo il segretario, l’alleanza con il M5S, dunque bisognerà creare una coalizione ampia, considerando che la legge elettorale premia le coalizioni e la destra, a trazione meloniana, ne ha già una bella pronta. “Il percorso comune si è interrotto il 20 luglio e non può riprendere, è stato un punto di non ritorno”, racconta Letta sul rapporto con i grillini. “Lo avevo avvertito che non votare la prima fiducia sarebbe stato lo sparo di Sarajevo. Conte ha fatto le sue scelte e i suoi calcoli. Ha aperto un varco per le elezioni e Salvini non aspettava altro. Ma non è successo tutto in un giorno”. 

Andando oltre i 5stelle, per Letta si apre una lunga trattativa nel tentativo di tenere dentro la sinistra fuori dal PD e il grande centro. “Nelle prossime due settimane parleremo con tutti coloro che sono interessati e disponibili a costruire un progetto politico vincente che sia nel solco delle forze che hanno dato la fiducia al governo Draghi. Ecco, il riferimento a Draghi è il perimetro della serietà e del patriottismo, la base di partenza”.

Letta ne parlerà martedì alla direzione del PD, ma ha tre criteri per le alleanze: accoglierà chi porterà un valore aggiunto, chi si approccia con uno spirito costruttivo e chi non arriverà al tavolo delle trattative con dei veti. 

Ma sui nomi? Calenda? “Calenda, di tutti i protagonisti possibili, è il più consistente dal punto di vista dei numeri e ha svolto in Europa un lavoro interessante e in parte condiviso. Discuteremo con lui con spirito costruttivo”. Speranza? “Una personalità che spero possa candidarsi nella lista aperta del Pd”. Di Maio? “Tra le personalità che vengono dal M5S è la più influente e con lui sicuramente continuerà il dialogo già aperto”. Renzi?“Parleremo con tutti”. 

Il PD, dunque, organizzerà una lista seria ed espansiva. Non cambierà simbolo, ma aggiungerà un titolo: Democratici e progressisti. L’obiettivo è sempre la destra. “Sto cercando di costruire un’alternativa vincente alla destra. Questo è il momento di mettere anima e corpo ed è chiaro che io me la gioco tutta, fino in fondo”. 

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