Cronaca Italia

Emanuela Orlandi, Bosco: «L’uomo dell’Avon? Tutto inventato»

Caso Emanuela Orlandi, Bruno Bosco rompe il silenzio e contesta i vecchi verbali sull’uomo dell’Avon. Felix Welner al centro dell'inchiesta.

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A 43 anni dalla scomparsa di Emanuela Orlandi, una testimonianza rimette in discussione uno dei passaggi più noti del caso.
Bruno Bosco, ex poliziotto e testimone delle ore precedenti alla sparizione della quindicenne, ha parlato a Filorosso su Rai 3.
«È tutto sbagliato, quello che è scritto là, tutto sbagliato. Tutto inventato», ha dichiarato davanti alle telecamere. Bosco contesta così diversi elementi che nel corso degli anni sono stati attribuiti alla sua testimonianza sull’ormai celebre “uomo dell’Avon”.
L’ex agente prende le distanze persino dall’identikit: «Quale identikit? Chi l’ha fatto mai?». Le sue parole arrivano dopo un’audizione davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta, svolta in forma secretata su sua richiesta.
Ma nelle ultime ore è tornato sotto i riflettori anche un altro personaggio legato alle nuove piste esaminate dalla Commissione. Si tratta di Felix Welner, agente pubblicitario e di casting attivo a Roma tra gli anni Settanta e Ottanta. Il suo nome è stato al centro dell’audizione del 29 settembre di Romano Talone, all’epoca giornalaio in piazza Colonna. Al momento, però, non sono emersi elementi che colleghino direttamente Welner alla scomparsa di Emanuela Orlandi.

Bruno Bosco smentisce i verbali, chi era Felix Welner

Bosco sostiene che nei vecchi verbali siano finite «tante cose» che lui non avrebbe mai dichiarato, mettendo così in discussione una ricostruzione consolidatasi in oltre quattro decenni. Secondo gli atti parlamentari, nel primo verbale Bosco aveva parlato di un uomo visto a circa venti metri di distanza da Emanuela. L’uomo avrebbe aperto un tascapane militare sul quale era visibile una grande lettera “A”. Nelle ricostruzioni successive il tascapane diventò una valigetta 24 ore e quella “A” venne associata proprio alla Avon. È un particolare importante, perché mostra quanto complessa sia stata nel tempo la formazione della cosiddetta pista dell’uomo dell’Avon.


Bosco oggi va oltre e afferma di essere a conoscenza di elementi che preferisce non rendere pubblici. Ha però precisato all’inviato Gabriele D’Angelo, aggiungendo che «è informato chi doveva essere informato». Parallelamente la Commissione parlamentare sta approfondendo anche la cosiddetta “pista del cinema”. Qui compare il nome di Felix Welner, descritto nelle audizioni come un uomo che proponeva a giovani donne lavori nella pubblicità e come comparse cinematografiche. La testimone Maura Giovedì ha raccontato alla Commissione di ricordare Welner e di averlo incontrato in un bar di piazza Navona. Giovedì ha spiegato soprattutto di aver evitato quell’uomo, mentre il Corriere della Sera ha riferito che alla donna sarebbe stata proposta la partecipazione a film pornografici con il pretesto iniziale della pubblicità.

Caso Emanuela Orlandi: chi è Felix Welner

Welner viene descritto dalla stessa ricostruzione come un personaggio di origine polacca che operava nell’ambiente dei casting romani. Proprio ieri, 29 settembre 2026, la Commissione ha ascoltato Romano Talone, che conosceva personalmente Welner. Talone ha raccontato che l’uomo frequentava diverse donne, ma ha precisato di non averlo considerato una persona cattiva o violenta. La sua audizione non avrebbe tuttavia prodotto elementi capaci di stabilire un legame tra Welner ed Emanuela.
Il nome dell’agente di casting resta quindi inserito negli approfondimenti della Commissione, senza che ciò equivalga a un suo coinvolgimento accertato nel caso.


Le dichiarazioni di Bosco aprono invece un problema differente: capire quanto dei verbali e delle ricostruzioni successive corrisponda effettivamente a ciò che l’ex poliziotto disse nel 1983. La documentazione parlamentare mostra del resto che alcuni particolari attribuiti alla scena subirono modifiche nelle ricostruzioni successive. A distanza di oltre quattro decenni, dunque, vecchie testimonianze e nuovi filoni investigativi continuano a essere riesaminati dalla Commissione. E il caso della ragazza scomparsa a Roma il 22 giugno 1983 resta ancora privo di una soluzione definitiva.