Docente schiaffeggiato da un genitore in classe
Aggressione in un istituto di Foggia: un genitore è entrato in classe e ha schiaffeggiato un insegnante di inglese davanti agli studenti.

Una lezione di lingua inglese in un istituto professionale di Foggia si è trasformata in un episodio di violenza che ha scosso studenti, docenti e famiglie. Venerdì scorso, un padre di famiglia è entrato all’interno dell’Istituto “Luigi Einaudi” dopo aver appreso di un rimprovero rivolto alla figlia da parte dell’insegnante; una reazione che ha portato alla violenta aggressione dell’insegnante davanti all’intera classe.
Secondo la ricostruzione fornita dalle forze dell’ordine e dai testimoni, il professore aveva ripreso la studentessa per un comportamento poco corretto in aula: la ragazza avrebbe più volte ignorato le richieste del docente, conducendo a un primo intervento verbale di richiamo. Dopo aver ricevuto una chiamata dalla figlia, il genitore si è precipitato nella scuola, raggiungendo direttamente l’aula dove si stava tenendo la lezione.
L’uomo ha affrontato l’insegnante con toni accesi e, senza alcuna autorizzazione né mediazione, lo ha colpito con uno schiaffo tanto forte da farlo cadere a terra. L’aggressione è avvenuta in presenza degli studenti, paralizzati dallo shock, e del personale scolastico presente. Solo il tempestivo intervento dei colleghi ha evitato che la situazione degenerasse ulteriormente.
La dinamica dell’attacco
Secondo le prime indagini dei Carabinieri del comando provinciale di Foggia, l’uomo, un genitore della ragazza quattordicenne, è riuscito a entrare nell’edificio scolastico sfruttando un momento di apertura momentanea della porta d’ingresso mentre un altro genitore stava transitando. Una volta dentro, si è diretto verso l’aula dove il docente stava tenendo lezione di lingua e letteratura straniera, iniziando prima con un confronto verbale per poi passare alla violenza.
Il docente, di 61 anni e con esperienza nel mondo della scuola dal 2014, è stato subito assistito dai colleghi presenti, che hanno chiamato i soccorsi. I sanitari del 118 lo hanno trasportato al Policlinico Riuniti di Foggia, dove i medici gli hanno diagnosticato sette giorni di prognosi per lesioni lievi, tra cui dolore a un occhio.
“Ora ho paura”, ha dichiarato l’insegnante in un’intervista rilasciata dopo l’accaduto. “Tornerò certamente in classe, ma questo episodio mi ha turbato profondamente. I genitori dovrebbero stare dalla parte dei docenti, perché non torturiamo i vostri figli: cerchiamo di migliorarne la vita”, ha aggiunto il professore, sottolineando il forte impatto emotivo dell’aggressione.
La reazione di studenti e famiglie è stata di incredulità. Secondo alcune testimonianze, molti alunni presenti in aula sono rimasti sotto shock, con alcuni che ancora faticano a comprendere quanto accaduto. Il dirigente scolastico ha espresso profondo rammarico per l’episodio, sottolineando che mai prima d’ora la scuola aveva registrato comportamenti simili tra genitori e personale. Annunciati incontri di confronto con le famiglie e percorsi di supporto psicologico per gli studenti coinvolti.
Le forze dell’ordine hanno avviato accertamenti per identificare l’aggressore, che si è allontanato immediatamente dopo l’episodio. Saranno fondamentali i riscontri sulle testimonianze in aula e i filmati delle telecamere di sorveglianza per ricostruire con precisione la dinamica dei fatti.
In un’epoca sempre più segnata da un diffuso nichilismo e da un progressivo svilimento del valore dell’istruzione, episodi come quello di Foggia non possono essere liquidati come semplici “scatti d’ira”. La scuola, da presidio culturale e morale, sembra diventata terreno di scontro, mentre la figura del docente appare sempre più esposta e vulnerabile.
Gli insegnanti, oggi, si trovano spesso soli: chiamati a formare le coscienze, a trasmettere competenze, a educare al rispetto, ma al tempo stesso costretti a subire pressioni, delegittimazioni e, in casi estremi, vere e proprie aggressioni. In un sistema che li retribuisce il personale docente con stipendi tra i più bassi d’Europa e che raramente ne valorizza il ruolo pubblico, la loro autorevolezza rischia di essere percepita come fragile, negoziabile, quasi opzionale.
La domanda allora diventa inevitabile: nel 2026, nonostante la responsabilità immensa di formare i futuri dirigenti, professionisti e cittadini di domani, i docenti possono ancora vantare un’autorità riconosciuta e rispettata come un tempo? O stanno diventando, progressivamente, l’anello debole di una catena educativa che tutti pretendono efficiente ma pochi difendono davvero?
È una riflessione scomoda, ma necessaria. Perché se la scuola perde autorevolezza, non collasserà solo la categoria dei docenti, ma l’intera società.



