Docenti, professionisti sottopagati: la denuncia di Schlein
La leader del Partito Democratico, Elly Schlein, denuncia lo stato della scuola italiana: stipendi dei docenti tra i più bassi d'Europa.

La scuola italiana torna sotto i riflettori tra dati allarmanti sugli stipendi degli insegnanti e immagini che raccontano un’emergenza strutturale difficile da ignorare. I docenti del nostro Paese risultano ancora tra i meno retribuiti d’Europa, mentre a Mazara del Vallo alcuni studenti di un liceo sono stati costretti a seguire le lezioni in un garage per carenza di spazi adeguati. Due facce della stessa medaglia che riaccendono il dibattito politico sulle reali priorità dell’istruzione pubblica.
La segretaria nazionale del Partito Democratico, Elly Schlein, intervenendo sul tema, ha attaccato duramente l’operato dell’esecutivo definendo evidente la mancanza di attenzione verso la scuola pubblica. Nelle sue parole, “un Paese che non crede nella sua scuola non crede nel suo futuro”, vi è una denuncia sia per la condizione economica dei docenti sia la mancata risoluzione di criticità strutturali che investono edifici e condizioni di lavoro.
Le dichiarazioni di Schlein e la situazione reale
Secondo Schlein, la retribuzione degli insegnanti italiani è tra le più basse in Europa e questo fattore, combinato con carenze infrastrutturali, indica una scarsa priorità attribuita all’istruzione pubblica da parte dell’attuale Governo: “Pensate a che investimento importante serve per garantire a tutte le studentesse e gli studenti degli spazi di qualità nel nostro Paese. Per garantire una didattica che passa anche dal pagare meglio gli insegnanti, che sono purtroppo tra i meno pagati d’Europa“.
Un ulteriore caso eclatante sempre legato alle problematiche della scuola italiana è quello di studenti di un liceo di Mazara del Vallo che si sono trovati a svolgere alcune attività didattiche in un garage, in attesa di spazi adeguati all’interno dell’edificio scolastico.
Schlein ha sottolineato che investire nella scuola è fondamentale non solo per migliorare l’istruzione, ma anche per contrastare fenomeni sociali come bullismo, disuguaglianze e marginalizzazione. In questo senso, ha ribadito la necessità di un aumento delle risorse dedicate al comparto, migliorando condizioni salariali e strutturali.
Docenti: una categoria disprezzata
C’è un dato che pesa più dei numeri: in Italia il docente, pur essendo un professionista della formazione, continua a essere percepito come figura “minore” rispetto a colleghi come medici, avvocati o ingegneri. Sui social il clima è spesso impietoso: insegnanti descritti come privilegiati, fannulloni, parassiti o addirittura inutili. È un cortocircuito culturale evidente e profondamente ingiusto.
Parliamo di una categoria che forma i cittadini e i professionisti di domani. Senza insegnanti non esisterebbero medici, magistrati o imprenditori. Eppure il riconoscimento sociale ed economico non è proporzionato alla responsabilità che ricoprono. Anche quando gli stipendi — dopo il rinnovo contrattuale e gli ultimi aumenti — risultano leggermente cresciuti rispetto al passato, restano lontani dagli standard europei e insoddisfacenti in termini reali. Secondo le proiezioni delle tabelle retributive in vigore, un docente italiano nei primi anni può guadagnare poco più di 25-28 mila euro lordi annui, e anche a fine carriera raramente supera i 40-43 mila euro lordi annui, ben sotto i livelli di molti colleghi europei con costi della vita simili o superiori.
È un fatto aggravato dal confronto con altri paesi: in Germania o Lussemburgo i docenti percepiscono stipendi anche più del doppio e con maggiore potere d’acquisto, mentre in Italia la progressione economica nel corso degli anni è lenta e marginale.
Perché, allora, questa svalutazione sociale ed economica? Una spiegazione possibile è che la scuola sia un’istituzione universale: tutti l’hanno frequentata e tutti pensano di conoscerla. Questo genera l’illusione che insegnare sia semplice, quasi naturale, riducendo la percezione della competenza professionale richiesta. A ciò si aggiunge una narrazione pubblica che negli anni ha insistito sui “famosi privilegi” – ferie, orari, festività – oscurando invece la complessità del lavoro didattico, educativo e burocratico che quotidianamente ogni docente affronta. E quando una società smette di riconoscere il valore dei propri insegnanti, sta lentamente erodendo le fondamenta del proprio futuro. Questa non è una battaglia corporativa: è una questione di civiltà.



