
Meno di una settimana fa, il 31 agosto 2020 in occasione della festa della Vergine di Siponto, il Vescovo di Manfredonia Francesco Moscone “esortava” la città a convertirsi. Un anno fa ci aveva incoraggiato a rialzarci dallo stato di declino in cui siamo precipitati come comunità.
Il suo messaggio è diretto a tutti, nessuno ne è escluso. Sette sono le conversioni indicate e che la città deve fare: 1) sociale: 2) istituzionale; 3) economica; 4) ecologica; 5) politica; 6) culturale; 7) educativa. Mi aspettavo una “valanga” di reazioni da parte del mondo della politica, delle istituzioni, dell’economia, della cultura, dell’educazione e della società civile. Invece c’è stato un silenzio assordante che mi ha portato a pensare che la città è arrivata per davvero ad uno stato di agonia che non lascia speranza alcuna.
Ho preso ulteriore consapevolezza che tutti ci siamo rassegnati a questo declino generale che non da nessuna prospettiva ai giovani, alle donne e ai tanti, troppi, che ogni giorno devono fare i conti con le avversità di un sistema malato, corrotto, discriminante e disfunzionale. Questo silenzio incomprensibile, da parte di chi ha ferito a morte la città e ha ucciso ogni speranza di rinascita costringendo buona parte della popolazione a vivere nell’evasione fiscale, nel lavoro nero e nell’assistenza pubblica, mi ha letteralmente stordito come persona e cittadino. Questa apatia collettiva ci porterà verso un ulteriore regresso economico, sociale e civico che potrebbe mettere a rischio la stessa coesione sociale.
Ho preso consapevolezza che la città è ormai da tempo senza una guida e senza una classe dirigente all’altezza dei giganteschi problemi di cui soffre la città. Mi chiedo dove sono andati a finire i valori, la passione civile, la fiducia negli ideali, l’etica della politica e la partecipazione dei cittadini al bene comune? Che futuro hanno una città e una comunità che ignorano le esortazioni del loro Pastore e Vescovo? Dove è il capitale sociale della città? La sensazione che ho è che tutto il sistema valoriale che regge una società funzionante si è perso e, la conseguenza è stata un decadimento etico e morale profondo sfociato irrimediabilmente in quello economico e sociale.
La portata di questo declino rileva il suo volto più drammatico attraverso i dati demografici (emigrazione e tassi di natalità bassi), del lavoro che non c’è, della povertà assoluta in continua crescita, della distribuzione della ricchezza a favore dei pochi e delle tante disuguaglianze soprattutto di opportunità per i giovani.
La responsabilità di questo stato di agonia e di ripiegamento è di noi tutti. Abbiamo tutti assistito passivamente ad un imbarbarimento crescente dell’etica pubblica e del vivere civile senza reagire. Tutti siamo stati protagonisti di una mutazione culturale che ha cancellato dal lessico sociale l’etica della responsabilità individuale e collettiva. Una comunità così debole e divisa ha fatto nascere un’economia clientelare, una corruzione diffusa e una criminalità dilagante.
Nonostante tutto ciò, continuo a credere che nessuno dei problemi legati al destino umano è al di la degli esseri umani se vi è una straordinaria combinazione di speranza, fiducia e immaginazione. La storia e la vita personale di tantissimi sono la prova provata che quando a guidare il destino sono i valori più profondi niente è impossibile.
Il percorso di conversione riguarda tutti, io farò la mia parte, e spero che molti lo facciano, donne, giovani, uomini che non hanno ancora perso il loro idealismo, persone delle generazioni precedenti che ancora si attengono agli ideali che hanno fatto grande il nostro Paese, perché si possa invertire l’attuale catastrofica traiettoria.
Nicola di Bari


