
Cristiano Matteo Carbonelli, la buona sanità che dà valore al territorio
Quando c’è il sospetto di una malattia polmonare, per il paziente e la sua famiglia comincia un tempo fatto di domande, preoccupazioni e attese. Arrivare a una diagnosi significa dare un nome a quell’incertezza e cominciare a capire come affrontarla. È in questo passaggio delicato che si colloca il lavoro del dottor Cristiano Matteo Carbonelli, dal 2017 responsabile della Pneumologia Interventistica di Casa Sollievo della Sofferenza, a San Giovanni Rotondo. Una professionalità che merita di essere conosciuta per il contributo offerto all’assistenza e per il patrimonio di esperienza messo a disposizione del territorio.
Per comprendere il significato di questa attività bisogna andare oltre i nomi delle procedure, che utilizzano strumenti endoscopici introdotti attraverso le vie respiratorie. L’EBUS-TBNA, per esempio, associa la broncoscopia all’ecografia e permette di effettuare prelievi sotto guida ecografica anche nello spazio compreso tra i due polmoni, dove sono allocati i linfonodi del mediastino.
Campioni che consentono di ottenere informazioni importanti con tecniche meno invasive rispetto alla chirurgia, esiti che possono aiutare a riconoscere una malattia, comprenderne l’estensione e orientare la scelta delle terapie.
Il percorso professionale di Carbonelli racconta una preparazione attraverso anni di pratica e formazione. Il curriculum pubblicato da Casa Sollievo documenta l’esperienza maturata nella Pneumologia dell’IRCCS di Reggio Emilia, la frequentazione di centri di perfezionamento italiani e del Royal Brompton Hospital di Londra, oltre a più di tremila interventi eseguiti come primo operatore nel corso della carriera. Un bagaglio professionale che oggi rappresenta una risorsa per l’ospedale di San Giovanni Rotondo.
A raccontare il ruolo della struttura sono anche i dati ufficiali trasmessi dalla Regione Puglia, con il supporto di A.Re.S.S., in risposta alla richiesta di accesso civico presentata da Angelo Riccardi. Documenti che permettono di osservare l’attività ospedaliera attraverso i ricoveri nei quali sono state registrate biopsie del polmone e delle strutture linfatiche.
Nel quadriennio 2021-2024, Casa Sollievo ha registrato 319 ricoveri con biopsia endoscopica del polmone: quasi uno su tre di quelli censiti in tutta la Puglia. È il numero complessivo più alto tra le sedi ospedaliere considerate. San Giovanni Rotondo occupa il primo posto nei primi tre anni e il secondo nel 2024, quando viene preceduta dal Vito Fazzi di Lecce. Un risultato che documenta la consistenza dell’attività svolta, senza bisogno di forzare i confronti.
Per le biopsie delle strutture linfatiche, nello stesso periodo, i ricoveri sono 832, circa il 23% del totale regionale. In questo caso Casa Sollievo risulta prima in ciascuno dei quattro anni nel confronto tra le singole sedi ospedaliere. Nel 2024 ne registra 215, rispetto ai 206 del Vito Fazzi e ai 168 dello stabilimento Policlinico di Bari.
Non conta soltanto il volume dell’attività. L’approfondimento sul 2024, dedicato ai ricoveri nei quali queste biopsie sono indicate come intervento principale, evidenzia anche una presenza importante di casi classificati ad alta complessità. In entrambi i gruppi esaminati, Casa Sollievo ne presenta il numero più elevato tra gli istituti elencati. È un ulteriore elemento per comprendere il ruolo dell’ospedale.
Sono numeri dell’ospedale, non di un singolo medico, e non rappresentano una graduatoria della qualità delle cure. Inoltre, per le biopsie linfatiche, le tabelle non distinguono la specifica tecnica utilizzata. Descrivono però un’attività consistente, all’interno della quale si inserisce il contributo di Carbonelli. Riconoscerlo non significa attribuirgli da solo i risultati di una struttura, ma dare il giusto valore alla sua responsabilità professionale nel lavoro comune.
Del resto, una diagnosi non si costruisce soltanto nel momento del prelievo. Richiede il contributo di chi esegue l’esame, di chi analizza il materiale e degli specialisti che utilizzeranno quelle informazioni per definire il percorso terapeutico. La competenza individuale trova la sua espressione più utile proprio nella collaborazione, che a San Giovanni Rotondo vede riunioni settimanali apposite, nel setting multidisciplinare e multiprofessionale della Lung Unit.
Nel confronto da cui nasce questo articolo, Carbonelli richiama anche un aspetto che merita attenzione: per le specifiche procedure descritte, riferisce di poter contare su un solo altro medico con competenze analoghe. Non è una descrizione dell’intero organico del reparto, ma una testimonianza che pone una domanda sul futuro di queste attività: come garantire continuità e come trasmettere ad altri professionisti un’esperienza così specializzata?
È qui che il riconoscimento dovrebbe diventare qualcosa di più di un elogio. Valorizzare un medico significa anche favorire l’affiancamento, la formazione e la crescita di chi potrà condividere quelle responsabilità. Significa mettere le competenze nelle condizioni di durare, senza affidare tutto alla disponibilità e all’impegno di poche persone. Una professionalità non si tutela soltanto ringraziandola: si tutela costruendole intorno le condizioni per continuare a lavorare bene.
Per il nostro territorio, disporre di queste professionalità è un’opportunità da custodire. Per una famiglia, poter affrontare una parte importante del percorso diagnostico vicino ai propri affetti può significare alleggerire il peso degli spostamenti e delle difficoltà organizzative che accompagnano la malattia. È anche in questa possibilità che il lavoro di un medico diventa valore per la comunità.
Cristiano Carbonelli merita di essere raccontato per la sua esperienza, per le responsabilità assunte e per le competenze messe al servizio dell’assistenza. I dati regionali aggiungono un quadro concreto dell’attività dell’ospedale nel quale opera. Il riconoscimento non dovrebbe esaurirsi in un elogio: dovrebbe diventare attenzione al futuro di queste professionalità, perché possano continuare a formare, diagnosticare e curare. La buona sanità non va soltanto celebrata quando se ne riconosce il valore. Va sostenuta perché quel valore rimanga a disposizione delle persone.
Angelo Riccardi


