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Storia

Bar Principe Umberto: da Nada a Vallanzasca, la storia di un’attività testimone di una Manfredonia piena di vita

Mentre percorro via delle Antiche Mura, l’occhio mi cade sul bar ‘Principe Umberto’ nei pressi di Torre dell’Astrologo. Lo vedo completamente svuotato e penso: “Ecco, si chiude un altro capitolo”. Poi contatto il fratello del titolare Pietro lo Russo, Franco, vecchio amico di famiglia, e gli chiedo informazioni. “Un cambio di gestione”, mi spiega. Dunque l’attività non chiude, ma sicuramente chiude un capitolo di storia di quel tratto di strada.

E la storia di questo bar è già nel suo nome, che riprende la precedente denominazione della strada. Forse, infatti, le nuove generazioni non sanno che via delle Antiche Mura si chiamava ‘via Principe Umberto’ e l’attività, fortemente voluta da Libero lo Russo, conosciuto da tutti in città come Pasqualino il gelataio, nacque su questa strada nel 1965, quando ancora era intitolata all’aspirante re d’Italia.

Pasqualino era molto conosciuto ed amato in città. Perché? Semplice: col suo carretto dei gelati portava momenti di dolcezza per tutti, nel senso letterale del termine. Giunto da Monte Sant’Angelo nel secondo dopoguerra, aprì un laboratorio per produrre gelati, bomboloni, castagnaccio e pan di spagna in via Hermada, per poi trasferirsi in via San Lorenzo 211.Nel 1965, con la moglie Antonietta Gambuto, realizzò il desiderio di investire i risparmi di una vita in un’attività a conduzione familiare a due passi dal vecchio mercatino rionale. Il bar divenne subito un punto di riferimento nel quartiere e di pagine di storia ne ha vissute tante.

Franco mi racconta del trofeo Disciplina vinto nel torneo di calcio 1966-67, uno dei primi organizzati in città presso il campo sportivo, e di quando le sfilate di Carnevale percorrevano via Tribuna e via delle Antiche Mura e di quando il bar era meta dei tantissimi cantanti che fino agli ’70 imperversavano a Manfredonia, esibendosi nei locali di grido della città, come quello nei pressi di Torre dell’Astrologo dove oggi c’è una palestra. “Ricordo Nada, Rocky Roberts e tanti altri”, racconta.

Poi aggiunge: “E quando girarono alcune scene a Manfredonia del film ‘Brogliaccio d’amore’, vennero al bar anche Enrico Maria Salerno e Senta Berger”.

Altri ospiti particolari? “Beh, venne anche Renato Vallanzasca”. Vallanzasca?! “Sì, pare sia stato per un po’ latitante a Siponto. Io e mio fratello non lo conoscevamo. Poi, quando lo arrestarono, aprendo il giornale vedemmo la sua foto e ci guardammo stupiti rimanendo senza parole”.

Nei primi anni ’80 il fratello Pietro successe al padre. Altri 40 anni di vita e di storie in un angolo di Manfredonia che brulicava di vita.

Cosa resta di quasi 60 anni di attività? “La storia della mia famiglia, racchiusa tra quelle mura. I sorrisi di mio padre, i volti dei clienti, i miei figli e quelli di Piero che scorrazzano da bambini tra poltrone e banconi. L’amore di mio fratello per quest’attività che per lui rappresenta tutta la sua vita e dove ancora oggi, con la nuova gestione, ama intrattenersi, raccontando la sua storia, la storia della famiglia Lo Russo e quella di una via della città, che aveva una volta il nome di un aspirante re…”.

Maria Teresa Valente

Maria Teresa Valente

Giornalista pubblicista dal 2000 ed impiegata, esercita anche l’attività di mamma full time di due splendidi e vivacissimi bambini: Vanessa e Domenico. È nata e cresciuta a Manfredonia (FG), sulle rive dell’omonimo Golfo, nelle cui acque intinge quotidianamente la sua penna ed i suoi pensieri. Collabora con diverse testate ed ha diretto vari giornali di Capitanata, tra cui, per 10 anni, Manfredonia.net, il primo quotidiano on line del nord della Puglia. Laureata in Lettere Moderne con una tesi sull’immigrazione, ha conseguito un master in Comunicazione Politica ed è appassionata di storia. Per nove anni è stata responsabile dell’Ufficio di Gabinetto del Sindaco di Manfredonia. Ancora indecisa se un giorno vorrebbe rinascere nei panni di Oriana Fallaci o in quelli di Monica Bellucci, nel frattempo indossa con piacere i suoi comodissimi jeans, sorseggiando caffè nero bollente davanti alla tastiera, mentre scrive accompagnata dalla favolosa musica degli anni ‘70 e ‘80.

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