Scuola

AI a scuola, in Veneto stretta su compiti e verifiche

Le scuole del Veneto preparano una stretta sull’AI: sì all’utilizzo come supporto allo studio, ma vietata durante i compiti in classe

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L’intelligenza artificiale è ormai diventata uno strumento abituale anche tra gli studenti, utilizzato per approfondire una materia, ottenere spiegazioni, riassumere testi o risolvere esercizi. Ma con l’avvicinarsi del nuovo anno scolastico cresce anche la necessità di stabilire fino a che punto possa essere utilizzata senza compromettere l’apprendimento e, soprattutto, la valutazione delle reali capacità degli alunni. In Veneto diversi istituti stanno così correndo ai ripari, preparando una stretta sull’utilizzo dell’AI durante compiti in classe e verifiche. La linea adottata non punta a vietare strumenti come ChatGPT in maniera indiscriminata: l’intelligenza artificiale può essere utilizzata per studiare, approfondire e prepararsi, ma non deve trasformarsi in un mezzo attraverso il quale delegare lo svolgimento delle prove scolastiche. Una distinzione resa ancora più importante dalla rapidissima diffusione di queste tecnologie tra i ragazzi.

AI sempre più utilizzata dagli studenti, le scuole venete fissano i limiti

A fotografare la dimensione del fenomeno sono i dati riportati in queste ore: il 72% degli studenti utilizza strumenti di intelligenza artificiale per studiare, mentre quasi un ragazzo su quattro ammette di ricorrervi come scorciatoia per svolgere i compiti. Una diffusione che rende ormai poco realistico pensare di risolvere il problema attraverso un semplice divieto della tecnologia.

Negli istituti del Veneto sta quindi prevalendo un approccio differente: insegnare ai ragazzi a utilizzare correttamente l’intelligenza artificiale, stabilendo allo stesso tempo confini precisi quando arriva il momento della valutazione. In sostanza, utilizzare ChatGPT o strumenti analoghi per comprendere meglio un argomento, preparare un’interrogazione o approfondire quanto spiegato dall’insegnante può essere accettabile; affidare invece all’AI un compito che dovrebbe dimostrare le conoscenze acquisite dallo studente non lo è.

La questione diventa particolarmente delicata per gli elaborati realizzati a casa. I sistemi generativi sono ormai in grado di produrre in pochi secondi temi, relazioni, traduzioni e soluzioni di esercizi con un livello tale da rendere spesso difficile capire quanto del lavoro consegnato appartenga realmente allo studente. Proprio per questo compiti svolti in presenza, interrogazioni e verifiche possono assumere un peso ancora maggiore nella valutazione.

Nessuna guerra all’intelligenza artificiale

La stretta annunciata negli istituti veneti non rappresenta dunque una guerra all’intelligenza artificiale. Al contrario, parte dalla consapevolezza che questi strumenti accompagneranno sempre più frequentemente i ragazzi nello studio, nell’università e successivamente nel mondo del lavoro. La scuola deve però evitare che un mezzo pensato per assistere l’apprendimento finisca per sostituirlo.

Anche le indicazioni elaborate a livello nazionale vanno nella direzione di un utilizzo consapevole dell’AI nella didattica. La tecnologia può offrire opportunità nella personalizzazione dell’apprendimento e nell’accesso alle informazioni, ma il suo impiego deve preservare l’autonomia dello studente e il ruolo dell’insegnante.

Con l’avvio del nuovo anno scolastico, le scuole del Veneto si preparano quindi a tracciare una linea più netta: intelligenza artificiale ammessa quando rappresenta un supporto allo studio, ma fuori da compiti in classe e verifiche quando il suo utilizzo impedisce di accertare la preparazione effettiva dell’alunno. Il principio è semplice: la scuola può insegnare anche a usare l’AI, ma deve continuare a valutare ciò che sa fare lo studente.

FONTI:

Corriere della sera

MIM