Politica Manfredonia

Manfredonia, Riccardi: “La cultura degli annunci: nessuna casa per il museo del mare”

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MANFREDONIA, LA CULTURA DEGLI ANNUNCI: TANTI SOLDI PER I CARTELLONI, NESSUNA CASA PER IL MUSEO DEL MARE

A Manfredonia la cultura continua a essere trattata come un fondale da conferenza stampa: buona per gli annunci, fragile quando si passa ai fatti. Negli ultimi due anni l’amministrazione La Marca ha riempito il dibattito pubblico di parole altisonanti: stele daunie verso il riconoscimento UNESCO, Manfredonia Capitale italiana della Cultura, Città che legge, candidatura a Capitale italiana del Libro. Una sequenza di titoli suggestivi, certo, ma anche il ritratto di una politica culturale che sembra inseguire più la vetrina che la costruzione di basi solide.

Il problema non è ambire a riconoscimenti nazionali o internazionali. Il problema è farlo mentre la città mostra tutta la sua debolezza nella gestione dell’ordinario. Perché la cultura non si misura con gli slogan, ma con i musei aperti, le biblioteche vive, gli archivi accessibili, i luoghi identitari protetti, le associazioni ascoltate e non lasciate sole davanti all’ennesima emergenza amministrativa.

La contraddizione è ancora più evidente se si guarda al cartellone estivo. Il Manfredonia Festival 2025 è stato presentato come un contenitore da oltre cento eventi gratuiti, da maggio a ottobre, tra concerti, teatro, cinema, laboratori, mostre, incontri culturali, attività ambientali ed enogastronomiche. Ma dietro la retorica dell’estate lunga cinque mesi resta il dato politico: per questa operazione sono state impegnate risorse molto rilevanti. Gli atti riportano un impegno di 174.095 euro per il Manfredonia Festival 2025, una cifra mai spesa negli ultimi quindici anni per una programmazione estiva.

E mentre si destinano tanti soldi a risultati che appaiono ridicoli e imbarazzanti, nemmeno un euro sembra essere stato investito per predisporre progetti essenziali, capaci di intercettare occasioni vere come il PNRR. Un’occasione che, per Manfredonia, si è tradotta in interventi residuali e ancora tutti da verificare, mentre in altre città ha rappresentato la possibilità concreta di cambiare letteralmente volto.

E allora la domanda diventa inevitabile: con una quantità di soldi mai vista, almeno nel confronto politico degli ultimi quindici anni, il risultato è stato davvero all’altezza? O ci siamo ritrovati davanti all’ennesima frittura mista, gonfiata nei numeri e povera nella visione? Perché mettere insieme cento appuntamenti non significa automaticamente fare cultura. Può significare, molto più banalmente, riempire un calendario, accontentare un po’ tutti, distribuire presenze, micro-consensi e passerelle. Se manca una linea, se manca una gerarchia culturale, se manca una strategia, il cartellone diventa solo un contenitore rumoroso. E quando l’olio è scadente, anche la frittura più abbondante lascia un cattivo odore.

Dentro questa cornice si inserisce il caso, assai più serio, del Museo del Mare. Qui non siamo davanti a un evento estivo, ma a un presidio identitario costruito negli anni dal Centro Cultura del Mare, con il fondamentale contributo del professor Giovanni Simone: reperti marinari, materiali scientifici, testimonianze della storia sipontina, collaborazioni con scuole e università, migliaia di visitatori e la teca del delfino Filippo, simbolo del legame tra Manfredonia e il mare. Nel documento prodotto dall’associazione si parla di oltre 8.000 visitatori, convenzioni con istituti e università, protocolli d’intesa e attività culturali costruite nel tempo. Lo si può definire, senza alcun dubbio, uno dei presìdi culturali più importanti nel suo genere in Italia.

Eppure, quel patrimonio è stato trattato come un problema logistico. I locali di viale Miramare sono stati sgomberati per consentire i lavori PNRR sull’edificio scolastico dell’Istituto Alberghiero I.P.E.O.A. “M. Lecce” di Manfredonia. L’associazione aveva chiesto già nel dicembre 2023 chiarimenti sui tempi, sulle modalità di trasferimento, sugli spazi idonei per custodire i reperti e sul supporto necessario per il trasloco. Secondo gli atti, Comune e Provincia non avrebbero dato risposte adeguate, salvo poi arrivare con tempi stretti e con l’urgenza dello sgombero. Uno sgombero costruito su presupposti fortemente contestati dall’associazione, fino a mettere in discussione la stessa esistenza e legittimità del Museo.

Qui emerge tutta l’inadeguatezza dell’amministrazione La Marca. Nell’ottobre 2024 il sindaco dichiarava che il Museo del Mare era una risorsa del territorio e che la collaborazione con la Provincia avrebbe consentito di trovare “presto una soluzione”. Ma a distanza di tempo, la soluzione non si vede. Nel maggio 2025 persino il gruppo consiliare di Forza Italia sollecitava la giunta La Marca a intervenire sulla sede del Museo del Mare, definito patrimonio culturale identitario di Manfredonia. Rassicurazioni che oggi stridono fortemente con la possibilità di un ritorno nella sede nata per il Museo, considerando che la Provincia avrebbe deciso di destinare quei locali, in via definitiva, all’attività scolastica.

Nel frattempo, si parla anche di nuovi percorsi partecipativi per un Ecomuseo del Mare e delle zone umide: progetto interessante, ma diverso dal problema concreto lasciato aperto. Che fine fa il Museo del Mare sgomberato? Dove torna? Chi garantisce la tutela dei reperti? Chi risponde degli anni di lavoro volontario dispersi tra depositi, spostamenti e soluzioni provvisorie? Il progetto M.A.R.E.A., avviato nel 2025 con l’Università di Foggia e altri soggetti, punta a costruire una rete territoriale per un ecomuseo, ma non risolve automaticamente la vicenda della sede del Museo del Mare di viale Miramare. E anche su quel progetto sarebbe utile comprendere percorso, risultati e stato di avanzamento reale.

Ed è questo il punto politico più bruciante: non si può invocare l’UNESCO e poi non sapere dove mettere un museo. Non si può parlare di Capitale della Cultura mentre un patrimonio cittadino resta senza casa. Non si può candidarsi a Città del Libro e poi dimostrare di non saper leggere nemmeno la storia culturale che si ha sotto gli occhi. A Manfredonia la cultura viene spesso usata come etichetta, ma quando chiede cura, programmazione e responsabilità, diventa improvvisamente un ingombro.

Si scenda dal piedistallo. Ci si sporchi le mani. Si trovi una collocazione dignitosa e importante per il Museo del Mare. Si recuperino locali scolastici che, dopo la riduzione della popolazione scolastica, risultano sottoutilizzati. Si investano risorse del bilancio per effettuare i lavori necessari, invece di finanziare la sagra delle cose inutili e l’ormai desueto concorso di bellezza.

La città non ha bisogno di altri proclami. Ha bisogno di amministratori capaci di distinguere un manifesto da una politica culturale. E oggi, sul Museo del Mare, l’amministrazione La Marca non ha ancora dimostrato di saperlo fare.

Lo faccia. Non è mai troppo tardi.

Palombella Rossa

Floriana Natale