“Attività venatoria e Viabilità nel Parco del Gargano: Sicurezza Stradale o Vincoli Ideologici?”

“Attività venatoria e Viabilità nel Parco del Gargano: Sicurezza Stradale o Vincoli Ideologici?”
Manfredonia
La questione del trasporto di armi all’interno del perimetro del Parco Nazionale del Gargano torna al centro del dibattito, sollevando interrogativi non solo sulla gestione venatoria, ma soprattutto sulla sicurezza stradale e sulla trasparenza amministrativa. Al centro della controversia vi è la richiesta di modifica del regolamento per il transito sulla S.P. Fermata Frattarolo-Fraz. Candelaro, un’arteria fondamentale per il collegamento stradale della zona.
Il paradosso della sicurezza
Secondo quanto esposto da Luigi Le Noci, Presidente di Arci Caccia Manfredonia, l’attuale divieto di trasporto armi (anche se scariche e in custodia) su questa specifica tratta costringe i cacciatori a utilizzare percorsi alternativi come la S.P. 141 o la S.S. 89. Queste ultime, tuttavia, sono tristemente note per l’elevata densità di traffico e l’alto tasso di incidentalità. Oltre ai pericoli legati al traffico veicolare e alla fitta nebbia, si aggiunge l’emergenza cinghiali: percorrerle è ormai diventato una sorta di “roulette russa” per chiunque si trovi questi animali improvvisamente davanti.
“Invitiamo l’Ente Parco a una redistribuzione del carico veicolare, sottolineando come la scelta di inibire una strada più sicura rappresenti un rischio evitabile per l’incolumità pubblica, specialmente a fronte di numerosi sinistri già avvenuti sulle arterie alternative suggerite dall’Ente.”
Burocrazia e disparità di trattamento
La critica si sposta poi sulla gestione documentale e sulla disparità di trattamento rispetto ad altre zone del Gargano. Se in altre aree del Parco l’accesso è consentito tramite un regolare permesso in marche da bollo, il diniego su questa specifica tratta appare privo di una logica coerente. Inoltre, la richiesta di una “dichiarazione di inesistenza di percorso alternativo” viene contestata come un vizio di forma: secondo il DPR 445/2000, tale certificazione non può includere valutazioni soggettive che esulano dalle competenze del cittadino, risultando legittima prima ma inefficace poi.
Sul fronte della trasparenza, Le Noci ricorda inoltre che, laddove il divieto fosse motivato dal rischio bracconaggio, esiste un precedente amministrativo chiaro: a seguito di una telefonata intercorsa con gli uffici del Parco attorno al 2020 per conoscere lo stato della pratica, era stata confermata l’avvenuta richiesta di accertamento agli atti presso il CTA.Qualora tale riscontro non fosse agli atti o vi fossero dubbi, l’Associazione invita l’Ente a richiedere nuovamente le verifiche per accertare l’effettiva esistenza di verbali a carico di presunti bracconieri su quella specifica strada.
Verso una soluzione di buonsenso
L’associazione Arci Caccia non chiede deroghe alle leggi vigenti, ma l’applicazione di soluzioni già adottate con successo in altre regioni o in altri settori del medesimo Parco attraverso autorizzazioni annuali o, meglio, a stagione venatoria. La proposta è una gestione basata su autorizzazioni trasparenti che garantiscano il diritto al transito in sicurezza sulla strada meno pericolosa.
La palla passa ora al Commissario Raffaele Di Mauro. La comunità attende di sapere se prevarrà la linea del dialogo e del riscontro oggettivo dei dati o se si continuerà a mantenere un blocco che penalizza la sicurezza dei cittadini senza una reale giustificazione ambientale.
Luigi Le Noci
Presidente Arci Caccia Manfredonia


