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L’Abbazia di Sant’Agata e la Pasqua del 1264: un’ipotesi sulla data di fondazione basata sull’orientamento astronomico

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L’ABBAZIA DI SANT’AGATA E LA PASQUA DEL 1264: UN’IPOTESI SULLA DATA DI FONDAZIONE BASATA SULL’ORIENTAMENTO ASTRONOMICO.

Premessa: il post è molto lungo, lo sappiamo, ma non potevamo ridurlo ulteriormente. Se avrete la pazienza di leggere vi inoltrerete in ipotesi di ricerca molto intriganti e a tratti sorprendenti. Nei prossimi mesi realizzeremo una pubblicazione scritta molto più dettagliata e tecnica.

Ma è davvero possibile che un’abbazia medievale sia stata allineata con un’alba o un tramonto precisi? Non è più probabile che si tratti di un caso, o di una semplice scelta pratica del terreno?

Domande legittime. Ma ci sono casi in cui le coincidenze sembrano troppe per essere casuali. E allora vale la pena guardare più da vicino.

Già nel 325, al Concilio di Nicea, si riconosceva un principio fondante: l’orientamento delle chiese doveva riflettere la luce del Cristo. Lo ricordano i padri conciliari: «ecclesiarum situs plerimque talis erat, ut fideles facie altare versa orantes orientem solem, symbolum Christi qui est sol iustitia et lux mundi interentur».

Il sole, associato a Gesù, è stato simbolizzato in varie forme come il Sol Invictus, il Sol Salutis e il Sol Justitiæ.

Gerberto D’Aurillac, conosciuto anche come Gerberto da Reims, fu una figura di spicco nel promuovere l’orientamento dei luoghi di culto verso direzioni solari significative. Nato intorno al 937 in Alvernia, Francia, fu monaco benedettino ad Aurillac e a Reims (poi divenuto papa Silvestro II). I suoi scritti, tra cui il “Tractatus de Astrolabio” e il “Geometria”, influenzarono la pratica di orientare le chiese seguendo principi astronomici.

Fino al 1400-1500, i suoi testi rimasero un riferimento per progettisti e costruttori di chiese, raccomandando l’orientamento verso il punto di levata del Sole, specialmente utilizzando il criterio “Sol Aequinoctialis” negli equinozi.

Ci furono anche diatribe piuttosto interessanti, soprattutto per quanto riguardava la pratica di orientare le chiese verso i solstizi e non più verso gli equinozi. Infatti, nel corso della storia europea, l’arrivo di popolazioni germaniche come Longobardi e Franchi segnò una profonda trasformazione culturale. Portatori di tradizioni differenti rispetto a quelle romane, i Longobardi, una volta convertiti al Cristianesimo, introdussero anche nuove sensibilità simboliche.

Guglielmo Durando da Mende, vescovo del XIII secolo metteva in guardia contro allineamenti solstiziali, raccomandando invece l’orientamento equinoziale: «Debet quoque (ecclesia) sic fundari, ut caput inspiciat versus Orientem… videlicet versum ortum solis…».

Secondo Adriano Gaspani (INAF – Istituto Nazionale di Astrofisica), in molte chiese italiane si ritrovano orientamenti calibrati con notevole precisione sul sorgere o sul tramontare del Sole in date liturgicamente significative. Le statistiche raccolte in ambito spagnolo dal Prof. J.M. Abril dell’Università di Siviglia, e in Italia e Svizzera dalla Dott.ssa Eva Spinazzé dell’Università di Friburgo, mostrano che spesso l’allineamento non fu casuale, ma intenzionale, calcolato con strumenti come lo gnomone, la groma, o con osservazione diretta dell’orizzonte.

Quindi, per secoli, orientare una chiesa era una regola tanto importante quanto le norme di legge che devono essere rispettate oggigiorno da architetti e ingegneri nella progettazione e costruzione di un edificio.

Ma per proseguire nel nostro racconto dobbiamo fermarci un momento a chiarire alcuni concetti chiave. Niente paura: bastano poche idee semplici, ma fondamentali.

L’azimut, per cominciare, è l’angolo che indica in che direzione sta sorgendo (o tramontando) il Sole rispetto al nord geografico. Quando diciamo, ad esempio, che una chiesa è orientata con un azimut di 90°, vuol dire che “guarda” esattamente a est. Se invece l’azimut è 250°, sarà orientata verso sud-ovest. È un modo preciso per descrivere verso dove punta una chiesa.

La declinazione, invece, ci dice dove si trova il Sole nel cielo in un certo momento dell’anno. È come dire: quanto è “alto” o “basso” il Sole, rispetto a un certo piano di riferimento, quando sorge o tramonta. E questo valore cambia ogni giorno dell’anno. In pratica, la declinazione permette di collegare una direzione sull’orizzonte a una data dell’anno.

Ci sono poi due concetti che tornano spesso negli studi di archeoastronomia. Uno è la cosiddetta finestra di Pasqua, cioè l’intervallo di date in cui può cadere la Pasqua, tra fine marzo e aprile, che si riflette in un certo insieme di direzioni possibili del sorgere del Sole (finestra di declinazione solare che varia tra i 3° e i 15°). L’altro è il concetto di “middle quarter”, che indica i giorni a metà tra solstizi ed equinozi: anticamente, erano momenti simbolici importanti, spesso associati a feste religiose o popolari. Uno di questi cade intorno all’8 – 12 agosto: un dettaglio che tornerà utile.

Per capire se l’abbazia di Sant’Agata potesse essere stata orientata con un’intenzione precisa verso un punto dell’orizzonte legato a una data simbolica, abbiamo cominciato dalle immagini satellitari.

Abbiamo usato principalmente Google Earth, ma non ci siamo fermati alla prima immagine disponibile. Google permette infatti di accedere a una serie di “mappe storiche”, scattate in anni diversi. Abbiamo scelto solo quelle con la migliore risoluzione, dove la forma della chiesa era più nitida e leggibile. Una volta scelta le immagini migliori, abbiamo usato lo strumento righello per tracciare una linea retta lungo l’asse dell’edificio, dalla facciata all’abside: questa è la direzione che ci interessa, il cosiddetto orientamento. Sono state effettuate più misurazioni per ogni mappa.

Naturalmente, misurare un angolo su un’immagine satellitare non è un’operazione esatta, e può introdurre diversi tipi di errore. Per questo abbiamo adottato un approccio prudente. Abbiamo stimato e sommato diversi fattori di incertezza:

• La risoluzione dell’immagine, cioè quanti metri reali corrispondono a ogni pixel.

• La lunghezza della linea tracciata con il righello: più è lunga, minore è l’effetto degli errori angolari.

• Lo spessore in pixel della linea, che influisce sulla precisione del punto di partenza e arrivo.

• La dimensione e la diagonale del monitor del computer usato per le misure, perché anche questo può introdurre una distorsione visiva.

• E soprattutto, l’angolo con cui il satellite ha scattato l’immagine, che raramente è perfettamente verticale. Quando l’immagine è scattata con un’inclinazione, si produce uno sfasamento apparente della direzione delle strutture sul terreno. Questo effetto, noto come errore di “swath” (distorsione panoramica), può spostare la misura anche di più di un grado.

Per correggere questo errore, abbiamo stimato l’angolo di inclinazione dell’immagine (off-nadir). Questo ci ha permesso di correggere l’azimut misurato, ottenendo un valore più vicino possibile a quello reale.

Per verificare che il metodo fosse valido, abbiamo applicato tale tecnica ad alcune chiese italiane per le quali erano stati misurati gli azimut con strumenti di precisione (teodolite, GPS, ecc.) e abbiamo ottenuti valori con differenze ben al di sotto di 0.5°.

Una volta ottenuto l’azimut corretto, dopo aver considerato i possibili errori e sfasamenti, ci siamo chiesti: questo valore corrisponde davvero a un punto preciso dell’orizzonte dove sorge o tramonta il Sole in una data significativa?

Per rispondere, abbiamo avviato una fase di confronto multiplo, usando strumenti diversi e indipendenti tra loro. Uno dei più utili è The Photographer’s Ephemeris, una piattaforma che permette di simulare il percorso del Sole tenendo conto dell’orografia reale del terreno. Questo significa che si può verificare se una collina, una montagna o un dislivello interferiscono con l’alba o il tramonto in un determinato punto. È molto utile per valutare cosa si vede davvero da lì, in quel giorno.

A questo abbiamo affiancato altri strumenti riconosciuti per la loro precisione:

• Stellarium, un software astronomico utilizzato anche in ambito scientifico e didattico, che permette di simulare la posizione del Sole con altissima accuratezza per qualunque epoca storica;

• Il NOAA Solar Calculator, sviluppato dalla National Oceanic and Atmospheric Administration statunitense;

• Infine, abbiamo usato anche formule astronomiche indipendenti per calcolare direttamente la declinazione del Sole in base alla posizione della chiesa e al valore dell’ azimut.

I risultati: confronto tra misure e simulazioni

Dopo aver corretto l’azimut apparente ricavato dalle immagini satellitari, tenendo conto della prospettiva inclinata (angolo off-nadir del satellite), abbiamo ottenuto il seguente valore di orientamento reale per l’asse longitudinale dell’Abbazia di Sant’Agata:

• Azimut corretto (vero): 70,55° ± 0,22°.

A partire da questo azimut, e usando la formula trigonometrica di Abril-Hernández per calcolare la declinazione, abbiamo ottenuto:

• Declinazione astronomica: +13,77° ± 0,20°.

Questa misura è stata ottenuta con le seguenti coordinate:

• Latitudine: 41°53′01″N

• Longitudine: 15°14′02″E

• Altitudine: 60 m s.l.m.

• Altezza angolare del Sole usata per confronto: –0,30°

(equivalente alla soglia superiore visibile del disco solare in condizioni atmosferiche normali).

Confronto con altri software astronomici

STELLARIUM : azimut di 70,89° e declinazione di +13,89°.

NOAA Solar Calculator: azimut di 70,46° e declinazione di +13,89°.

A quali date corrisponde questo orientamento?

Nel calendario attuale, cioè quello gregoriano, questo allineamento corrisponde a tre date specifiche:

• 15 agosto: giorno dell’Assunzione di Maria;

• 27 aprile: giorno in cui, all’alba, il Sole si trova in quel preciso punto dell’orizzonte;

• 12 febbraio: giorno in cui il Sole tramonta nel punto dell’orizzonte locale a 180° da quello calcolato per l’alba del 15 agosto e del 27 aprile.

Tra le tre date possibili di orientamento della chiesa, una risalta per il suo forte valore simbolico: il 15 agosto, festa dell’Assunzione di Maria. Gli ordini monastici medievali, come Benedettini e Cistercensi, nutrivano una profonda devozione mariana, e studi recenti hanno dimostrato che molte chiese dedicate all’Assunta sono effettivamente orientate verso il punto in cui sorge il Sole proprio in quella data. Teniamo presente che l’Abbazia di Santa Maria di Tremiti, da cui Sant’Agata dipendeva, celebra la sua festa principale proprio il 15 agosto.

Tuttavia, chi costruiva chiese nel Medioevo non usava il nostro attuale calendario, ma il calendario giuliano, in vigore fino al 1582. Questo sistema, elaborato da Sosigene Di Alessandria e introdotto da Giulio Cesare, accumulava un errore di circa un giorno ogni 128 anni. Al momento della riforma di Papa Gregorio XIII, lo scarto era arrivato a 10 giorni, motivo per cui il 4 ottobre 1582 fu seguito direttamente dal 15 ottobre.

Pertanto, chi costruiva tra il 1250 e il 1280 operava già con uno scarto di circa 7 giorni rispetto al calendario attuale (gregoriano), rendendo il 15 agosto del nostro attuale calendario equivalente all’8 agosto del calendario giuliano.

Quindi nel calendario giuliano le nostre date diventano:

• 8 agosto: “middle quarter”;

• 20 aprile: giorno di Pasqua nel 1253 e nel 1264;

• 5 febbraio: giorno di Sant’Agata, al tramonto, il Sole scompare dietro all’orizzonte locale (ruotato quindi di 180°).

Il risultato è sorprendente: solo quattro volte in due secoli (1200 – 1400) la Pasqua cade nel giorno esatto, il 20 aprile giuliano, che corrisponde, nel calendario attuale, al 27 aprile dell’attuale calendario.

E tra queste quattro, solo due date sono storicamente compatibili con i documenti noti sull’abbazia di Sant’Agata:

• 1253

• 1264

A dire il vero, tra queste due, la Pasqua del 1264 è quella che più si avvicina ai dati misurati: lo scarto tra la declinazione astronomica del Sole all’alba di quel giorno e la declinazione derivata dal nostro calcolo è inferiore a 0,5° (lo stesso vale per l’azimut).

Un margine di errore del tutto compatibile con la precisione raggiungibile dai costruttori medievali, e in linea con le incertezze che abbiamo stimato.

Non solo, seppur dovessimo considerare l’ipotesi di aver un errore di 1°- 2° sull’azimut misurato (poco probabile), analizzando i giorni e le date di Pasqua attorno al 20 di aprile nel calendario giuliano, ci ritroveremmo con declinazioni di oltre 1° di differenza, valori molto meno coerenti con la realtà analizzata.

Qualcuno potrebbe domandarsi: e se questo orientamento fosse frutto del caso?

Su un altopiano sgombro e privo di ostacoli evidenti come quello dove sorge l’Abbazia di Sant’Agata, la chiesa avrebbe potuto essere orientata in molte direzioni. Non c’erano vincoli orografici. Eppure, la scelta dell’orientamento architettonico nel Medioevo non era quasi mai lasciata al caso, in special modo quando si parla di Benedettini e Cistercensi.

Ma quanto è probabile che un orientamento così preciso corrisponda per puro caso a una data liturgicamente e simbolicamente significativa come la Pasqua del 1264 o la festa di sant’Agata?

Se ogni orientamento tra 0° e 360° è equiprobabile, la probabilità che uno scelto a caso cada esattamente entro 0,44° attorno a 70,55° è dello 0.122 %.

Tuttavia, sappiamo che nella pratica medievale, la stragrande maggioranza delle chiese era orientata verso la gamma del sorgere del Sole, cioè tra circa 57,6° e 122,4° a queste latitudini (intervallo 36° – 42°). Questo restringe l’insieme delle possibilità reali a un intervallo di circa 65°.

Allora la probabilità condizionata, cioè di trovare il nostro orientamento all’interno della finestra corretta, dato che la chiesa è orientata verso il Sole, diventa dello 0.68%.

Dopo aver calcolato l’azimut corretto dell’asse dell’Abbazia di Sant’Agata e averne ricavato la declinazione astronomica, abbiamo effettuato anche una simulazione visuale del moto del Sole in diverse date chiave, utilizzando tre strumenti differenti:

• Stellarium, per osservare il percorso del Sole nel cielo reale, sia in epoca medioevale che in questo anno;

• Google Earth Pro, che permette di simulare realisticamente la traiettoria del Sole rispetto all’orizzonte locale della struttura;

• The Photographer’s Ephemeris, che fornisce gli azimut in qualunque orario e ricostruisce il profilo orografico dell’orizzonte.

Abbiamo osservato in particolare:

• l’alba del 27 aprile;

• l’alba del 15 agosto;

• il tramonto del 12 febbraio (aggiungendo 180° all’azimut corretto).

In tutti questi casi, la simulazione ha mostrato che quando il Sole sorge o tramonta si allinea in maniera evidente con l’asse della chiesa, ovvero nel punto dell’orizzonte corrispondente alla nostra misura di azimut corretto (sempre nei margini di errore precedentemente citati).

Ma c’è di più. Nel caso del tramonto del 12 febbraio, abbiamo potuto verificare che proprio in quel punto dell’orizzonte è presente una lieve ostruzione orografica, dall’altezza angolare di 1.65° sull’orizzonte astronomico piatto. Ebbene, proprio quel rilievo, secondo la simulazione, corrisponde al punto in cui il Sole si inabissa nel giorno esaminato, coincidendo con l’azimut ricavato (250,55°), cioè 180° oltre l’asse orientato.

In altre parole: anche dal punto di vista visivo e paesaggistico, il tramonto o l’alba appaiono in asse con la chiesa.

Possiamo allora dire con certezza che la chiesa fu costruita (o progettata) nel 1264, orientata verso il punto in cui sorgeva il Sole il giorno di Pasqua?

No, non abbiamo certezze assolute. Abbiamo proposto un’ipotesi di ricerca, sostenuta da misurazioni che per quanto accurate sono affette da errori sistematici (anche se di lieve entità), a cui bisogna aggiungere lo stato di rudere e gli inevitabili margini d’errore legati alla tecnica costruttiva dell’epoca (margine costruttivo storico di 0.5° – 1°).

Come detto nel primo post di qualche settimana fa, il primo riferimento documentato di Sant’Agata, risale al 1328, anno in cui il sito figura nel pagamento delle decime come grancia del monastero cistercense di Casanova d’Abruzzo, nel cui testo vengono citate alcune affermazioni che collocherebbero la sua nascita in un periodo successivo alla morte di Federico II, “post mortem imperatorii”, nel 1277.

Durante il Medioevo, la Pasqua era un periodo privilegiato per la fondazione dei luoghi sacri. Guido Bonatti, matematico e astrologo del XIII secolo, sosteneva nel suo “Decem continens tractatus astronomiae” che le chiese dovessero essere costruite durante congiunzioni astrali favorevoli.

L’ideale era l’epoca vicina alla levata eliaca delle stelle dell’Ariete, poco dopo l’equinozio di primavera, in sintonia con le regole astronomiche che determinavano la data della Pasqua cristiana. Questa scelta non solo aveva significati simbolici, ma anche pratici: la bella stagione garantiva terreni migliori per la costruzione e più tempo prima dell’arrivo del freddo e delle piogge.

Alla luce delle simulazioni astronomiche, sappiamo che all’alba del 20 aprile 1264, data che nel calendario giuliano corrisponde alla Pasqua di quell’anno, il cielo sopra l’Abbazia di Sant’Agata offriva uno spettacolo particolare: Venere e Giove, due pianeti considerati benefici nella cosmologia medievale, precedevano il Sole, brillando nel cielo orientale e sorgevano nella costellazione dei Pesci, segno con fortissima valenza cristologica e battesimale, legato ai primi simboli della fede (il pesce “ΙΧΘΥΣ”).

Questo risultato conferma un elemento centrale delle analisi di Adriano Gaspani, che spesso sottolinea come:

“Non era raro che gli edifici sacri venissero orientati tenendo conto non solo del Sole, ma anche della presenza di pianeti considerati ‘favorevoli’ che anticipano la levata del Sole, rafforzando il significato simbolico dell’allineamento.”

In particolare, la presenza di Venere e Giove all’alba era considerata propizia e persino necessaria in alcuni contesti monastici per avviare la costruzione di chiese o determinare la data della fondazione.

Il passo successivo sarà effettuare rilevamenti diretti sul posto, per confrontarli con i risultati ottenuti da satellite.

A prossimi aggiornamenti.

Fotografie: A. Grana, Google Earth.

Fonti:

– “The orientation of churches dedicated to the Assumption in Spain. New insights from a large sample: qibla, computes and the sunrise.”, J.M. Abril-Hernández (Journal of Skyscape Archaeology).

– “The Orientation of Romanesque Marian Churches in Soria (Spain): Versus Solem Orientem” in the Builders’ Calendar and the Sun of the Assumption”, J.M. Abril-Hernández (Journal of Skyscape Archaeology).

– “Alignment Patterns of Romanesque Churches Dedicated to the Virgin of the Assumption in Soria, Spain: “Sol Aequinoctialis” and Sunrise on 15th August”, J.M. Abril-Hernández e J. S. Velasco (Journal of Skyscape Archaeology).

– “Archeoastronomia Satellitare”, A. Gaspani (Collana Manualistica).

– “ANALISI ARCHEOASTRONOMICA DELLA BASILICA DI SAN BASSIANO E DELLE PRECEDENTI CHIESE A LODI VECCHIO”, A. Gaspani.

– “L’orientazione astronomica delle chiese cristiane”, A. Gaspani.”

– “ “Conversi ad Dominum” Orientazione astronomica di alcuni luoghi e chiese storiche di Cremona e Brescia “, M. Margotti (Orologi Solari n° 19).

– “Uno studio sull’orientamento di alcune chiese antiche nel vicentino”, G. Romano e R. Trevisan.

– “La Basilica di San Francesco in Assisi: il suo orientamento e i motivi che ispirarono la sua costruzione”, G. Nocentini (17° Seminario di Archeoastronomia – ALSSA).

– “La luce nell’architettura sacra del X – XI secolo dalla Romandie alla Toscana”, E. Spinazzé (Tesi di Dottorato – Università Ca’ Foscari Venezia).

– “Luce e canto incisi nelle pietre. Allineamenti astronomici delle chiese monastiche benedettine medioevali nel Veneto.”, E. Spinazzé (Coop. Libraria Editrice Università di Padova).

– “L’abbazia di S. Maria di Tremiti nell’ambito del protoromanico adriatico: un esempio di integrazione tra Occidente e Mediterraneo in terra di frontiera” M. T. Gigliozzi (Journal of The Section of Cultural Heritage).

– “Time and Culture Across the Iberian Lands: The Cathedrals’ Orientation Paradigm—A Diachronic Analysis of the Orientation of the Cathedrals of Portugal and Spain”, M. Urrutia-Aparicio, J. A. Belmonte e A. C. Gonález-Garcìa (Mediterranean Archaeology and Achaeometry).

– “Il disegno della luce nell’architettura cistercense”. M. Incerti (Certosa Cultura Firenze).

– “L’orientamento delle chiese romaniche in Liguria I. Metodi”, R. Balestrieri (Atti X Convegno – Società Italiana di Archeoastronomia).

– “Introduzione all’archeoastronomia: nuove tecniche di analisi dati”, S. Cernuti e A. Gaspani (Edizioni Tassinari Firenze).

– “L’ABBAZIA CISTERCENSE DI SANTA MARIA DI STAFFARDA Il linguaggio rivelato dell’Architettura”, M. G. Cattaneo (Tesi di Laurea – Politecnico di Milano).

– “L’Espace sensible du Monastère Cistercien aux origines : essaie de caractérisation des ambiances architecturales », J. Pascal (Tesi di Dottorato – Université de Nantes, École polytechnique).

– “Abbazia di Sant’Agata, Serracapriola”, P. Rossi (Tesi di laurea)