Cronaca Italia

Famiglia nel bosco, i bambini non starebbero bene

Il caso della famiglia nel bosco torna al centro dell’attenzione: le condizioni dei piccoli sarebbero preoccupanti.

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La vicenda della famiglia nel bosco di Palmoli torna al centro dell’attenzione pubblica e giudiziaria in Italia. Dopo la decisione del tribunale di sospendere la responsabilità genitoriale di Catherine e Nathan — una misura cautelare adottata dal Tribunale per i Minorenni dell’Aquila a seguito delle preoccupazioni per la salute e lo sviluppo dei tre figli — oggi gli avvocati difensori hanno depositato una istanza per ottenere la revoca di quel provvedimento. La richiesta si basa su una nutrita documentazione tecnica e sulla visione di numerosi file — tra foto, video, audio e disegni — che i consulenti della difesa affermano dimostrino l’effetto negativo che la separazione dai genitori e la permanenza nella casa-famiglia stanno avendo sui minori.
Secondo quanto spiegato dai legali e dal neuropsichiatra coinvolto nella perizia, i bambini soffrirebbero di evidenti “manifestazioni emotive e comportamentali disfunzionali”, attribuite agli effetti del cosiddetto trauma da sradicamento. Nella relazione allegata all’istanza, si parla di ansia, pianti frequenti, risvegli notturni accompagnati da urla, segni di morsi sulle mani e altri comportamenti che, secondo i consulenti, non erano presenti prima della separazione dai genitori.

Famiglia nel bosco: i bambini starebbero male

La richiesta di revoca arriva in un clima di forte tensione tra la difesa dei genitori e la struttura di accoglienza dove i bambini sono attualmente ospitati. I rappresentanti della casa-famiglia hanno spiegato, attraverso una nota ufficiale, che non è mai stato impedito alla madre di vedere o raggiungere i figli, smentendo alcune ricostruzioni giornalistiche secondo cui la porta tra i piani della struttura sarebbe stata chiusa per limitare l’accesso. Secondo la direzione, quella porta — dotata di un maniglione antipanico — non sarebbe mai stata usata per “tenere chiusi” i bambini, e sarebbe stata legata esclusivamente a esigenze di tutela della loro sicurezza fisica.

Il cuore della disputa, però, resta la valutazione dell’effetto psicologico della separazione. I consulenti della difesa sostengono che i figli di Catherine e Nathan siano peggiorati da quando sono stati allontanati dalla loro casa in mezzo alla natura e dai loro genitori, e che l’attuale collocamento in casa-famiglia non starebbe garantendo il benessere emotivo che dovrebbe essere la priorità in un affidamento giudiziale. Per questo motivo, gli avvocati hanno allegato alla nuova istanza un’ampia mole di materiali — fino a un centinaio di file multimediali — che, a loro dire, mostrano chiaramente i segnali di disagio dei minori dopo la separazione.

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