Cronaca Estera

Venezuela, Maduro: Svizzera congela i beni del dittatore

Nicolas Maduro comparso in tribunale dopo l'operazione USA. La Svizzera congela con effetto immediato tutti i beni del presidente venezuelano deposto.

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La crisi venezuelana entra in una nuova fase storica. Nella giornata di oggi, 5 gennaio 2026, Nicolas Maduro è comparso per la prima volta davanti a un tribunale statunitense dopo la clamorosa operazione militare che ha portato alla sua cattura il 3 gennaio scorso. L’udienza si è tenuta a New York, dove l’ex presidente venezuelano dovrà rispondere di numerose accuse, tra cui traffico di droga, riciclaggio di denaro e violazione dei diritti umani.

La reazione internazionale e il congelamento dei beni

La Svizzera ha reagito con tempestività annunciando il congelamento immediato di tutti i beni riconducibili a Maduro e ai membri del suo governo. Una decisione che segue la linea dura adottata anche da altri paesi occidentali, mentre la comunità internazionale resta divisa sulla legittimità dell’intervento americano.

“È commovente vedere tanti venezuelani celebrare la liberazione del loro paese da un tiranno brutale”, ha scritto Elon Musk su X, annunciando contestualmente che Starlink offrirà internet gratuito al Venezuela fino al 3 febbraio 2026 per sostenere la popolazione durante la transizione.

Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU si è riunito d’urgenza per discutere la situazione, con posizioni contrastanti tra i membri permanenti. Mentre gli Stati Uniti difendono l’operazione come un intervento necessario contro un regime dittatoriale, Russia e Cina hanno condannato quella che definiscono una “violazione flagrante della sovranità nazionale”.

Sul fronte interno americano, l’amministrazione Trump sta gestendo le conseguenze diplomatiche dell’operazione. Il Segretario di Stato Marco Rubio, descritto da alcuni osservatori come il “viceré americano per Caracas”, sta coordinando i rapporti con l’opposizione venezuelana guidata da Edmundo González, riconosciuto dagli USA come legittimo presidente eletto.

Le manifestazioni di giubilo nelle strade di Caracas si contrappongono alle proteste in diverse capitali latinoamericane, con Brasile e Cuba che hanno condannato l’intervento mentre Argentina ed Ecuador hanno espresso sostegno.

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