Scuola

“Tirocinio sostegno? Meglio precario!”: la storia di Emanuele

Il prof Emanuele racconta a Fanpage la sua scelta di restare precario e rifiutare i percorsi abbreviati per la specializzazione sul sostegno.

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Il prof Emanuele ha scelto di restare precario piuttosto. Non vuole intraprendere quello che considera un percorso troppo semplice per arrivare al sostegno. Il docente ha spiegato le ragioni della propria decisione. Ha chiarito il suo desiderio di insegnare Lettere, mettendo al centro la propria formazione. La sua intenzione è costruire una carriera coerente con la classe di concorso scelta.
Emanuele considera infatti i percorsi abbreviati per il sostegno una possibile scorciatoia rispetto alla strada che vorrebbe seguire professionalmente. Il tema arriva mentre il sistema scolastico continua a fare i conti con la carenza di docenti specializzati e con la necessità di coprire migliaia di posti. Nel 2026 sono stati avviati nuovi percorsi di specializzazione attraverso INDIRE. Corsi destinati anche ai docenti con esperienza pluriennale sul sostegno.


Parallelamente è partito l’XI ciclo del TFA sostegno universitario. Sono oltre 30 mila posti autorizzati e prove preselettive previste nel corso dell’estate. Emanuele, però, non sembra disposto a cambiare strada pur di ottenere una maggiore stabilità lavorativa. L’insegnante ritiene che il problema riguardi anche il valore della formazione. La sua testimonianza riapre così una discussione più ampia sul rapporto tra precariato, merito, specializzazione e qualità dell’insegnamento nella scuola italiana.

«Voglio insegnare lettere»: perché Emanuele rifiuta la scorciatoia

«Voglio insegnare lettere, e se devo scegliere tra ingannare e perdere, preferisco perdere. È un sistema che non premia il merito». È questo il passaggio più significativo dell’intervista rilasciata dal prof Emanuele a Fanpage, nella quale il docente racconta la propria situazione professionale e spiega perché abbia deciso di non utilizzare il percorso sul sostegno come strumento per uscire dal precariato.

La questione nasce da una situazione ormai conosciuta da migliaia di insegnanti: il sostegno rappresenta una delle aree nelle quali le scuole hanno maggiore difficoltà a reperire personale specializzato. Per affrontare questa emergenza, negli ultimi anni sono stati introdotti percorsi differenti rispetto al tradizionale TFA universitario.

Nel 2026, per esempio, INDIRE ha attivato i percorsi di specializzazione sul sostegno, mettendo a disposizione 10.800 posti per i docenti triennalisti e 4.000 per chi possiede un titolo conseguito all’estero, secondo quanto comunicato dallo stesso istituto.

TFA e percorsi INDIRE, il confronto continua

Il punto particolarmente delicato è proprio il rapporto tra il TFA ordinario e i percorsi alternativi. Il TFA sostegno rimane il percorso universitario tradizionale per conseguire la specializzazione, mentre i percorsi INDIRE sono stati pensati anche per rispondere alla situazione di docenti che hanno maturato una significativa esperienza sul sostegno senza possedere ancora la specializzazione.

Il sistema è quindi diventato più articolato e ha aperto un confronto molto acceso nel mondo della scuola. Da una parte c’è l’esigenza concreta di formare rapidamente un numero sufficiente di insegnanti specializzati; dall’altra c’è chi teme che la necessità di coprire le cattedre possa portare a privilegiare la rapidità rispetto alla qualità della formazione. È proprio in questo secondo fronte che si colloca la posizione di Emanuele.

Il docente non contesta semplicemente la possibilità di specializzarsi sul sostegno, ma rifiuta l’idea di utilizzare quella specializzazione come una scorciatoia professionale. Il suo obiettivo resta infatti quello di insegnare italiano e materie letterarie, anche se questo significa continuare a fare i conti con il precariato.

«Preferisco morire da precario»

La frase che dà il titolo alla vicenda è volutamente provocatoria, ma esprime con chiarezza il dilemma davanti al quale il docente dice di trovarsi: «Preferisco morire da precario che fare la scorciatoia del tirocinio per il sostegno».

Non è una scelta necessariamente conveniente dal punto di vista personale. La specializzazione sul sostegno può infatti offrire opportunità lavorative importanti proprio perché il fabbisogno di docenti continua a essere elevato.

L’XI ciclo del TFA sostegno 2026, ad esempio, prevede oltre 30 mila posti complessivi e testimonia la dimensione della richiesta di personale specializzato.

Eppure Emanuele ha deciso di non utilizzare questa domanda del mercato scolastico per cambiare direzione. La sua posizione è che un docente debba poter insegnare la disciplina per la quale si è formato e nella quale riconosce la propria identità professionale.

La vicenda, dunque, va oltre la semplice storia personale di un precario. Riporta al centro una domanda che riguarda l’intero sistema scolastico: quanto deve essere rapido un percorso di formazione quando si parla di insegnanti destinati a lavorare con studenti con disabilità?

Il problema è particolarmente complesso perché le esigenze sono entrambe legittime. La scuola ha bisogno di personale specializzato e non può permettersi di lasciare scoperte le cattedre; allo stesso tempo, la specializzazione sul sostegno richiede competenze pedagogiche, didattiche e relazionali specifiche, che non possono essere considerate un semplice passaggio burocratico verso il posto fisso.

La scelta di Emanuele rappresenta quindi una posizione netta all’interno di questo dibattito. Meglio continuare a essere precario, con tutte le difficoltà che questo comporta, piuttosto che ottenere una stabilità attraverso un percorso che non sente coerente con la propria idea di insegnamento.

E proprio per questo la sua storia sta facendo discutere: non perché il sostegno sia una strada meno nobile dell’insegnamento disciplinare, ma perché pone una questione di fondo sul significato stesso di professionalità nella scuola.