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Strada chiusa per rifiuti a Cerignola, Marasco: “Nuovo disastro ambientale”

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Strada provinciale 67 da Borgo Innacqua verso località Giardino, gravissima situazione eco ambientale, strada chiusa al traffico per scarico di rifiuti di ogni genere tossici e nocivi per la salute e il territorio, la pattuglia di servizio degli Ispettori Ambientali Territoriali CIVILIS, con la Polizia Locale di Cerignola che ha messo la zona sotto sequestro giudiziario. Chi è obbligato alla rimozione dei rifiuti abbandonati? 192 del Dlg. 152/06, in caso di violazione del generale divieto di abbandono e deposito incontrollato di rifiuti, la norma individua il soggetto obbligato al ripristino anzitutto nel soggetto che ha effettuato l’abbandono. L’obbligo di rimozione e ripristino è subordinato all’adozione di un’ordinanza che disponga. Negli ultimi anni stiamo assistendo ad un irrigidimento della disciplina di regolamentazione dei rifiuti che, se da un lato razionalizza le attività di smaltimento e recupero a beneficio dell’ambiente e della salute dei cittadini, dall’altro lato incide sui costi di gestione nelle singole imprese.
Ricorrendo ad una lettura estensiva della disciplina applicabile, molte amministrazioni locali hanno l’abitudine di agire automaticamente anche nei confronti del proprietario del terreno ed indipendentemente dalla sua partecipazione all’illecito, chiedendogli a priori un comportamento attivo che è sanzionato penalmente.
Alla luce della disciplina applicabile, però, una siffatta lettura non appare condivisibile ed impone una ponderata valutazione degli interessi coinvolti in simili fattispecie individuando le posizioni delle singole situazioni giuridiche interessate.

L’abbandono incontrollato dei rifiuti
Ai sensi dell’art. 14 del decreto Ronchi «l’abbandono e il deposito incontrollati di rifiuti sul suolo e nel suolo sono vietati» ed “è altresì vietata l’immissione di rifiuti di qualsiasi genere, allo stato solido o liquido, nelle acque superficiali e sotterranee”.
Divieto, questo, difeso da un peculiare sistema sanzionatorio binario repressivo e propositivo: da un lato gli artt. 50 e 51 prevedono, in caso di violazione del divieto, sanzioni amministrative e penali; dall’altro lato il comma 3 dell’art. 14 contempla l’obbligo di rimozione dei rifiuti abbandonati con ripristino dello stato dei luoghi.

L’ordinanza automatica di sgombero ai danni dei proprietari
A dispetto delle caratteristiche applicative di tale regime giuridico, le amministrazioni comunali stanno consolidando un indebito comportamento emanando automaticamente ordinanze a carico dei proprietari dei terreni (o dei titolari di diritti reali o di godimento) interessati da abbandoni incontrollati indipendentemente dalla sussistenza di elementi che possano dimostrarne un comportamento soggettivo doloso o colposo. Ordinanze, queste, emesse in assenza di qualsivoglia concreta verifica e sulla base del mero accertamento catastale, a volte rafforzato, ricorrendo al fondamento giuridico dell’art. 650 cod.pen., da generici motivi di igiene o sicurezza pubblica. Provvedimenti che riconoscono illegittimamente per i proprietari incolpevoli una tipologia di responsabilità oggettiva per fatto altrui non prevista dall’ordinamento.
Il coinvolgimento del proprietario di un terreno (e dei titolari dei diritti reali o di godimento) sussiste, invece, esclusivamente nel caso in cui sia a questi addebitabile un comportamento doloso o colposo, non potendosi in altri casi attribuire a questi una responsabilità per fatto altrui solo in quanto titolare di una particolare posizione giuridica nei confronti del terreno interessato.
La lettera dell’art. 14, infatti, appare chiara sul punto attribuendo alla pubblica amministrazione l’onere probatorio necessario a fondare l’ordinanza di sgombero, per cui, prima della sua emissione, si deve accertare ed appurare, attraverso gli organi di vigilanza, se il proprietario del fondo sia o meno responsabile dell’abbandono incontrollato o se egli abbia concorso anche solo per colpa, all’illecito compiuto da terzi. L’assenza di indizi o prove a carico del proprietario fa di questi la vittima dell’illecito non consentendo all’amministrazione comunale di emettere alcun valida ordinanza ai suoi danni.
Come è stato più volte riconosciuto, infatti, se non sussiste alcun elemento soggettivo in capo al proprietario, non è questi che dovrà rimuovere i rifiuti abbandonati, ma, nel caso in cui il responsabile diretto non fosse noto ovvero non ottemperasse all’ordine sindacale, dovrebbe essere l’intera collettività a farsene carico al fine di evitare che l’evento occasionale e marginale di abbandono non precipiti nella fattispecie più grave del superamento (potenziale o concreto) dei limiti di inquinamento dell’ambiente (Consiglio di Stato 16 luglio 2002, n. 3971). Un impegno della collettività, questo, che appare connaturale al generale obbligo della pubblica amministrazione di garantire e tutelare i singoli cittadini e la proprietà privata di cui costoro sono titolari da ogni turbativa posta in essere da terzi, sia essa atto vandalico, furto, danneggiamento o abbandono di rifiuti.
Oltretutto, l’ordinanza di sgombero di cui all’art. 14 ha si natura propositiva, ma anche prettamente sanzionatoria, ossia tale da «non poter essere ricondotta nell’ambito delle ordinanze contingibili ed urgenti» (TAR Basilicata 11 dicembre 2001, n. 873). Conclusione la strada è di proprietà della Provincia di Foggia, ed è la provincia che deve smaltire, non facciamo come in precedenza di altri rifiuti, che sono stati mesi e mesi, infine hanno incendiato, come l’enorme abbandono degli argini del Torrente Carapelle.

Giuseppe Marasco

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Comunicato Stampa

Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ilsipontino.netPer segnalare variazioni, rettifiche, precisazioni o comunicazioni in merito al presente articolo è possibile inviare email a redazione@ilsipontino.net

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