“Senza il femminile all’origine non c’è vita possibile, non c’è luogo per l’uomo”

“Senza il femminile all’origine non c’è vita possibile, non c’è luogo per l’uomo”
(Tilopa, Maestro Tibetano di Tantra)
Quali possono essere i motivi che spingono un uomo – se si potesse ancora chiamarlo così – ad esercitare la violenza di qualsiasi tipo, che sia fisica, psicologica, sessuale o economica, nei confronti di una donna?
Cercare di fornire risposte sempre più orientate a cogliere l’importanza profonda di questa domanda può contribuire a superare valutazioni semplicistiche e soluzioni inadatte che rischiano di oscurare la complessità di un fenomeno. La violenza sulle donne, oltre che riprovevole piaga sociale, è anche un enigma che mette in luce la profonda relazione esistente tra trauma individuale e trauma sociale/collettivo. Prevenire, oltre che reprimere il problema (dallo stalking all’omicidio), è fondamentale per tutelare sia il benessere individuale delle vittime sia la sicurezza collettiva e sociale. Attribuirsi, da parte dell’uomo, una identità dominante e violenta non è stato semplice ma neanche indolore. L’istituzione della cultura patriarcale cominciò con un atto violento ed è diventato illegittimamente un aspetto imprescindibile della società. Ed è tutt’ora, purtroppo, presuntuosamente indispensabile da parte di molti, ignoranti e non. Nel momento in cui l’uomo sceglie consapevolmente la strada della violenza non è capace di abitare quel vuoto e quella solitudine utili a favorire nuove consapevolezze. “La mascolinità è da sempre connotata da una originaria insicurezza e ad emozioni specifiche che hanno portato ad una percezione oppositiva e non dialettica del femminile – Francoise Héritier (1978) – e i riti cruenti di iniziazione alla virilità come obbligata presa di distanza dal materno e dai suoi valori”. Il problema è che si rischia di mettere in evidenza soltanto la differenza come unica categoria interpretativa dell’identità sessuale dell’essere umano, rischiando di rimanere irretiti nella logica del dualismo sessuale. Occorre invece considerare una pensabilità più complessa che valorizzi la natura profonda di entrambi i generi, femminile e maschile e dei loro rappresentanti (ognuno di noi), favorendo una dialettica continua tra differenza ed uguaglianza, aprendo al riconoscimento pieno dell’altra/o ripudiando la stupidità del dominio e della violenza di genere. Dopotutto considerando che è il maschile ad essere in difetto in questa cultura, non più accettabile, è necessario che l’uomo scenda veramente in campo al fianco delle donne in questa rivoluzione sociale e culturale. Nella scuola, nel mondo della formazione e informazione, della cultura, nella politica e in tutti quei luoghi che bisognerà continuare ad attraversare. Nuove consapevolezze e nuove pratiche devono favorire una reale e naturale integrazione che possano facilitare un cambiamento culturale e un’evoluzione umana nelle generazioni future.
Marco Carpineto


