Sant’Antonio, quando il prof. Vincenzo Di Lascia morì

Manfredonia – SEMBRA ancora ora. Ero in viaggio per la Toscana, 2002, era mattina quando il prof. Vincenzo non si svegliò più dal sonno, quando la moglie Rita lo chiamò. Era già in purgatorio, lontano da casa, in una lunga strada dentro una foce dalle acque calde.

Lui, Di Lascia Vincenzo, mio primo ed unico maestro, mi diceva sempre: “Figlie mije che Sant’ António Abate mi dia la grazia di morire mentre dormo così non soffro“.

Vincenzo mi raccontava del suo paese natale, Rocchetta Sant’Antonio, la cittadina che aveva preso il nome del santo, protettore delle anime, del fuoco, e degli animali, soprattutto del suo adorato porcellino con il quale faceva lunghe passeggiate. Il prof. Vincenzo godeva forse di una protezione particolare del Santo, che se lo portò via proprio nel giorno da lui desiderato, dopo una vita trascorsa a Manfredonia. Mi sorprende ancora una delle sue ultime poesie, dove parla chiaro di ciò che gli sarebbe accaduto quando Sant’Antonio lo avrebbe accolto proprio nel sonno, portandolo con sè, fuori dal fuoco dell’Inferno varcando la strada per il Paradiso.

di Claudio Castriotta




Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*