Politica Manfredonia

Riccardi: “Personale al Comune di Manfredonia? Propaganda: il piano smentisce il racconto del rafforzamento”

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PERSONALE AL COMUNE, MENO PROPAGANDA E PIU’ VERITA’: IL PIANO SMENTISCE IL RACCONTO DEL “RAFFORZAMENTO”

L’ultimo comunicato dell’amministrazione comunale di Manfredonia prova ancora una volta a vendere come svolta ciò che, alla prova dei numeri, svolta non è. Si parla di “figure strategiche”, di burocrazia da snellire, di territorio da presidiare meglio, di uffici più accessibili e di servizi più costanti. Ma dietro il tono trionfalistico resta un problema semplice: la realtà contenuta nel PIAO 2026-2028 è molto meno rassicurante della propaganda che la accompagna.

La verità è questa: nel documento compaiono 15 assunzioni a tempo indeterminato, ma quelle 15 non rappresentano il vero nuovo impulso della programmazione 2026-2028. In larga parte si tratta di procedure già rivenienti dalla precedente programmazione 2025-2027, alcune già effettuate, altre ancora in itinere, altre legate a mobilità, graduatorie o concorsi da completare.

Il dato politico vero è un altro, ed è quello che l’amministrazione evita accuratamente di mettere al centro: il nuovo piano assunzionale 2026-2028 prevede 10 assunzioni a tempo indeterminato, mentre nello stesso triennio il Comune prevede 39 cessazioni. Questo significa che il saldo resta pesantemente negativo. Anche volendo adottare la lettura più favorevole possibile all’amministrazione, e sommando alle 10 nuove assunzioni anche le 15 procedure pregresse ancora in corso, il risultato non cambia nella sostanza: le uscite restano superiori alle entrate.

Dunque, il punto non è stabilire se le assunzioni siano 10 o 15. Il punto è che, comunque la si legga, il Comune perde personale. E lo perde nel momento stesso in cui racconta alla città di voler rafforzare la macchina amministrativa, migliorare i servizi, accelerare i procedimenti e garantire una presenza più efficace sul territorio. È esattamente qui che la narrazione si incrina.

Ed è proprio qui che emerge con ancora più evidenza il punto che l’amministrazione continua a non affrontare: le criticità e le mancanze che cittadini e imprese vivono ogni giorno nei servizi comunali non sono casuali né episodiche, ma derivano in modo diretto e strutturale dalla carenza di personale. Uffici in affanno, tempi lunghi, difficoltà operative e ridotta presenza sul territorio non sono altro che la conseguenza di organici insufficienti e non adeguatamente rinnovati. E non ci si può nascondere né dietro le finanze dell’ente, come dimostra l’ultimo rendiconto approvato in giunta, né dietro il piano di rientro, che prevede ben altri numeri proprio sul personale. Un’amministrazione capace di programmare avrebbe messo al centro proprio questo tema, investendo sul personale sia in termini quantitativi che qualitativi, attraverso nuovi concorsi pubblici in grado di rafforzare davvero la macchina comunale e rispondere ai bisogni della città.

Perché non siamo davanti a un dettaglio tecnico o contabile. Siamo davanti a una questione politica enorme: come si pensa di garantire più efficienza, più rapidità, più controllo e più vicinanza ai cittadini se il personale diminuisce? Come si fa a parlare di modernizzazione dell’ente se il saldo complessivo continua a essere negativo?

Il quadro è ancora più preoccupante se si guarda alla qualità delle uscite. Le cessazioni non riguardano caselle astratte, ma profili essenziali per il funzionamento del Comune:

  • Personale amministrativo;
  • Tecnico-manutentivo;
  • Polizia locale;
  • Figure specialistiche.

Ogni unità che esce senza essere sostituita in modo adeguato significa meno operatività, meno competenze, meno memoria amministrativa, meno capacità di risposta. In una parola: un Comune più debole.

E tutto questo accade in un ente che al 31 dicembre 2025 dichiara 195 dipendenti, in una città complessa, con bisogni crescenti e con un contesto che richiederebbe ben altra visione sul ricambio generazionale. Lo stesso Piano richiama un indice di ricambio della popolazione attiva pari a 128,4, un dato che da solo dovrebbe imporre una programmazione molto più coraggiosa sul personale.

Per questo non basta rivendicare 15 assunzioni. Non basta sventolare numeri senza spiegare da dove vengono e cosa rappresentano davvero. Non basta costruire una comunicazione autocelebrativa per nascondere un fatto che resta lì, inchiodato nelle tabelle del PIAO: non c’è un rafforzamento strutturale della macchina comunale, ma un tentativo insufficiente di contenere una perdita che continua a essere più ampia degli ingressi. A questo si aggiunge un’altra questione che l’amministrazione continua a tenere ai margini del dibattito pubblico: la mancata valorizzazione piena delle risorse già presenti.

Resta aperta, infatti, la partita degli LSU ancora fermi a un impiego ridotto a sole 18 ore, senza una vera iniziativa politica forte per portarli a un assetto più dignitoso e funzionale, né una pressione seria verso Regione Puglia e Governo per affrontare finalmente una situazione che negli altri 48 comuni viene gestita con ben altra determinazione.

C’è poi un nodo squisitamente politico che l’amministrazione continua a rimuovere: quello del reclutamento del personale. In una città in cui si ripete, a ogni occasione, che bisogna trattenere i giovani e creare opportunità per le nuove generazioni, non si vede però la volontà di bandire neppure un vero concorso pubblico capace di consentire ai tanti giovani preparati e meritevoli di Manfredonia di partecipare ad armi pari. È questa la contraddizione più evidente tra la propaganda e la realtà: da un lato si parla di futuro, di valorizzazione dei talenti locali, di lotta allo spopolamento giovanile; dall’altro, quando si tratta di aprire davvero le porte del Comune, si continua a privilegia il reclutamento per mobilità o l’utilizzo di graduatorie di altri enti.

È una scelta formalmente legittima, ma politicamente sbagliata e profondamente miope. Perché trasmette un messaggio chiaro alla città: ai giovani di Manfredonia si chiede di restare, ma poi le occasioni concrete vengono cercate altrove. E il paradosso è ancora più evidente se si guarda a ciò che accade nei comuni vicini. Realtà come Monte Sant’Angelo o Apricena, pur tra difficoltà non diverse dalle nostre, sono riuscite a bandire concorsi pubblici aperti, dando a tutti la possibilità di misurarsi in modo trasparente. A Manfredonia, invece, si preferisce percorrere altre strade.

Ma c’è di più. Quando si attinge da graduatorie di altri comuni, non si stanno selezionando necessariamente i migliori in assoluto in un concorso pensato per Manfredonia, ma si finisce spesso per reclutare idonei collocati più avanti nello scorrimento, cioè candidati che seguono altri con punteggi superiori. Anche per questo la scelta di affidarsi sistematicamente a graduatorie esterne non può essere raccontata come la soluzione migliore possibile: è una scorciatoia amministrativa che evita il confronto aperto, limita la partecipazione dei giovani del territorio e indebolisce la trasparenza politica delle scelte. E su alcune graduatorie utilizzate, proprio per la loro provenienza o per le modalità con cui vengono selezionate, sarebbe opportuno pretendere molta più chiarezza e molta più trasparenza.

Un’amministrazione seria dovrebbe avere il coraggio di dire la verità: oggi il Comune non si sta rafforzando come racconta. Sta cercando di reggere l’urto delle uscite senza una strategia davvero all’altezza. E allora basta propaganda. Basta numeri usati per confondere. Basta comunicati costruiti per dare l’impressione di una svolta che i dati non confermano.

Manfredonia ha bisogno di altro: di un piano vero di rafforzamento del personale, di una linea chiara sul ricambio generazionale, di una valorizzazione concreta delle risorse interne, di concorsi pubblici aperti e trasparenti, di scelte coraggiose e verificabili. Perché un Comune che perde personale mentre promette più servizi, più efficienza e più presidio del territorio non sta costruendo il futuro: sta solo cercando di coprire la propria debolezza con la retorica della programmazione.

Palombella Rossa

Angelo Riccardi

La Vieste en Rose