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Riccardi: “Manfredonia verso un secondo magistrato del Giudice di Pace”

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GIUDICE DI PACE, DOPO LE PROTESTE UN PRIMO PASSO: MANFREDONIA VERSO UN SECONDO MAGISTRATO

Dopo le denunce e le proteste sulla situazione del Giudice di pace di Manfredonia, arriva un primo passo concreto: il Tribunale di Foggia propone di affiancare un secondo magistrato alla dottoressa Tonia Cocchiola. La proposta prevede l’applicazione della dottoressa Marica De Pinto, attualmente assegnata a San Giovanni Rotondo, per un anno, prorogabile di un ulteriore anno, con l’attribuzione della metà dei procedimenti civili e penali dell’ufficio.

Era questo il cuore della questione sollevata: non lasciare sulle spalle di un solo giudice l’intero carico di lavoro di Manfredonia. Nel precedente mio intervento era stato denunciato un dato eloquente: 1.313 procedimenti, tra civile e penale, concentrati su un unico magistrato. Non una critica alla sua professionalità, ma la richiesta di un’organizzazione proporzionata alla domanda di giustizia dei cittadini.

La carenza, del resto, veniva da lontano. Il decreto n. 89/2025 aveva attestato la scopertura di tutti e quattro i posti previsti nella pianta organica, ricostruendo il susseguirsi delle supplenze a partire dal 2022. Anni di soluzioni temporanee, durante i quali era stato necessario intervenire anche sul calendario delle udienze, sopprimendo un’udienza civile mensile e rinviando le controversie già fissate.

La nuova proposta affronta direttamente lo squilibrio dei carichi. Alla dottoressa De Pinto verrebbe assegnato il 50% dei procedimenti civili e il 50% di quelli penali attualmente affidati alla dottoressa Cocchiola, individuati attraverso i numeri di ruolo terminanti con cifra dispari. Anche i nuovi procedimenti verrebbero ripartiti tra i due magistrati. L’intervento, quindi, non riguarda soltanto i fascicoli già pendenti, ma anche il lavoro destinato ad arrivare nell’ufficio.

Alla presidente del Tribunale di Foggia, Beatrice Notarnicola, che ha firmato la proposta l’11 ottobre, va riconosciuto di avere indicato una soluzione concreta a una criticità seria. Denunciare ciò che non funziona significa anche riconoscere gli interventi che possono migliorarlo. E affiancare un secondo magistrato rappresenterebbe un avanzamento importante per la tenuta del servizio.

Ma un punto deve restare fermo: due magistrati sarebbero un miglioramento, non il completamento dell’organico. L’applicazione proposta è temporanea e non coincide con la copertura stabile dei quattro posti previsti. Sarebbe un errore considerare chiusa la questione proprio mentre si apre una possibilità concreta di affrontarla.

Per i cittadini, il risultato dovrà misurarsi nel funzionamento del servizio: nella regolarità delle udienze, nella gestione delle pendenze e nei tempi necessari per ottenere una decisione. Dividere i fascicoli non significa averli già definiti, ma distribuire il lavoro in modo più sostenibile è un passaggio necessario per dare all’ufficio condizioni migliori nelle quali operare.

Non si chiedono privilegi per Manfredonia, né risorse sottratte senza criterio agli altri territori. Si chiede che un presidio giudiziario essenziale possa funzionare senza dipendere continuamente da interventi provvisori. La temporaneità può servire a fronteggiare una difficoltà; non può diventare il modello permanente di organizzazione della giustizia.

Il segnale del Tribunale va dunque accolto positivamente. Adesso occorre dare seguito alla proposta e mantenere aperta la richiesta di una soluzione strutturale.

La legalità si difende mettendosì gli uffici giudiziari nelle condizioni di tutelare davvero i cittadini. Per Manfredonia c’è un primo passo. Il traguardo resta una giustizia che funzioni, stabilmente.

Palombella Rossa

Angelo Riccardi

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