Pistoia, aumenta il precariato nelle scuole
A Pistoia calano i posti stabili nella scuola mentre aumentano quelli dell’organico di fatto. Aumenta il precariato.

A Pistoia il nuovo anno scolastico si apre con un dato che conferma il peso crescente del precariato. Nel personale Ata diminuiscono i posti stabili. Aumentano invece quelli dell’organico di fatto, destinati soprattutto alle supplenze. L’organico di diritto scende di 18 unità, da 1.003 a 985 posti. Quello di fatto sale da 82 a 109. Una dinamica che mostra come le esigenze delle scuole crescano senza tradursi automaticamente in nuove assunzioni a tempo indeterminato. Il problema è particolarmente evidente sul sostegno, dove aumentano gli studenti con disabilità e, di conseguenza, anche il fabbisogno di personale. I posti di sostegno in organico di fatto salgono infatti a circa 1.081, mentre quelli stabili restano 625.
Meno posti stabili, più supplenti
I numeri dell’organico scolastico raccontano una situazione tutt’altro che semplice. Per il personale Ata, che comprende assistenti amministrativi, assistenti tecnici e collaboratori scolastici, l’organico di diritto previsto per il prossimo anno scolastico scende da 1.003 a 985 posti, con una riduzione di 18 unità.
Contemporaneamente, però, aumentano i posti dell’organico di fatto, che passano da 82 a 109, con un incremento di 27 unità. È proprio questa differenza a rendere significativo il dato. Le necessità delle scuole non scompaiono, ma vengono affrontate sempre più spesso attraverso posti temporanei e quindi attraverso il ricorso alle supplenze.
Il saldo complessivo degli organici, dunque, non racconta tutta la storia. Se si guarda soltanto al numero dei posti disponibili, l’aumento dell’organico di fatto potrebbe sembrare un segnale positivo. Osservando invece la composizione delle dotazioni, emerge una riduzione della componente stabile accompagnata dalla crescita di quella legata alle esigenze temporanee.
Il sostegno è il punto più delicato
La situazione appare ancora più significativa sul fronte del sostegno. Gli studenti con disabilità nella provincia di Pistoia passano dai 2.070 dello scorso anno ai 2.134 previsti per il prossimo, con un aumento di 64 alunni.
L’organico di diritto degli insegnanti di sostegno, tuttavia, rimane fermo a 625 posti. Per rispondere alla crescita delle esigenze, il numero dei posti in organico di fatto aumenta invece da circa 999 a 1.081 unità.
Il dato evidenzia una delle principali contraddizioni del sistema: la necessità di garantire il sostegno agli studenti è concreta e in crescita, ma gran parte delle risorse aggiuntive viene reperita attraverso posti che non fanno parte dell’organico stabile.
Secondo quanto riportato da La Nazione, sul sostegno la quota degli incarichi precari supera il 60%. Una percentuale particolarmente rilevante se si considera che la continuità del rapporto tra docente e studente rappresenta uno degli elementi fondamentali per costruire un efficace percorso di inclusione.
Il paradosso della scuola pistoiese
La vicenda di Pistoia mette quindi in evidenza un paradosso ormai noto nel mondo della scuola: aumentano le necessità, ma non necessariamente aumentano nella stessa misura i posti stabili.
Per il personale Ata il fenomeno è evidente nella contrapposizione tra i 18 posti di diritto persi e i 27 posti di fatto guadagnati. Sul sostegno, invece, la crescita degli studenti con disabilità comporta un significativo aumento del personale necessario, ma la maggior parte dell’incremento viene collocata nell’organico di fatto.
Il problema non riguarda soltanto i lavoratori precari, costretti ogni anno a attendere una nuova nomina, né esclusivamente l’organizzazione interna degli istituti. La questione coinvolge direttamente anche studenti e famiglie, perché il continuo avvicendamento del personale può rendere più difficile garantire quella continuità che dovrebbe rappresentare uno degli obiettivi prioritari della scuola.
Il ricorso alle supplenze è naturalmente indispensabile quando si verificano assenze o esigenze temporanee. Diventa però più problematico quando viene utilizzato per coprire fabbisogni che tendono a ripetersi con regolarità.
È questo il punto centrale del caso pistoiese: la scuola ha bisogno di personale, ma una parte crescente di quel personale viene utilizzata attraverso rapporti di lavoro temporanei.
Il risultato è una situazione nella quale il precariato non rappresenta più soltanto una fase di passaggio verso la stabilizzazione, ma rischia di diventare uno degli strumenti ordinari con cui le scuole riescono a garantire il proprio funzionamento.
A pochi giorni dall’avvio del nuovo anno scolastico, i numeri di Pistoia riportano quindi al centro una domanda che riguarda l’intero sistema scolastico italiano: se determinate esigenze diventano permanenti, perché continuano a essere affrontate principalmente attraverso posti temporanei?
Per ora la risposta, almeno nei numeri degli organici pistoiesi, appare evidente: meno posti fissi e più supplenti.



