Parma, il prof aggredito non farà denuncia: scoppia il dibattito
Il prof aggredito da alcuni studenti a Parma ha deciso di non sporgere denuncia: "Il mio è un intervento educativo"

Sta facendo discutere in tutta Italia il caso dei due docenti dell’ITIS Leonardo Da Vinci coinvolti nei giorni scorsi in una violenta lite con alcuni studenti nei pressi della scuola, a Parma. L’episodio, ripreso in un video diventato rapidamente virale sui social, mostra momenti di forte tensione: uno dei professori inseguito da alcuni ragazzi e un collega intervenuto per difenderlo, finendo colpito durante la colluttazione.
A colpire l’opinione pubblica non è stato soltanto il video, ma soprattutto la scelta del docente coinvolto di non presentare denuncia contro gli studenti. Una decisione maturata nonostante le pressioni ricevute in questura e il clamore mediatico seguito alla vicenda. “Non denuncio, considero il mio un intervento educativo”, ha spiegato il professore, 63 anni, docente di Sistemi e Reti dal 1985.
Prof aggredito: la ricostruzione dell’insegnante
Secondo la ricostruzione fornita dall’insegnante, tutto sarebbe nato da un rimprovero rivolto a uno studente che aveva preso a calci una lattina contro un’auto parcheggiata davanti alla scuola. Il giovane avrebbe reagito insultandolo e, alcune ore dopo, il confronto sarebbe degenerato nel parco vicino all’istituto. Il docente, però, continua a rifiutare la definizione di “aggressione”, sostenendo di non aver subito danni fisici e interpretando la sua scelta come un gesto coerente con il ruolo educativo della scuola.
Nel frattempo, il Consiglio d’istituto ha disposto la sospensione di trenta giorni per tre studenti coinvolti nell’episodio, la sanzione disciplinare massima prevista in questi casi. Non si esclude inoltre che i ragazzi possano subire conseguenze anche in sede di scrutinio finale.
Le parole del professore hanno però aperto un dibattito molto più ampio sul rapporto tra educazione, autorità e violenza scolastica. Da una parte c’è chi ammira la scelta dell’insegnante, leggendo nel suo rifiuto della denuncia la volontà di non distruggere definitivamente il percorso di adolescenti ancora recuperabili. Dall’altra, molti ritengono che episodi del genere rappresentino ormai il sintomo di una crescente delegittimazione della figura del docente e che minimizzare rischi di trasmettere un messaggio sbagliato.
Il caso ha inevitabilmente assunto anche una dimensione politica. Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha parlato di un episodio “grave”, denunciando l’aumento della violenza nella società e ribadendo la necessità di rafforzare il concetto di responsabilità individuale. Tuttavia, il docente coinvolto ha criticato alcune reazioni politiche e mediatiche, sostenendo che il problema non possa essere affrontato soltanto con toni repressivi o slogan securitari.
Questa vicenda, al di là delle singole responsabilità, fotografa una scuola italiana sempre più fragile e attraversata da tensioni profonde. Gli insegnanti si trovano spesso a operare in un clima difficile, stretto tra perdita di autorevolezza, conflitti educativi e crescente aggressività sociale. La situazione lavorativa di questi preziosi professionisti della nostra società, sta divenendo sempre più pericolosa.

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