Omicidio Giacomo Bongiorni: il dolore delle famiglie degli indagati
Proseguono le indagini sull’omicidio di Giacomo Bongiorni a Massa. Cinque gli indagati, tra maggiorenni e minori.

Proseguono le indagini sull’omicidio di Giacomo Bongiorni, avvenuto a Massa nella notte tra l’11 e il 12 aprile, davanti al figlio di 11 anni. Il quadro investigativo si sta definendo attorno a cinque giovani indagati, tra maggiorenni e minorenni, individuati grazie a testimonianze e immagini di videosorveglianza. La Procura sta valutando le singole responsabilità all’interno dell’ipotesi di concorso in omicidio volontario. Nel frattempo, emergono anche le prime reazioni delle famiglie dei ragazzi coinvolti, che parlano di uno shock totale e di una situazione “distruttiva”.
Indagini serrate e quadro ancora in evoluzione
Secondo quanto riportato dalle principali fonti investigative, gli indagati sono al momento cinque: due maggiorenni già sottoposti a fermo e tre minorenni la cui posizione è al vaglio della Procura minorile di Genova.
Le indagini si concentrano sulla ricostruzione minuto per minuto dell’aggressione, avvenuta dopo che la vittima sarebbe intervenuta per chiedere di fermare il lancio di bottiglie contro un esercizio commerciale. Da quel momento, secondo le ipotesi, la situazione sarebbe degenerata rapidamente fino al pestaggio fatale.
La Procura ha sottolineato che l’aggressione sarebbe stata particolarmente violenta e avvenuta in più fasi, elemento che rende centrale la valutazione del ruolo di ciascun soggetto coinvolto.
Le famiglie degli indagati: “Siamo distrutti”
Accanto al lavoro degli inquirenti, si fa spazio il dolore dei familiari dei giovani fermati. In un’intervista raccolta da La Stampa, il padre di uno degli indagati ha dichiarato: “Mio figlio non è un criminale” e ha aggiunto: “Siamo distrutti, non doveva finire così”.
Parole che raccontano lo smarrimento di famiglie che si dicono incapaci di comprendere come una situazione possa essere degenerata fino a un esito così grave. Alcuni genitori hanno inoltre espresso la volontà di collaborare e di sostenere, per quanto possibile, anche la famiglia della vittima.



