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Museo dell’Acqua: che fine ha fatto il progetto che avrebbe valorizzato Grotta Scaloria, ripristinato un antico lavatoio e riacceso le fontane pubbliche?

Non sembra avere un buon rapporto Manfredonia con i musei: vedi quello nazionale presso il castello, parzialmente aperto ed il più delle volte con accesso limitato da working in progress; il museo degli antichi mestieri a Siponto (l’etnografico Melillo), ormai sempre chiuso; il museo del mare, che potrebbe vantare il record del maggior numero di annunci di aperture imminenti negli ultimi dieci anni, ma che purtroppo ha ancora la saracinesca abbassata per varie difficoltà; infine, il museo dell’acqua, annunciato dall’ex sindaco Angelo Riccardi col beneplacito di AQP ed al momento ancora un sogno nel cassetto.

“L’idea progettuale del museo dell’acqua è nata nel corso delle nostre ricerche a grotta Scaloria”, spiega l’archeologa genovese Eugenia Isetti che da diversi anni ha trovato a Manfredonia una feconda terra di studi. “La grotta si trova a poche centinaia di metri dalla Stazione di Pompaggio di Via Scaloria sede storica dell’Acquedotto Pugliese, oggi dismessa e in stato di forte degrado. L’idea che questa elegante palazzina liberty potesse offrire la sede ideale per raccontare la storia della grotta ampliandola a quella del territorio, al Tavoliere, al suo millenario difficile rapporto con l’acqua, troppa o troppo poca, alla storia dell’acquedotto pugliese e alla conseguente svolta epocale, venne subito proposta all’allora Sindaco Riccardi”.

“Il Sindaco preso da subito a cuore la nostra idea, consentendoci di verificare l’esistenza all’interno della palazzina di importanti macchinari d’epoca di notevole interesse storico dato che negli anni ‘30 del secolo scorso questo impianto costituiva una stazione leader in Europa per la capacità di portare l’acqua dal livello del mare al comune di Monte Sant’Angelo (796 m. s.l.m.)”, racconta.
Sul fronte d’ingresso dell’edificio la data 1931 è la stessa della scoperta di grotta Scaloria, avvenuta proprio grazie alla costruzione di quel tratto dell’Acquedotto Pugliese. Affascinante coincidenza evidenziata dalla Isetti, “quasi fossimo in presenza di un cortocircuito storico che ha ricollegato la ‘nuova acqua’ della Puglia all’’antica acqua’ sacra celebrata in uno dei più importanti santuari mediterranei di 7000 anni”.

Lo IIAS, Istituto Italiano per l’Archeologia Sperimentale, presentò un progetto preliminare al sindaco Angelo Riccardi nel 2016 che si è ampliato nel tempo recependo le proposte avanzate dal sindaco stesso e dalla sua amministrazione. Ecco dunque che oltre alla proposta di apertura di un museo dell’acqua presso la stazione di pompaggio di via Scaloria, si pensò anche a ripristinare l’antico lavatoio di piazza Cessa.

Lavatoio di Piazza Cessa

Il progetto “Sul filo dell’acqua” ne aveva previsto la ricollocazione nel luogo originario ad esemplificare uno fra i tanti “luoghi dell’acqua” risorgive, fontane, cisterne e lavatoi che abbondavano proprio in quest’area della città, dal Vallone di Grotta Scaloria fino al Castello ed alla spiaggia. Il nuovo lavatoio avrebbe potuto tornare a svolgere, opportunamente riprogettato nel rispetto delle dimensioni e forme originarie, un ruolo di socializzazione anche se in forme diverse: palco attrezzato per piccoli concerti in piazza e rappresentazioni di teatro di strada, schermo per brevi proiezioni video, festival, rassegne oltreché supporto per la grafica che racconta la sua storia.

Infine, il progetto prevedeva anche il ripristino delle antiche fontane pubbliche in città ormai spente da anni.

“Accordi con Acquedotto, incontri con la Regione, con l’Ente Parco del Gargano sono stati portati avanti dall’ex sindaco Angelo Riccardi fino al 2019, anni nel corso dei quali si arrivò alla stipula di un protocollo di intesa che tuttavia non si è mai perfezionato a seguito delle dimissioni di Riccardi e del successivo commissariamento”, conclude Eugenia Isetti.

In questi mesi la Fondazione Re Manfredi ed altri enti hanno preso interesse a portare avanti questo progetto, ma ad oggi solo qualche lancio dall’agrodolce sapore pubblicitario, tanto che non si è nemmeno pensato a menzionare i veri ideatori e protagonisti di questo cammino di idee intrapreso ‘sul filo dell’acqua’. Concretamente, nulla è però stato fatto. Peccato. Poteva essere (e forse potrebbe esserlo ancora) un’importante opportunità per la storia e la cultura della città.

di Maria Teresa Valente

Maria Teresa Valente

Giornalista pubblicista dal 2000 ed impiegata, esercita anche l’attività di mamma full time di due splendidi e vivacissimi bambini: Vanessa e Domenico. È nata e cresciuta a Manfredonia (FG), sulle rive dell’omonimo Golfo, nelle cui acque intinge quotidianamente la sua penna ed i suoi pensieri. Collabora con diverse testate ed ha diretto vari giornali di Capitanata, tra cui, per 10 anni, Manfredonia.net, il primo quotidiano on line del nord della Puglia. Laureata in Lettere Moderne con una tesi sull’immigrazione, ha conseguito un master in Comunicazione Politica ed è appassionata di storia. Per nove anni è stata responsabile dell’Ufficio di Gabinetto del Sindaco di Manfredonia. Ancora indecisa se un giorno vorrebbe rinascere nei panni di Oriana Fallaci o in quelli di Monica Bellucci, nel frattempo indossa con piacere i suoi comodissimi jeans, sorseggiando caffè nero bollente davanti alla tastiera, mentre scrive accompagnata dalla favolosa musica degli anni ‘70 e ‘80.

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