Spettacolo Italia

Misteri di Lorenza Foschini e il fascino oscuro del paranormale

Un viaggio retrospettivo nel programma cult Misteri, tra stimmate, UFO, fantasmi e ospiti icone dell’esoterismo e della parapsicologia.

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Nel tardo autunno del 1994, la televisione italiana ospitò un programma che apriva una porta verso l’ignoto: con la professionale e brillante giornalista napoletana Lorenza Foschini alla conduzione, Misteri debuttò su Rai 2 il 30 ottobre di quell’anno, proponendo al pubblico un mix affascinante e inquietante di parapsicologia, fenomeni inspiegabili e riflessioni sulla soglia tra visibile e invisibile. Era un momento nel quale l’Italia televisiva cercava nuovi linguaggi: la cronaca bianca, l’inchiesta giornalistica, l’approfondimento culturale. Misteri puntò a un altro livello: tentava di sondare ciò che sfugge alla misura ordinaria, dalle stimmate alle apparizioni, dai contatti con l’aldilà agli extraterrestri. Lo fece con ricostruzioni filmate, testimonianze dirette, e un dibattito in studio con esperti. Nel rievocarne l’atmosfera – elegante, sussurrata, colata in una nicchia fra talk show e docu-esperienza – si coglie come quel programma fosse, in modo certo non convenzionale, un affresco della curiosità collettiva verso il mistero. Oggi, a distanza di decenni, riscoprire Misteri significa ritornare a un tempo in cui la televisione osava toccare la soglia dell’inspiegabile – e lo faceva con uno stile che oggi appare nostalgico, alto-borghese, avvolto in un velo elegante. In questo dossier ripercorriamo le caratteristiche del programma, esploriamo i temi affrontati, raccontiamo alcuni ospiti-chiave e addentriamo i casi più celebri, accompagnati da qualche curiosità e riflessione. Pronti a fare “quattro passi nel mistero”?

Il contesto: quando la Rai indagava l’occulto

Per capire davvero da dove nasce Misteri, bisogna riavvolgere il nastro fino ai primi anni Novanta. Se da una parte la TV italiana all’epoca andava forte con programmi squisitamente d’inchiesta relativi a cronaca, costume, politica e societa, l’altra faccia era quella dell’occulto. All’epoca, il Paese era scosso da episodi di cronaca che mescolavano riti satanici, esorcismi e sette pseudo-religiose; il dibattito su fede e male, su superstizione e scienza, invadeva le redazioni e i talk show. La Rai, nel suo ruolo di servizio pubblico, decise di guardare in faccia l’invisibile e di raccontare anche questi argomenti con il tono d’inchiesta. Un connubio apparentemente paradossale ma che si rivelò vincente! Tra i programmi simbolo di quella stagione spicca La cronaca in diretta, condotta da un giovane Alessandro Cecchi Paone con servizi firmati da Piero Marrazzo, che all’epoca si distingueva per la sua capacità di trasformare la cronaca in narrazione sociale. Ma anche Mixer di Giovanni Minoli affontò talvolta queste delicate tematiche. Quelle puntate, che affrontavano il tema delle presunte possessioni diaboliche, degli esorcismi, del satanismo e della parte oscura della religione cristiana (il diavolo), rappresentarono una novità assoluta: per la prima volta la Rai parlava di demonologia in prima serata, con telecamere puntate su riti e testimonianze al limite tra fede e suggestione. Era un giornalismo che non rideva del mistero, ma lo analizzava con curiosità antropologica. In questo clima di apertura e sperimentazione nacque Misteri di Lorenza Foschini, prodotto perfetto di quel linguaggio ma più elegante, più meditativo, più “borghese”. Foschini prese le distanze dal clamore e scelse il silenzio come cifra narrativa, affidando al racconto e al dubbio il fascino del soprannaturale. Così “Misteri” divenne davvero figlio del suo tempo: un tempo in cui la televisione pubblica, invece di fuggire l’ombra, la illuminava con la luce sobria dell’inchiesta culturale.

Le edizioni e la struttura del programma

La prima edizione di Misteri prese il via il 30 ottobre 1994 su Rai2. ll format prevedeva che ogni puntata fosse introdotta da una breve ricostruzione filmata – testimonianze, luoghi, fenomeni inspiegati – seguita da un dibattito in studio con testimoni, esperti di parapsicologia, medici, teologi. La conduzione di Lorenza Foschini assumette il ruolo di guida-narratrice: una voce che accompagnava lo spettatore nella dimensione del non-ordinario. Nel corso della sua vita televisiva, Misteri affrontò un notevole ventaglio di argomenti: dalle stimmate sacre alle apparizioni mariane, dai fantasmi agli UFO, dal contatto con l’aldilà alle guarigioni miracolose. Per esempio, la puntata-pilota raccontava del caso della signora Anita Pensotti e di Colly, il presunto spirito di un bambino nato in Inghilterra nell’Ottocento che entrava in contatto con lei, e di coniugi perugini vittime di una presenza sovrannaturale nella loro casa. La sigla e la veste estetica del programma contribuivano a creare un’atmosfera sospesa: la sigla riprendeva un’aria daiMozart, la “Regina della Notte”, considerata “il più grande compositore esoterico”. Dal punto di vista della cronologia precisa delle edizioni, i dati sono meno dettagliati: secondo alcune fonti il programma avrebbe avuto una o più stagioni nel biennio 1994-1995. Il sito delle Teche Rai ricorda che la prima edizione è “riproposta” a partire da quella data. In sintesi, la struttura restava costante: apertura con ricostruzione, intervista e contestuale dibattito in studio, conclusione con riflessioni e prospettive. Da un lato, questo schema garantiva continuità; dall’altro, dava spazio al cambiamento di tema e tonalità puntata per puntata, mantenendo però un’impronta elegante, distesa e curiosa. È proprio questa componente stilistica che oggi risulta affascinante: non urla il mistero, lo sussurra.

Gli argomenti trattati: tra sacro e ultraterreno

Misteri si collocava nel solco dei programmi di approfondimento, ma con un marcato orientamento verso il paranormale. Le stimmate, le apparizioni mariane, i casi di esorcismo, le presunte comunicazioni con l’aldilà, i fantasmi e le infestazioni, i fenomeni ufo-extraterrestri: ciascuna di queste tessere costituiva un pezzo del mosaico inquietante che il programma costruiva davanti agli occhi del telespettatore. Spiccava anche un tentativo – seppur controverso – di assumere un tono quasi “scientifico”: la testimonianza diretta, lo specialista intervistato, l’analisi in studio. Tuttavia, come più volte notato, la comunità scientifica avanzò critiche: ad esempio la dichiarazione di Renato Angelo Ricci secondo cui «non esiste esperienza sperimentale accertata di alcuno dei fenomeni paranormali citati nel corso della trasmissione». Eppure Misteri non cercava semplicemente di “spaventare”: piuttosto, proponeva un viaggio del pensiero nella soglia dell’ignoto. Raccontava di presenze che restano chiuse alla razionalità, tracciava contorni di misteri che la scienza ufficiale non accoglie. Per esempio,in una puntata speciale del 3 aprile 1995, s affrontò il caso delle statue delle Madonna che piangono; il caso più celebre in Italia fu quello di Civitavecchia, avvenuto proprio quell’anno. In ciascuna puntata, la tensione narrativa era mantenuta da un duplice registro: il racconto testimoniale – “io ho visto, io ho vissuto” – e l’intervento dell’esperto – “questo potrebbe essere spiegato così, oppure no”. Questo yin-yang tra esperienza soggettiva e tentativo d’interpretazione restituiva al programma un’eleganza rara: riusciva a spingere più verso la seduzione dell’ignoto, che verso lo spavento. Infine, va sottolineato un aspetto nostalgico: oggi quei temi – fantasmi, presenze, esoterismo – vengono spesso trattati in modo sensazionalistico. Misteri, al contrario, conservava una tonalità di ambientazione anni Sessanta-settanta: riflessiva, avvolta, lievemente teatrale, quasi romantica nella sua curiosità.

Gli ospiti-chiave

Tra gli ospiti che attraversarono il programma figurano figure destinate a rimanere nel ricordo di chi seguiva quel tipo di televisione. Ad esempio, Gabriele Amorth, celebre esorcista italiano, partecipò a Misteri. Secondo un libro a lui dedicato: «Il grande pubblico ha imparato a conoscerlo negli anni ’90 grazie alla sua partecipazione a trasmissioni come “Misteri”, il programma di RaiDue condotto da Lorenza Foschini». Da menzionare anche Padre François Brune, amico di Padre Pellegrino Ernetti (l’inventore del fantomatico Cronovisore). Ancora: Simone Morabito, noto psichiatra scomparso lo scorso luglio, apparso in altre trasmissioni legate al mistero e alla religione, come Miracoli su Rete 4 e Stargate – Linea di confine su La7, ma anche noto per i video su Youtube assieme ad Arrigo Muscio in cui parlava di Cristianesimo e satanismo. Da non dimenticare il saggista e fotografo francese Michel Random e Giorgio Harold Stuart, gentleman italo-britannico, autore del libro “Italia dei fantasmi”. Tra questi ospiti, la caratteristica era che – pur venendo da ambiti diversi (teologia, medicina, psichiatria, parapsicologia) – offrivano una testimonianza o un’interpretazione che trascendeva l’ordinario. Così l’esperto in studio non era solo “esperto televisivo”, ma talvolta un protagonista di esperienze al limite: questo conferiva al programma un’aura di serietà mista a enigma. È importante sottolineare che la presenza di questi interlocutori contribuiva a dotare la trasmissione di un certo prestigio: non parlava solo di fantasmi da fiction, ma cercava (anche se con limiti) di dialogare con chi studiava quei fenomeni o li viveva direttamente. Ecco perché, nella memoria degli spettatori, Misteri conserva un fascino che trascende la mera curiosità da seconda serata.

Casi celebri: Andrea Sardos Albertini e Maddalena Matano

Tra le storie più toccanti raccontate da Misteri c’è quella di Andrea Sardos Albertini, un giovane triestino scomparso nel 1981 in circostanze rimaste senza spiegazione. Andrea aveva venticinque anni, studiava Giurisprudenza e un giorno, improvvisamente, fece perdere le sue tracce: la sua auto venne ritrovata a Mestre, ma di lui non si seppe più nulla. Il padre, Lino Sardos Albertini, per anni visse sospeso tra dolore e speranza, finché — secondo quanto raccontò in trasmissione — iniziò a ricevere messaggi che riteneva provenire dal figlio, grazie all’intervento di una medium. Da quelle comunicazioni nacque un percorso interiore che il padre decise di raccontare nel libro Esiste l’Aldilà, pubblicato da Reverdito Editore: un volume che unisce testimonianza personale e riflessione spirituale, trasformando il lutto in un tentativo di dialogo con l’invisibile.In quella puntata (20 novembre 1994) la presenza di studiosi come Padre François Brune e Cecilia Gatto Trocchi rese il confronto serrato; il tono si fece acceso proprio quando le tesi del padre vennero incalzate da obiezioni scettiche, sullo sfondo di una linea critica che in Misteri aveva spesso il volto del CICAP. A dare il quadro del clima, basta ricordare che in un’altra puntata la trasmissione ospitò il presidente CICAP Steno Ferluga, a testimonianza di un contraddittorio costante fra testimonianza e verifica. Inoltre, tra le storie che hanno segnato la memoria del programma c’è quella di Maddalena Matano, la ragazza defunta che la famiglia diceva di continuare ad ascoltare grazie alla metafonia. Non fu un passaggio marginale: la puntata dedicata alla psicofonia mise i Matano davanti alle telecamere e poi agli strumenti degli scettici, in un raro tentativo di portare il laboratorio nel salotto televisivo.

La cifra stilistica e il fascino nostalgico

La televisione di quegli anni aveva un ritmo, un lessico, uno scenario che oggi appare lontano: luci basse, studio raccolto, struttura non frenetica. Misteri si inseriva perfettamente in quell’orizzonte: un prezioso equilibrio tra sobrietà, suggestione e rigore televisivo. Lorenza Foschini, con il suo tono misurato, non gridava ma invitava a riflettere. Il programma non puntava semplicemente al sensazionalismo – pur esplorando temi sensazionali – ma alla narrazione del limite. Raccontava ciò che non sapremmo spiegare, ma lo faceva con rispetto, con attenzione. Questo tono romantico, professionale e garbato conferiva al tutto una voce diversa, in cui lo spettatore era invitato a partecipare più che a consumare. È proprio questa linea estetica a rendere oggi gli episodi di Misteri affascinanti: appaiono come reliquie televisive di un’epoca in cui la Rete non diluiva tutto, in cui l’approccio al mistero poteva essere lento, meditativo, quasi raffinato. Il dibattito in studio era dialogico, non sempre risolutivo ma interrogativo. Un programma che osava «fare quattro passi nel mistero», come recitava l’introduzione della prima puntata. In questo senso, oggi Misteri rivive come testimone di un’epoca televisiva che sapeva concedere respiro, che non divorava l’attenzione in secondi ma la accompagnava.

Da Misteri a Mistero: due epoche, due linguaggi

Se Misteri di Lorenza Foschini rappresentò l’interpretazione “alta” e quasi accademica del soprannaturale, Mistero — andato in onda anni dopo su Italia 1 — ne fu la versione pop e spettacolare. Due titoli simili, ma due mondi opposti. Quello di Misteri era un racconto televisivo intimo, quasi da salotto borghese, costruito su inchieste giornalistiche, testimonianze e dibattiti fra teologi, medici e studiosi. Lo stile era sobrio, il tono misurato, la regia rarefatta. Anche quando si parlava di esorcismi o apparizioni, la narrazione conservava una tensione elegante, una curiosità rispettosa. Mistero, nato su Italia 1 nel 2009, sembrò inizialmente voler proseguire quella tradizione: il primo conduttore fu Enrico Ruggeri, a seguire ci furono nomi quali Daniele Bossari, Jane Alexander e Raz Degan. Le prime edizioni cercavano di mantenere un equilibrio tra divulgazione e suggestione. Ma col tempo il format si trasformò: dai dossier agli gnomi armati di ascia, dal confronto tra esperti alla teatralità dell’effetto, da argomenti affascinanti come le mummie di Palermo e la Sindone a teorie esilaranti come la terra cava e Michael Jackson ancora vivo. Insomma, ciò che in Misteri era introspezione diventò in Mistero puro intrattenimento. Il programma di Rai 2 si rivolgeva a uno spettatore adulto, colto, interessato a capire; quello di Italia 1 puntava su un pubblico più giovane, a caccia di brividi visivi e curiosità esoteriche da “grande notte dell’occulto”. Entrambi hanno segnato la memoria televisiva italiana, ma in modi opposti: Misteri come un esperimento culturale unico, degno di un archivio, Mistero come fenomeno pop che ha portato il paranormale nei corridoi del prime time, talvolta perdendo il senso della misura. È la parabola perfetta della televisione italiana: da un linguaggio che cercava di capire l’invisibile, a uno che voleva solo mostrarlo.

Riflessione finale e dove rivedere le puntate

Ripercorrere Misteri è tornare a respirare un’atmosfera che oggi appare come un mondo perduto: la televisione come finestra sul non-ordinario, senza eccessi, senza schermi iper-accelerati, con un approccio che amava l’ombra dei fenomeni tanto quanto la luce del dibattito. Guardandolo oggi non possiamo ignorare che molti temi affrontati restino controversi, non dimostrati, talvolta censurati dalla scienza ufficiale. Eppure proprio questo lascia spazio alla seduzione: la consapevolezza che non tutto è tagliato col righello, che l’ignoto esiste – o esiste la sua idea – e merita di essere raccontato. Per chi volesse rivederlo a distanza di decenni o scoprire da neofita questo atipico (per i giorni nostri) ma affascinante programma, le puntate di Misteri sono oggi disponibili su RaiPlay. Buona visione!