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Manfredonia, la denuncia: “La variante al PRG nascosta tra settanta allegati”

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Manfredonia, la denuncia: “La variante al PRG nascosta tra settanta allegati”

Era il 22 gennaio 1998 quando la Giunta Regionale approvò definitivamente il Piano Regolatore Generale, che nel 1996 aveva avuto il via libera dalla Giunta Prencipe tra molti dubbi e forti perplessità sulla qualità della pianificazione ereditata.

Dopo un iter amministrativo durato quasi 30 anni, ci aveva pensato un Commissario ad acta nel 1991 e nel 1993 ad adottarlo ed il Comune avrebbe dovuto solamente adeguarlo ad una serie di prescrizioni imposte dagli Uffici regionali. Nel frattempo il Piano di Fabbricazione aveva esaurito le capacità edificatorie ed il settore dell’edilizia era fermo da un decennio, per cui si volle tener fede all’impegno preso in campagna elettorale di dotare finalmente la città di un PRG, prendendo per buono ciò che era stato previsto ed approvato fino ad allora.

In realtà, il Consiglio comunale, ridotto a un esiguo numero di consiglieri a causa delle numerose incompatibilità, completò l’opera introducendo ulteriori modifiche che ampliarono le cosiddette “aree aggregate” (esterne al perimetro delle aree da edificare, i cui proprietari acquisivano così il diritto a partecipare agli stessi vantaggi previsti per quelle poste all’interno del perimetro), comprendendo persino i valloni e le cave ancora destinate all’attività estrattiva.

Riletta oggi, la scelta di approvare quel PRG appare gravida di conseguenze devastanti. Gli ormai famigerati “comparti edilizi” hanno prodotto un enorme consumo di suolo e un sistema di regole che ha contribuito a determinare fallimenti imprenditoriali e l’indebitamento ben oltre il previsto di tante famiglie. Numerosi cittadini hanno perso la casa acquistata o, nel migliore dei casi, sono stati costretti a pagarla due volte. Sono sorte intere aree residenziali prive di servizi, con opere di urbanizzazione ancora incomplete, mentre si sono moltiplicati i contenziosi tra consorzi, imprese, cooperative, Comune e compagnie assicurative.

Questa ferita, anche dopo la faticosa realizzazione delle opere infrastrutturali essenziali, dovrebbe essere finalmente ricucita, integrando pienamente quei quartieri con il resto del tessuto urbano. Occorre ora un serio programma di riqualificazione, da elaborare con la partecipazione di tutti i soggetti coinvolti. È vero, abbiamo perso l’occasione offerta dal PNRR, ma possiamo e dobbiamo progettare fin da ora gli interventi necessari, così da essere pronti a cogliere le prossime opportunità.

E mentre tutta questa storia, piena di lividi e sofferenze, parla ancora di sé, la Giunta Comunale, con delibera n. 167 del 08/07/2026 ad oggetto “Atto d’indirizzo per l’individuazione degli obiettivi dell’adeguamento del PRG al PPTR e della variante fronte mare e riduzione del consumo di suolo ai sensi dell’art. 11, comma 1, della L.R. n. 20/2001”, ha prodotto un provvedimento che contiene più di settanta allegati.

Tra questi, paradossalmente, anche lo stesso atto d’indirizzo, che invece di rappresentare il cuore visibile del provvedimento viene relegato tra gli allegati, con l’evidente conseguenza di annacquarne la portata e la sua vera natura: quello di indicare chiaramente gli obiettivi e come li si vuole raggiungere, attraverso quali scelte e con quali strumenti normativi.

Il programma elettorale depositato in occasione delle elezioni amministrative dell’8-9 giugno 2024 dal candidato sindaco Domenico La Marca riporta, a pagina 18: “Occorre, inoltre, approvare il PUG e il Piano di Recupero del Centro Storico. In particolare, il PUG, considerato il reale andamento demografico, dovrà ridurre al massimo il consumo di suolo.”

Non solo si compie un clamoroso cambio di programma in barba agli elettori, ma si evita accuratamente di spiegare perché si sia scelto di abbandonare l’approvazione del Piano Urbanistico Generale, come invece previsto e sostenuto in campagna elettorale: una scelta che potrebbe anche rivelarsi giusta, ma che andava condivisa con la città, con le associazioni datoriali, le associazioni di categoria e tutti gli interessi in campo. Si agisce invece nel silenzio, con la complicità di molti, a partire dai firmatari del provvedimento e dai consiglieri comunali, proni a sostenere qualsiasi decisione. A questi interlocutori privilegiati converrebbe chiedere conto del provvedimento e dei suoi allegati, per capire se abbiano davvero idea di cosa hanno approvato.

In questa città il sindaco La Marca è diventato un bravo cantastorie, palesemente e pubblicamente delegittimato da tutte le componenti amministrative, che lo utilizzano come foglia di fico per proseguire in una gestione confusa, funzionale solo alle fabbriche del clientelismo e del consenso.

Nemmeno l’incontro per verificare, dopo due anni, lo stato di attuazione del programma elettorale presentato agli elettori, organizzato dal sindaco La Marca sabato 4 luglio presso Casa di Abramo e Sara, è stato l’occasione per una riflessione seria e articolata, che avrebbe dovuto sancirne il fallimento, vista la scarsa partecipazione dei protagonisti che governano la città. In una situazione di questo tipo, un sindaco che avesse un minimo di dignità politica dovrebbe giungere a un’unica conclusione: rimettere il mandato ricevuto, per manifesta incapacità e mancanza di autorevolezza politica.

A un quadro cosi complesso si aggiunge una città ridotta senza spina dorsale, incapace di essere protagonista, attraverso i suoi soggetti civici e associativi, di una discussione seria e utile a riprendere in mano il filo di uno sviluppo locale, lasciato nelle mani di pochi soggetti che, come per il PRG, rischiano di produrre gli stessi effetti devastanti già vissuti: effetti che sarebbe bene, questa volta, evitare.

Palombella Rossa – Angelo Riccardi

#palombellarossa