
Manfredonia, “Il disastro annunciato”
QUELLO DI UN’AMMINISTRAZIONE INCAPACE E IMMOBILE
Manfredonia è in ginocchio. Lo è per colpa di un disastro ambientale che, lungi dall’essere un fatto episodico o imprevedibile, è il frutto diretto di anni di negligenze, silenzi e totale assenza di programmazione. La rottura di una condotta fognaria, un’infrastruttura fondamentale, ha causato lo sversamento diretto di liquami in mare, costringendo le autorità a emettere divieti di balneazione a catena: prima sul litorale di Siponto, poi fino all’Acqua di Cristo, toccando l’intero fronte costiero della città.
Non è solo un disastro ambientale. È una paralisi dell’intero tessuto economico e sociale cittadino. È un colpo durissimo inferto a chi vive di turismo, accoglienza, ristorazione, a chi ha scommesso sul mare come risorsa per costruire un futuro sostenibile per sé e per i propri figli. Oggi questi operatori, già provati da anni difficili, si trovano a dover affrontare la stagione estiva più drammatica di sempre, senza alcun tipo di supporto, con le spiagge vuote, i clienti che scappano e l’immagine della città devastata.
Di fronte a tutto questo, il comportamento dell’amministrazione comunale è stato semplicemente sconcertante. Nessuna azione tempestiva, nessuna presa di posizione dura verso i responsabili, nessuna proposta concreta per mitigare il danno. Solo frasi fatte, sorrisi di circostanza, qualche foto istituzionale e una colpevole tendenza allo scaricabarile. Il Sindaco sembra più preoccupato di mantenere in equilibrio la narrazione che di risolvere i problemi. Forse dovrebbe davvero incatenarsi ai cancelli dell’Acquedotto Pugliese, questa volta non per farsi fotografare o suonare una chitarra, ma per rivendicare con forza, e con la dignità che il ruolo impone, il rispetto dovuto a una comunità intera.
La città non ha più bisogno di pose, ha bisogno di risposte. E non può accontentarsi della stanca litania delle giustificazioni. Il disastro ha dei responsabili, e questa volta sappiamo chi sono. A chi amministra chiediamo chiarezza, rapidità, concretezza. Ci chiediamo cosa ancora debba accadere perché qualcuno si assuma una responsabilità piena e si attivi con la serietà che il momento impone.
Le soluzioni non sono impossibili, né lontane. Occorre immediatamente:
Una riduzione sostanziale del Canone Unico Patrimoniale per tutte le attività colpite;
L’adozione di una nuova ordinanza che regoli la diffusione sonora, con orari equilibrati, fondati su un piano aggiornato di zonizzazione acustica, copiando integralmente modelli virtuosi già in uso in realtà turistiche simili come Vieste, Barletta o Margherita di Savoia;
Apertura di un tavolo permanente con gli operatori economici, non per parlarne, ma per agire.
Non servono nuovi studi, analisi, tavoli tecnici o dichiarazioni d’intenti. Serve il coraggio di decidere, assumendosi oneri e responsabilità. Basta copiare ciò che già funziona altrove, e applicarlo con umiltà e buon senso. La comunità non può più attendere.
E come se tutto questo non bastasse, ieri sera sul palco della rassegna “Rive d’Autore“, il Sindaco ha avuto l’ardire di dichiarare, davanti a un pubblico attonito, frasi sconcertanti: “noi non siamo come le passate amministrazioni che nascondono la polvere sotto il tappeto”.
Un autogol clamoroso, un attacco diretto a chi, oggi, siede al suo fianco in Giunta e in Consiglio. Un’esternazione arrogante, fuori luogo, e pericolosa: o il Sindaco sa qualcosa che qualcuno vuole tacere, oppure vive davvero in un mondo scollegato dalla realtà, un mondo fatato.
Non si governa una città con le mani conserte, magliette stropicciate e lo sguardo altrove.
Movimento Civico Città Protagonista


