Manfredonia. Dal restauro alla scoperta: Giacometta Beccarini riemerge dai documenti

Manfredonia. Dal restauro alla scoperta: Giacometta Beccarini riemerge dai documenti
Un’Aula consiliare piena per una serata dedicata al restauro di un dipinto, alla ricerca storica, alle fonti. E per di più di sabato sera. È stata forse questa la prima, bellissima sorpresa della presentazione del restauro de “Il ratto di una clarissa”: vedere tante persone scegliere di esserci, ascoltare, interrogarsi insieme a noi sulla storia di Manfredonia.
Avevo aperto la serata dicendo che non avremmo presentato soltanto un restauro, ma raccontato la storia di un ritorno. E così è stato.

Un percorso ripreso dopo anni quando, dopo aver assunto la delega alla Cultura, su impulso di Antonello D’Ardes e Giacomo Telera, decisi di riallacciare i rapporti con la Biblioteca Francescana Provinciale e con frate Stefano De Luca. Da lì siamo arrivati alla donazione del dipinto al Comune, al coinvolgimento della Soprintendenza, alle autorizzazioni necessarie e, infine, al delicato intervento di restauro affidato a Maria Elena Lozupone.
Ieri sera abbiamo potuto finalmente vedere il risultato di quel lavoro.
Dopo il saluto del sindaco Domenico La Marca, che ha sottolineato il valore della restituzione alla città di un bene che entra a pieno titolo nel nostro patrimonio culturale, sono intervenuti anche i dirigenti che, per le rispettive competenze, hanno accompagnato questo percorso. La dirigente alla Cultura, Maria Sipontina Ciuffreda e
il dirigente Michele Prencipe, responsabile anche del patrimonio storico dell’Ente, che hanno confermato la volontà di procedere nella direzione della tutela e soprattutto della valorizzazione, per rendere vivo il patrimonio storico della città.
Con Gaia Caula, funzionaria restauratrice della Soprintendenza, siamo poi entrati nel merito della tutela e del restauro. Poi Maria Elena Lozupone, che quel dipinto lo ha avuto materialmente tra le mani, centimetro dopo centimetro, ci ha condotti dentro il lavoro del restauro. Le immagini del video che ha realizzato ci hanno mostrato le diverse fasi che hanno mostrato quanto studio, pazienza, competenza e rispetto siano necessari per restituire leggibilità a un’opera profondamente segnata dal tempo.
Ma restaurare significa anche tornare a interrogare ciò che un’opera racconta. Ed è qui che siamo entrati nella seconda parte della serata.
Frate Stefano De Luca ci ha regalato un momento intenso, raccontando con grande emozione il legame profondo della comunità francescana con questo dipinto. Andrea Pacilli ci ha poi aiutati a riflettere su ciò che appartiene alla storia documentata da ciò che, nel corso dei secoli, si è sedimentato nella tradizione, facendo della Beccarini una figura sospesa tra storia e leggenda, legata al terribile sacco turco di Manfredonia del 1620.
E poi è arrivato il colpo di scena della serata. Durante il suo intervento, Giacomo Telera ha mostrato un documento che aggiunge un tassello straordinario alla ricerca: il certificato di battesimo, datato 6 gennaio 1613, di Iacoma Beccarina. Giacometta, dunque, è esistita davvero! Non soltanto un nome tramandato nei racconti, dunque, ma una bambina della Manfredonia del Seicento della quale oggi abbiamo finalmente una testimonianza documentaria.
Antonello D’Ardes ha infine spiegato come il cammino di oggi guardi già al futuro: il dipinto andrà infatti ad impreziosire il Museo Civico Manfredi, dove potrà entrare a far parte di un racconto più ampio della storia della nostra città. In attesa del completamento del Museo, e d’intesa con la Soprintendenza, il dipinto sarà temporaneamente custodito nella stanza del Sindaco, a Palazzo San Domenico, dove resterà fino alla sua collocazione definitiva.
Il mio grazie va a tutti i relatori e anche alle tantissime persone che hanno scelto di riempire l’Aula consiliare in un sabato sera. Con la serata di ieri abbiamo fatto qualcosa di più che presentare un restauro: abbiamo rimarcato il senso della cultura che serve a conservare, studiare, interrogare i documenti, mettere a confronto le fonti e continuare a cercare.
Maria Teresa Valente
Assessora al Welfare e Cultura


