Cronaca Italia

Mamma e figlia morte a Pietracatella: si cerca la ricina in 131 case

La ricerca di tracce di ricina si estende oltre l'abitazione della famiglia Di Vita: 131 campioni prelevati in tre diverse aree.

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Le indagini sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, morte a causa di avvelenamento per ricina, vanno ben oltre l’abitazione in cui vivevano le due vittime. Gli ultimi accertamenti confermano infatti un ampliamento delle verifiche, che gli esperti tedeschi del Robert Koch Institut hanno condotto insieme agli investigatori italiani. Nel corso delle operazioni glia ddetti ai lavori hanno raccolto 131 campioni in tre diverse aree del paese, con l’obiettivo di individuare eventuali tracce della potente tossina su superfici e ambienti. Un’attività investigativa che punta a ricostruire con precisione dove la ricina possa essere stata conservata, manipolata o utilizzata.

Le ricerche si estendono a tre diverse aree

La caccia alle tracce della ricina prodsegue oltre l’appartamento della famiglia Di Vita. Secondo gli ultimi sviluppi dell’inchiesta, gli specialisti del Robert Koch Institut di Berlino, impegnati nelle indagini insieme alle autorità italiane, hanno effettuato un’ampia attività di campionamento prelevando 131 reperti in tre differenti aree.

Le verifiche hanno interessato innanzitutto l’abitazione in cui vivevano Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, ma hanno subito un’estensione anche ad altri immobili collegati al contesto familiare. Tra questi figura l’appartamento della madre di Gianni Di Vita, situato al piano inferiore dello stesso edificio, oltre a un ex granaio oggi utilizzato come magazzino e adiacente alla casa.

L’estensione degli accertamenti rappresenta uno degli elementi più rilevanti di questa fase investigativa. L’obiettivo degli esperti è individuare eventuali residui della tossina sulle superfici e raccogliere prove scientifiche che possano chiarire dove il colpevole (o i colpevoli) della morte di Antonella e Sara avrebbero conservato e manipolato la ricina. Gli esperti sottoporranno ogni campione ad analisi di laboratorio, i cui risultati potrebbero fornire nuovi elementi utili per ricostruire la dinamica dell’avvelenamento e fare luce sulle responsabilità del duplice omicidio.

I reperti sono già nei laboratori di Berlino

L’attività svolta a Pietracatella rappresenta solo la fase iniziale dell’indagine scientifica. I 131 campioni raccolti durante i sopralluoghi sono stati trasferiti nei laboratori del Robert Koch Institut di Berlino, per accertare l’eventuale presenza di tracce di ricina. Gli esperti esamineranno singolarmente ogni reperto, con l’obiettivo di individuare eventuali residui della tossina e fornire nuovi elementi utili a ricostruire le modalità dell’avvelenamento e il percorso seguito dal veleno.

L’esito delle analisi potrebbe rivelarsi decisivo per l’inchiesta, soprattutto se dovessero emergere tracce di ricina in uno o più degli ambienti sottoposti a verifica. Un eventuale riscontro positivo consentirebbe infatti agli investigatori di ricostruire con maggiore precisione il percorso della tossina e le modalità della presunta manipolazione. Per il momento, però, bisognerà attendere: la Procura non ha indicato una data precisa per la conclusione degli esami, chiarendo soltanto la necessità di altri giorni prima che i risultati vengano resi noti.

Ricina: ricerca di tracce nelle altre abitazioni

Uno dei principali interrogativi a cui gli accertamenti scientifici dovranno dare risposta riguarda il luogo della possibile manipolazione della ricina. Le analisi sui campioni raccolti potrebbero infatti aiutare gli investigatori a individuare eventuali tracce della tossina su superfici e oggetti. Questo al fine di offrire nuovi elementi per ricostruire le fasi che hanno preceduto l’avvelenamento di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita.

C’è un però. L’eventuale rinvenimento della ricina in uno degli ambienti ispezionati non basterebbe di per sé a individuare un responsabile. Un simile riscontro rappresenterebbe un tassello dell’inchiesta. Un tassello da valutare insieme a tutti gli altri elementi raccolti dagli investigatori. Questo oltre alle consulenze tecniche, gli accertamenti scientifici e le testimonianze.

Fonte: Facebook

FONTI:

Leggo