La terra dei fatti miei

PARTITO da Manfredonia,  saliva Monte Sant’Angelo con la macchina ed era sera, la salita fredda e aspra accompagnata stranamente da una leggera umidità,il tempo padroneggiava l’ambiente, le cime dei monti erano rasi e incolti da sembrare da lontano zuccotti di panno rigido dei frati . Quei pochi alberi segnavano le curve strette e continue ad ogni numero. Quando fu su, all’ultimo tornante..iniziò a vedere la periferia del paese.

Si stava recando in città per degli affari ,doveva incontrare qualcuno,o più di uno,in particolare..forse una banda di scacciacani in quell’entroterra omertosa fine anni ‘80,di sguardi bassi e accigliati con le coppolesghembo . In quella strada lunga piena di vicoli che portava a San Michele Arcangelo. Lui ,un venditore di frutta, stava incontrando questi signori..un ordine fu il loro con ammonizione,quindi un richiamo doveroso. Quando solo arrivò in quel luogo non si seppe che direzione prese mai,nessuno in pratica lo vide. Si sapeva che nella tarda serata lo aspettavano a Manfredonia di ritorno i famigliari come rimasti d’accordo prima della sua partenza,ma ormai era passata la mezzanotte e nessuno sapeva niente ,nessuna notizia: così fu per giorni e giorni.

Ma a una certa ora scesero in campo i carabinieri e iniziarono a fare delle ricerche in tutte le vallate d’intorno e zone più sperdute,che ecco, a un tratto riuscirono a intravedere qualcosa giù al belvedere più importante del paese,dopo aver setacciato in lungo e a palmo tra rocce di terra di montagna. Nell’ aridità del ritrovamento del corpo tarchiato e di statura media, ucciso in una rapida freddezza inaudita secondo le indagini si diceva ,di aver avuto poco tempo per esprimere qualche parola,proprio come chi viene aggredito da qualcuno che appostato in attesa del suo arrivo per ucciderlo.

Il cadavere stava di pancia all’aria e con un paio di scarpe nuove allacciate intorno al collo: stava a significare – adesso non può più fuggire, bocca chiusa per sempre .Non poteva più parlare ..forse aveva parlato? Sta difatti che non poteva più perché stava in quella fossa senza vita da strazio maciulla. Nessuno ha mai saputo niente di chi fosse l’assassino di quell’uccisione. I carabinieri insieme ad altre forze dell’ordine,non riuscirono a trovare mai una prova contro qualcuno,forse le avevano già nelle tasche ma a dimostrarle non era facile,e così il colpevole non fu mai trovato in quella città di montagna ,soprannominata : la terra dei fatti miei.

Dell’assurda vicenda che arrivò giù alla pianura come olio che scende corposo e solca la strada, così di persona in persona e di parola in faccia a parola si chiuse per finire questa storia di una morte silenziosa dalla sua partenza di un viaggio che non è mai terminato ,e oggi continua la schifosa stanchezza in un capolinea che non ha nessuna fermata nella sua apparente normalità, con lo scorrere della vita in una strana tranquillità di disagio di chi la osserva di sfuggita, al di là dei tanti viaggi che vanno verso un mondo che è tutto loro, fino al punto di un nuovo giorno.

Di Claudio Castriotta




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