La Rai toglie dal contratto la valorizzazione del giornalismo d’inchiesta. Ranucci: “Bruttissimo segnale”

La Rai, oltre alle polemiche sui palinsesti e sui grandi nomi in uscita (Fazio, Annunziata, Gramellini, forse Augias e Berlinguer), da alcune ore è al centro di una polemica politica sulla bozza del contratto di servizio che la nuova dirigenza della Rai sottoscriverà a breve con il ministro dell’Economia. Secondo Repubblica, il nuovo contratto – sottoposto lunedì al consiglio di amministrazione della Rai – dovrà contribuire “alla promozione della natalità e della genitorialità” e poi“della parità di genere e delle pari opportunità”.
Il tema, però, non è la bizzarra mission sulla promozione della natalità, ma è la scomparsa della valorizzazione del giornalismo d’inchiesta. Nel nuovo servizio di contratto, infatti, sarebbe stata eliminata la parte relativa alla valorizzazione del giornalismo d’inchiesta (e, dunque, di programmi come “Report” e “Presa diretta”).
Proprio il conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, ha commentato la notizia: “Il giornalismo d’inchiesta sta vivendo un momento molto particolare. Mi risulta che il contratto di servizio presentato alla Rai sia stato privato di una parte che c’era nel vecchio contratto di servizio che riguardava la valorizzazione del giornalismo d’inchiesta. Se questo fosse vero sarebbe gravissimo, perché a fare il contratto è stato il ministro del Made in Italy, guidato da Urso, che è stato oggetto di un’inchiesta di Report. Se il ministro oggetto di un’inchiesta priva la Rai della valorizzazione del giornalismo di inchiesta secondo me è un bruttissimo segnale. Sono convinto che è stato solo un errore di disattenzione e che quella parte verrà ripristinata il prima possibile”.
Nel frattempo, la polemica politica è partita. Elly Schlein, segretaria dem, ha commentato così la notizia: “ipocriti che intanto aumentano la precarietà e sta per tagliare il PNRR sui nidi”. Per Alessandro Zan, invece, eliminare la valorizzazione del giornalismo d’inchiesta significa “applicare in pieno il modello Orbán: in Rai la destra ostacola il giornalismo e impone il modello di società sovranista”.