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La prima cosa bella è scoprire Nicola Di Bari

Non so se capita mai anche a voi di avere una canzone che decide di mettere le tende in pianta stabile nella vostra mente e vi sembra quasi di ascoltarla ovunque o che tutti la cantino. A me è successo in questi giorni con ‘La prima cosa bella’ ed ecco che accendo la tv ed in DoReCiakGulp Mollica ne fa partire il ritornello; apro il quotidiano Repubblica e scopro che il giornalista Gabriele Romagnoli ha deciso di intitolare così una sua rubrica; decido di guardare un film ed il primo titolo che mi appare è ‘La prima cosa bella’ di Paolo Virzì.

A questo punto, non so cos’avreste fatto voi, ma visto questo incredibile richiamo e data l’essenza fortemente dauna del suo autore, ho pensato che in questa canzone mi ci dovevo immergere ed ho contattato Nicola Di Bari.

Che combinazione scoprire che proprio in questi giorni è in vacanza qui nella sua e ‘nostra’ terra! Ed invece che una grigia intervista telefonica, Nicola Di Bari, per l’anagrafe Michele Scommegna, mi sorprende già al telefono e con molto garbo e disponibilità mi dà appuntamento a Zapponeta.

Occhiali scuri, cappello bianco a larghe falde, l’artista che mi si avvicina tra lo stupore dei suoi compaesani, che nonostante tanti anni non sembrano essersi ancora abituati ad avere un concittadino così famoso, è senza dubbio uno dei cantanti italiani più popolari ed amati nel mondo. Nicola è accompagnato da sua moglie, Agnese Girardello, la dolce fanciulla veneta che nei primi anni ’60 lo fece innamorare. Ci accomodiamo al tavolino di un lido di Zapponeta e Nicola diventa un fiume in piena di ricordi ed emozioni.

Torna spesso qui, nella sua terra? Gli chiedo. “Sono andato via sessant’anni fa, ma della mia terra non posso fare a meno. Ho bisogno di vedere dove sono nato, dove mio padre e mia madre mi hanno cresciuto. Ho bisogno di respirare i luoghi della mia infanzia”.

Nicola mi racconta della sua gioventù, trascorsa a Zapponeta e soprattutto a Manfredonia. È qui, in riva al golfo omonimo, che si forma culturalmente frequentando le medie presso l’istituto Sacro Cuore e poi la Ragioneria; ed è qui che tutto ebbe inizio. “La mamma di un mio amico di Manfredonia, Enzo Frattarolo, quando tornavamo da scuola mi chiedeva sempre di cantarle qualche canzone e poi mi regalava 500 lire, che usavo per comprarmi qualcosina”.

All’epoca Nicola non si sentiva un cantante, ma in molti avevano già scoperto il talento innato che aveva. “La musica era dentro di me e non lo sapevo”, confessa. Lo storico gruppo di amici manfredoniani composto, oltre che da Enzo Frattarolo, da Enzo D’Onofrio e da Vittorio Velasquez, insieme con lo zapponetano Agostino Del Vecchio, aveva messo su una band invitando ad esibirsi anche il loro promettente, ma ancora restio compagno, Michele. E pian piano, il giovane pugliese con la voce impastata di sabbia e mare, si lascia andare ed inizia ad innamorarsi della musica. “La musica è un sogno, è dolcezza, è fantasia. La musica nobilita l’animo di ognuno di noi. Senza musica diventeremmo pazzi”. Parole profonde dette da un uomo che più che canzoni ha scritto poesie e musicandole ha consentito a tutti di gustarne l’essenza.

Nel 1956 Michele Scommegna partecipa al concorso ‘Voci e Volti della fortuna’ a Bari. Qui un importante discografico lo nota e lo scrittura per tre mesi a Milano. “Vado, conosco Milano e torno”, confessa di aver pensato, data anche la ritrosia della sua famiglia che non vedeva bene il suo allontanamento e lo immaginava come futuro avvocato. Ed invece quei tre mesi durano da ormai sessant’anni. Alla mamma, che reclamava amorevolmente il proprio figliolo, Michele, che nel frattempo è diventato Nicola Di Bari in omaggio al santo di cui è devoto, dedica una canzone che s’intitola proprio come la preghiera che gli fa ogni giorno: Amore ritorna a casa. E quella preghiera, portata al Cantagiro, diventa, come racconta lo stesso autore, “un inno nazionale”.

Ma l’anno della svolta è il 1970, quando al Festival di Sanremo canta ‘La prima cosa bella’ in coppia con i Ricchi e Poveri. Il pezzo non vince, arriva secondo ma, come spesso accade a Sanremo, ottiene un enorme successo di pubblico. La prima cosa bella è tradotta, conosciuta e cantata in tutto il mondo. Eccoci alla canzone che mi ronza nelle orecchie e nella testa in questi giorni. Ma com’è nata? “Ero da poco diventato padre ed ho scritto le parole mentre con mia moglie guardavamo la nostra bambina. Un figlio ti cambia la vita”, racconta Nicola. La prima cosa bella, gli confesso, è la canzone che anch’io canto a mia figlia. Sempre meravigliosa, sempre attuale, oggi come quasi 50 anni fa. Nicola, dietro i suoi inconfondibili occhialoni scuri, si commuove e mi svela che il regista Paolo Virzì ha scelto questo brano, cantato da Malika Ayane ed utilizzato come colonna sonora dell’omonimo film, perché era la canzone che gli cantava la mamma da bambino.

Amore e figli: che connubio meraviglioso! E quella sua prima figlia la vita gliel’ha cambiata anche in campo professionale, poiché l’inaspettato ed enorme successo ottenuto a Sanremo lo consacra tra i mostri sacri della musica leggera italiana. Si può dire, in un gioco di parole, che nella carriera di Nicola Di Bari la prima cosa bella sia stata ‘La prima cosa bella’. Nel 1971 arriva anche la vittoria al Festival di Sanremo con il brano ‘Il cuore è uno zingaro’ in coppia con Nada. Ma non basta: Nicola di Bari, nello stesso anno, vince anche Canzonissima con ‘Chitarra suona più piano’, battendo Massimo Ranieri. Nel 1972 trionfa ancora a Sanremo con ‘I giorni dell’arcobaleno’. Nel 1973 con il pezzo ‘Paese’ riscuote un grande successo di pubblico.

Nicola, il ragazzo partito dalla Puglia con una valigia carica di talento e passione, è ormai un cantante affermato e con le sue canzoni riesce a toccare le corde più profonde del suo pubblico. Negli anni successivi prosegue la sua carriera in Sud America, dove continua a riscuotere grande successo e le sue canzoni, tradotte in spagnolo, la fanno da padrone sulle radio locali.

Uno dei suoi ricordi più belli è quando nei primi anni ’70 tiene un concerto in piazza Duomo a Manfredonia: in prima fila i suoi compagni di scuola e le loro famiglie. “Per me erano come dei fiori lì davanti al palco”, racconta con un’emozione ancora palpabile. E in quella città dov’è cresciuto, Manfredonia, Nicola ha i suoi ricordi più dolci e cari: le prime cotte, i compagni di vita e di una vita, e le seppie, che sua moglie Agnese, mi dice, ha imparato a pulire come una manfredoniana!

E al mare del golfo di Manfredonia che gli ha riempito il cuore e la mente, Nicola ha dedicato anche una meravigliosa canzone che recita come una poesia: “Mare/se Dio ti desse modo di parlare/ne avresti storie da raccontare/di naufraghi corsari/ed avventure finiti in fondo al mare/Mare/vorrei aver più tempo per restare/perché anche se non parli sai ascoltare”.

Le canzoni di una volta sono bellissime, mi permetto di dire. Ma Nicola Di Bari mi riprende e corregge: “Non esistono le canzoni di una volta, esistono le belle canzoni e queste sono per sempre”. Giusto.

Poi gli chiedo: qual è oggi per lei la prima cosa bella? Mi risponde guardando amorevolmente la sua Agnese: “I nostri 4 figli e 4 nipoti”. Prima di salutarci, Nicola mi porta ad un murales che ha scoperto oggi nella sua Zapponeta. Lo seguo lungo la strada e a momenti non riesco a tenere il passo di questo giovanotto di quasi 79 anni che sembra volare ad un metro da terra per la felicità di aver trovato l’inaspettato omaggio dei suoi compaesani. Su due muri ad angolo vi è la sua immagine (“di quando aveva ancora i capelli”, chiosa la moglie divertita) e la frase tratta da una sua canzone intitolata, appunto, Zapponeta: “Il tuo mare blu, i tuoi tramonti, il primo amore, Zapponeta io ti porto nel cuore”.

E mentre ti senti immerso in una favola d’altri tempi, passa un ragazzo in abbigliamento da mare che lo saluta e gli dice: “Salve Michele! Ho una collezione incredibile su di lei. Posseggo circa 80 LP e ho anche la locandina originale del suo film ‘Torino nera’”. Nicola e sua moglie ne sono stupiti e felici. È vero, Nicola ha ragione e questo ragazzo, che scopro avere appena 31 anni, ne è la prova: non esistono le canzoni o i cantanti di un tempo: ciò che è bello ed emoziona è per sempre.

Saluto Nicola e la sua dolcissima moglie Agnese e non vedo l’ora di tornare a casa da mia figlia, perché ho una canzone stupenda che dalla mente si è spostata al cuore e che voglio cantarle: “La prima cosa bella, che ho avuto dalla vita, è il tuo sorriso giovane, sei tu”.

Maria Teresa Valente

Fonte: Bonculture.it

Redazione

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