La guerriglia e l’accoltellamento del quartiere Ferrovia su Canale 5: “Regolamento di conti tra extracomunitari, Esercito subito”

La guerriglia e l’accoltellamento del quartiere Ferrovia su Canale 5: “Regolamento di conti tra extracomunitari, Esercito subito”
Quest’oggi, per l’ennesima volta, la tv nazionale ha acceso i riflettori sul quartiere Ferrovia. A Mattino Cinque News, il conduttore Francesco Vecchi ha commentato con parole dure gli ultimi episodi: “Il regolamento di conti tra bande di extracomunitari lo andassero a fare da un’altra parte, i cittadini per bene non c’entrano nulla.” Ancora una volta, grazie anche alle segnalazioni del gruppo Difendiamo il Quartiere Ferrovia di Foggia, la realtà che i residenti vivono quotidianamente hanno trovato spazio su scala nazionale. Ma la risonanza non basta: servono risposte e azioni immediate da parte delle istituzioni.
“Dobbiamo aspettare il morto, come sempre?”: poche parole per riassumere il grido d’allarme di migliaia di residenti. C’è un filo rosso che lega i fatti degli ultimi giorni nel quartiere Ferrovia di Foggia: un pestaggio punitivo, l’assalto ad un negozio etnico da parte di un gruppo di donne di etnia rom e la successiva guerriglia che ha coinvolto una ventina di persone straniere, fino all’episodio più recente e inquietante, l’accoltellamento di un cittadino senegalese in via Piave.
Un quartiere in ginocchio, dove la violenza scoppia come un cortocircuito, improvvisa e brutale, davanti agli occhi di tutti. L’ultimo episodio ha un dettaglio che deve far rabbrividire chiunque abbia ancora a cuore la sicurezza di questa città: un ragazzo minorenne, sceso semplicemente di casa per andare in cartolibreria, si è trovato davanti alla scena dell’accoltellamento. E se fosse stato coinvolto? E se il coltello avesse colpito lui? Non siamo più di fronte ad allarmi isolati, ma a una situazione che rischia di trasformarsi in una tragedia annunciata.
Il Comune di Foggia ha adottato alcune misure, ma i risultati – come si può vedere – non si notano. Il presidio statico non basta: se a pochi metri si consumano mercatini abusivi, bivacchi e spaccio, è evidente che qualcosa non funziona. Serve un presidio dinamico, a piedi, non limitato a turni, che conosca e controlli la zona palmo a palmo.
È indispensabile tornare a strumenti già sperimentati in passato: una ordinanza anti-alcol per fermare sul nascere bivacchi e risse, che alimentano gran parte del degrado; l’uso della videosorveglianza in tempo reale per il sequestro delle tante auto senza assicurazione e dei taxi abusivi; l’istituzione del quartiere Ferrovia come zona di interesse storico, per regolare il commercio e impedire la proliferazione delle solite attività fotocopia – money transfer, macellerie e negozi identici che ghettizzano anziché integrare – con verifiche rigorose sul rilascio delle licenze e controlli sugli affitti (sempre più locali adibiti ad uso commerciale vengono utilizzati come abitazioni private).
Ma soprattutto serve quello che chiedono da mesi oltre 3.300 cittadini in una petizione: più unità delle forze dell’ordine con poteri straordinari per il quartiere Ferrovia e la presenza dell’esercito, come avviene in tante altre città d’Italia, da Bari a Milano. Non è una resa, non è un tabù, non è “procurato allarme”: è la constatazione che la situazione non è più gestibile con le sole risorse locali. Rimanere con le mani in mano e lasciare che questi episodi di violenza continuino ogni giorno sarebbe una sconfitta ben peggiore per tutti: Governo, Viminale, Prefettura, Comune.
E qui si apre un’altra questione: in questi mesi, pochissime autorità si sono confrontate direttamente con noi e con i residenti. Nonostante una serie di mail inviate alle istituzioni locali e nazionali nell’ultimo mese, non abbiamo mai ricevuto risposta. Questo silenzio pesa come un macigno. Non è accettabile che i cittadini – datori di lavoro delle istituzioni – vengano ignorati quando denunciano degrado e pericoli quotidiani. Se non arriveranno risposte immediate, i residenti sono già pronti a organizzare un sit-in sotto la Prefettura e a esprimere un voto di protesta alle prossime elezioni regionali. La ribellione civile partirà dalle cabine elettorali, perché la pazienza è finita.
È bene ricordare che tutto ciò che è stato fatto finora per il quartiere Ferrovia e la risonanza mediatica che la vicenda ha avuto è frutto esclusivo della lotta di “Difendiamo il Quartiere Ferrovia di Foggia” e dei residenti della zona, non di partiti o gruppi organizzati. “Difendiamo il Quartiere Ferrovia” non è un movimento politico né un gruppo di azione: è una pagina di denunce e segnalazioni nata nel 2016, che svolge un ruolo fondamentale proprio perché racconta e documenta con precisione ciò che avviene sotto gli occhi di tutti. Il riconoscimento deve essere dato per quello che questo gruppo e la sua rete capillare fanno ogni giorno: diffondere informazioni e dare voce a chi altrimenti resterebbe in silenzio.
Intanto le immagini del quartiere Ferrovia fanno il giro dei social, finiscono sulle prime pagine dei quotidiani nazionali e nei telegiornali. Foggia è tornata a guadagnarsi il titolo, tanto ingiusto quanto difficile da smentire, di “città più pericolosa d’Italia”.
Se non si interviene subito con misure concrete e incisive, l’escalation di violenza continuerà all’infinito e il prossimo passo sarà purtroppo inevitabile. E allora, a quel punto, non basteranno più giustificazioni, minimizzazioni o promesse. Sarà troppo tardi.


