Joker, quel passo verso la follia

In pochi forse non avranno ancora visto ‘Joker’,  il film del momento che sta facendo discutere e versare litri d’inchiostro. -A quei pochi dico: SPOILER-

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(immagine di Flickr)

Un film forte, di tensione emotiva elevata che sta dividendo critica e gusto del pubblico, che è già campione d’incassi e che molti fanno rientrare tra i 10 film migliori di sempre. Prima di guardarlo, a fatica ho cercato di evitare di leggere le innumerevoli ed autorevoli recensioni o le semplici opinioni di chi scrive post a riguardo su Facebook; ho volutamente lasciato fuori dalla sala cinematografica pregiudizi e condizionamenti di sorta per godermi le ‘mie’ due ore di film. Confesso il mio debole per l’attore protagonista Joaquin Phoenix, che ritengo uno dei migliori attori sulla scena mondiale attuale, per cui mi verrebbe da gridare senza indugi: “Date subito un Oscar a quest’uomo!!” ma, ciononostante, cercherò di rimanere imparziale. Si tratta di una pellicola che porta con sè numerosi livelli interpretativi oltre alle differenti sfaccettature psicologiche, sociali ed emotive; consiglio per questo, a chi ci ha visto solamente un’istigazione alla violenza, di riguardarlo con più attenzione e meno superficialità. Il cattivo non è davvero cattivo ma è il risultato di una vita segnata da profondi traumi che uniti alla patologia psichiatrica lo rendono una delle menti più crudeli della storia del fumetto. Il buono non è poi davvero così buono, non empatizza con chi chiede aiuto ma emargina ed allontana restando confinato aldilà della sua cortina dorata. La società, e chi ci vive, chiede solo giustizia e di non essere ignorata. Nulla deve giustificare qualsivoglia tipo di violenza – che questo sia chiaro – ma se si vuol analizzare il sostrato psicologico di Arthur Fleck/Joker bisogna partire da lontano: abusi fin dalla tenere età, deriso e malmenato per il disturbo mentale in età adulta, la scoperta di essere stato adottato. Crollano le verità, crollano i legami affettivi, crolla la precaria stabilità.

Tre omicidi in metropolitana e quel passo ben assestato che apre alla follia senza rimorso…come una specie di sollievo e di rinascita.

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J. Phoenix

Phoenix, che per interpretare lo storico nemico di Batman ha perso ben 25 chili, dà ampia dimostrazione di cosa significhi ‘calarsi nel personaggio’… già dai primi frame ci si dimentica di essere spettatori restando coinvolti inevitabilmente nella veemente escalation raccontata fino all’acme della totale trasformazione. Non più uno squilibrato e reietto vestito da pagliaccio ma Joker, leader vendicativo e sobillatore di folle: il fautore (involontario) di una nuova rivoluzione sociale. Lo spazio si apre attorno a lui, lo sguardo alto e spavaldo dice addio al remissivo Arthur, per anni vittima di ingiusti soprusi; per la prima volta incontra lo sguardo di un Bruce Wayne, bambino ed ignaro del suo destino, di colui che diventerà l’antagonista per eccellenza e senza il quale egli stesso non avrebbe senso di esistere. Joker e la sua ‘lucida’ pazzia che colpisce solo chi con lui non ha mai mostrato alcun briciolo di pietà, che lo ha sempre considerato poco più di nulla.

Spietatamente ora Joker balla senza timore di essere preso in giro, elevato a capo morale di una sommossa messa in atto da chi come lui ha subito per anni in silenzio. Ride senza dover chiedere scusa per il suo disagio. Uccide. “Per anni ho pensato che la mia vita fosse una tragedia; ora ho capito che è solo una commedia”. That’s life.

Marilina Ciociola

Joker, quel passo verso la follia




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