Il torrione di San Francesco: oltre 200 anni fa antica “antenna” di telecomunicazioni

Lo sapevate che la torre di San Francesco, eretta insieme a parte delle Antiche Mura nel lontanissimo 1258, fu un’antichissima postazione di ‘moderne’ telecomunicazioni oltre 200 anni fa? Ma andiamo con ordine.

Oggi sarebbe impensabile vivere senza i cellulari, eppure c’è stato un tempo in cui non esistevano. Sembra passato un secolo, invece questi strumenti tecnologici che ci rendono così virtualmente social (e spesso molto poco socievoli nella realtà) hanno fatto irruzione nelle nostre vite a partire dagli anni ’90 prima in punta di piedi, dato anche il costo elevato, e poi sempre più prepotentemente.

Poi, nel corso degli anni 2000, hanno letteralmente stravolto le nostre esistenze e soprattutto il modo di comunicare. Ma come si faceva prima? Ma che domande, mi direte: c’erano i telefoni! Sì, va bene. Ma prima dei telefoni? Prima c’erano i telegrafi elettrici, ma la primissima versione di questi ‘moderni’ mezzi di comunicazione è sorprendente.

Durante la Rivoluzione francese al motto di ” Liberté, Égalité, Fraternité”, spinti dalla voglia di unità nazionale, i francesi studiarono un nuovo metodo per rendere le comunicazioni più celeri. Fino ad allora, infatti, la massima velocità possibile fu quella dei corrieri a cavallo, come al tempo dell’impero romano. Fu proprio allora che Charles Chappe ideò il primo metodo di trasmissione a distanza di segnali, chiamato ‘telegrafo’. In pratica, il sistema era composto da postazioni elevate (si sceglievano in genere torri o campanili) che si trovavano a circa 8-10 km di distanza l’una dall’altra. Su queste postazioni veniva installato un palo fisso alto una decina di metri con tre enormi braccia in legno colorate ed articolate tra di loro che potevano essere girate in vario modo, assumendo ben 8500 posizioni diverse che corrispondevano ad altrettante parole.

Insomma, per spiegarla sinteticamente, andavano a formare delle sorte di ‘emoticon’. Nelle varie stazioni vi erano telegrafisti che, dotati di cannocchiale e di un apposito manuale, potevano vedere e decifrare il messaggio, per trasmetterlo a loro volta ai colleghi della stazione successiva, fino ad arrivare a destinazione.

Più anticamente tracce di questi sistemi di comunicazione si trovano nei segnali di fumo o negli specchi riflettenti durante il giorno o nelle fiaccole durante la notte. Anche nella navigazione da nave a nave o dalla costa alla nave si usavano segnali visivi, ma fu solo con il telegrafo ottico di Chappe e con il ‘tam tam’ delle notizie da una postazione ad un’altra, che si superò il problema delle lunghe distanze.

Napoleone fece un uso massiccio del telegrafo di Chappe e ordinò di costruire nuove linee anche al di fuori della Francia. Come racconta il giornalista barese Italo Interesse, uno dei primi Stati a fornirsi della nuova invenzione fu il Regno delle Due Sicilie che distribuì sul suo territorio ben 320 stazioni. La comunicazione tra le varie torri e campanili era eccellente. La distribuzione era così capillare che un messaggio partito da Civitella del Tronto (in Abruzzo) poteva arrivare a Marsala (in Sicilia) nel giro di sei ore. Le due stazioni erano le più lontane in assoluto ed il tempo era incomparabilmente minore rispetto a quello impiegato da corrieri a cavallo.

A Manfredonia, come si evince da un libro di Matteo Fraccacreta del 1834 sulla Capitanata, la stazione realizzata sul torrione di San Francesco è tra le più antiche, in quanto risulta essere presente già dal 1811. All’epoca la torre non era sormontata da alti edifici come oggi ed era in una posizione ideale. Da altri antichi testi si legge come i reali che giungevano a Manfredonia davano notizie dei propri spostamenti proprio grazie all’ausilio del ‘nostro’ telegrafo. In pratica, ciò che oggi appare come una torre decadente, fu un avamposto all’avanguardia in un moderno sistema di telecomunicazioni.

Il telegrafo ottico andò in pensione con l’avvento del telegrafo elettrico, verso la metà dell’Ottocento. Da qualche parte nel Sud Italia ne resiste ancora qualcuno, ma a Manfredonia non ve n’è più alcuna traccia.

Dato l’utilizzo del Torrione di San Francesco come antichissima postazione di telecomunicazione, sarebbe bello un giorno poterlo recuperare e magari allestire al suo interno una mostra permanente che racconti questo frammento di storia della nostra città.

Maria Teresa Valente




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