Attualità Capitanata

Il messaggio per la Pasqua dell’Arcivescovo Moscone

Messaggio per la Pasqua 2022


-PAUPERBUS ET ECCLESIAE,
Carissimi fratelli e sorelle,
ogni anno la celebrazione della Pasqua del Signore ci fa contemplare insieme il volto
umiliato del Crocifisso e trasfigurato del Risorto: è l’unico volto che dona Pace, parla dell’Amore, dà speranza, assume e trasforma la fatica quotidiana generando cura e tenerezza verso il prossimo.

Purtroppo, le ultime settimane ci stanno parlando di guerra, di bombardamenti su
persone e città, riportando l’Europa al triste ricordo di un passato tragico, che non avremmo mai più immaginato possibile. Non abbiamo imparato la lezione della storia anche recente: è tornato l’errore-orrore causato dalla devastazione della guerra e dalla follia cieca e distruttrice delle armi.


La cronaca ci parla di più di cinque milioni di profughi, per lo più giovani mamme con bambini e anziani lasciti soli, che si sono trovati improvvisamente senza casa e cibo, costretti ad abbandonare la propria patria in cerca di sicurezza. Come cristiani sappiamo, anche in momenti drammatici di terrore ed orrore, che c’è Qualcuno che lotta per noi’ per la pace e che può aiutarci a capire quanto sia antico questo timore e quanto il rapporto con Lui e con gli altri offre e propone soluzioni vere.


La denuncia di papa Francesco, che si è proposto da subito come mediatore senza tanti attendismi e politicismi, ne è la prova provata. Si è fatto voce di coloro che soffrono, ha denunciato l’aggressione e l’invasione, ha chiesto non solo per l’oggi, ma anche per il prossimo futuro, la fattiva solidarietà delle comunità cristiane e del mondo intero per tutti coloro che sono
vittime del conflitto, lasciati nell’indigenza, sotto le bombe o costretti a partire per mettere in salvo la propria famiglia.


Imploriamo il Risorto, Principe della Pace, che ci doni presto la pace fatta di cessazione
dell’uso delle armi, di rispetto della giustizia e del diritto internazionale, di progressiva guarigione delle ferite e anche di riconciliazione.
Tocca ad ognuno, discepoli del Risorto, prendere una decisione seria e stare attenti “agli inganni di una vita da ‘reality show’, senza scopo e senza fine” (Papa Francesco). Non basta deplorare i cattivi modelli o dire parole gentili di circostanza. Dobbiamo vigilare e denunciare! È in gioco la nostra vita: si tratta di perderla o di salvarla, di renderla degna dell’uomo o di scartarla via come un rifiuto.


Purtroppo, in questi ultimi anni la nostra cara terra garganica, già macchiata da efferati crimini contro la persona, è attanagliata sempre più dalla morsa della mancanza di lavoro e di un autentico progetto di sviluppo.

Il Gargano ha bisogno di opportunità educative e di vita sociale
nuova per non continuare a pagare, con il fenomeno emorragico dell’emigrazione di giovani e adulti, il depauperamento e la rottura di vincoli familiari e culturali. Ha bisogno che noi discepoli del Risorto, interiormente e moralmente più che solo economicamente, risorgiamo; ha bisogno
della nostra testimonianza di cristiani vigilanti, ben consapevoli che l’Amore non può essere sconfitto dal male. Come due millenni fa l’ultima parola non fu quella dei crocifissori, ma quella dell’Angelo davanti alla pietra tombale ribaltata ed al sepolcro vuoto, così anche oggi sappiamo
che è la forza dell’Amore a farci uscire da sfiducia, fragilità, perdizione, scetticismo, tristezza e a immetterci nella vita nuova e vera.


Oggi, anche se viviamo in una cultura che progetta pericolosamente di ridisegnare in ogni campo, dal familiare all’economico, dal politico al sociale, l’alfabeto del nostro essere uomini, la nostra certezza è che Dio è con noi e che non ha abbandonato l’umanità nel vortice di rovine distruttive, ma col Figlio Risorto, presente fra noi e operante con noi, condivide il peso della nostra esistenza con un Amore assoluto che ci apre a novità impensate e mai sperimentate, fatte di
logiche nuove e sapienziali, che ci ispirano azioni e valutazioni del tutto differenti da quelle che il mondo intende proporci.


Papa Francesco ci ricorda che incontrare la Buona Notizia del Risorto è “entrare in un fiume di gioia” (EG 5) di un Dio che parla il linguaggio della gioia e che dona pienezza di vita. Allora, la vita nuova in Cristo Risorto, colma di Amore, deve farci volgere lo sguardo agli ultimi, ai poveri del
territorio e in special modo ai migranti e profughi che bussano insistentemente alle nostre porte e che vanno accolti come fratelli tra fratelli: essi ci chiedono di essere aiutati ad uscire dal tunnel del male, delle ansie, delle paure provocate da guerra e povertà.

Attraverso la strada apertaci dalla
Pasqua di Gesù portiamo a tutti i fratelli giustizia, pace e amore.
Certo che il nostro orizzonte è la Resurrezione, il nostro stile di vita la gioia, auguro a tutti buona Pasqua: Cristo è risorto ed ha vinto il peccato e la morte!

  • p. Franco MOSCONE crs, arcivescovo
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Redazione

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