Il mare calmo delle voci nei giorni dei defunti

L’odore nel pomeriggio era forte di crisantemi che – tra le vie del paese e sulle porte delle chiese – si propagavano. C’era rispetto e devozione per i defunti. Ricordo quel Largo San Francesco dal quale arrivava un rumore di campane continue e in simbiosi col lungomare del Porto; il rumore delle onde brontolava quasi di rassegnazione per chi non faceva più parte di questa terra.

Da sfondo il vapore delle vetrine del bar dove si consumava caffè con aloni di fumo di sigari! Nelle menti il ricordo degli amici che non c’erano più e di come avevano lasciato questa vita. Qualcuno singhiozzava davanti a un bicchiere, qualcun altro – seduto in disparte – in un silenzio ossequioso leggeva il giornale. Il giorno del rispetto per la Commemorazione dei Defunti si andava lungo quel viale che portava al cimitero. Vedevi centinaia e ancora di più arrivare nello spiazzale con vestiti nuovi, lucidi e profumati; più di uno portava scarpe doloranti per l’occasione, ma sereni facevano finta di niente con smorfie che la dicevano tutta. Si arrivava all’entrata: un segno della croce toccando il cancello.

Tante foto nei grigi cieli ma non mancavano persone altezzose – con la puzza al naso – che snobbavano le persone alla buona maniera. I defunti invece loro tutti uguali. I parenti no. La gente si salutava. Le fontane gettavano acqua pulita a scrosci. Serietà assoluta, gli ossequi, i cordogli, suoni del mezzogiorno. Via vai continuo fino all’imbrunire. Poi le luci, l’uscita ! E il ritorno alle visite domenicali più tranquille.

Dopo un anno al nuovo giorno del 2 novembre, preghiere e pianti sulla terra fertile. Si bagnano di nuovi fiori. Si chiudono i cancelli sulle strade di cenere. Ora è buio profondo ed i cieli sono neri, i miei parenti li ho visitati. Con gli occhi riguardo la somiglianza a mio nonno, ho i brividi con la testa, un’aria di pensieri, ho i segni di oggi appena persi.

di Claudio Castriotta




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