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Il calciatore del Milan Tiémoué Bakayoko fermato e perquisito dalla polizia a Milano

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Un video di pochi secondi sta indignando l’opinione pubblica del Paese. Siamo a Milano, il video è stato pubblicato ieri, ma i fatti risalirebbero al 3 luglio. Per strada, zona Porta Garibaldi, nel centro di Milano, viene perquisito il calciatore francese del Milan Tiémoué Bakayoko. Il calciatore viene perquisito in modo alquanto strano da un poliziotto, mentre un’altra agente teneva puntata la propria pistola verso l’interno dell’auto, dove si trovava un’altra persona. I gesti non sono dei più gentili, infatti – oltre alla pistola puntata all’interno dell’auto – il calciatore si vede con le mani contro la volante, mentre veniva perquisito con veemenza. 

Non è chiaro perché la polizia abbia fermato Bakayoko, ma si parla di uno scambio di persona. A un certo punto, infatti, si vedono i due agenti abbassare e rimettere le armi in fondina. Uno dei due si avvicina all’agente impegnato nella perquisizione e gli ha rivelato l’identità del calciatore. A quel punto, il calciatore viene lasciando andare tranquillamente. La scena, che oggi ha indignato il web, è stata ripresa da altri automobilisti in coda, evidentemente sconcertati dalla scena. 

Su Twitter si sono succeduti commenti polemici sull’operato della polizia. Amnesty International denuncia: “Le immagini del fermo di Bakayoko fanno pensare a una profilazione etnica. Una pratica discriminatoria che su una persona non famosa avrebbe potuto avere conseguenze gravi”. Il giornalista di Repubblica Paolo Berizzi, invece, ha sottolineato. “Nella vicenda di Bakayoko c’è dentro il peggio dell’arcitaliano: razzismo e piaggeria. È lo specchio di un Paese eternamente diviso tra intolleranza e servilismo, perché questo siamo. Che lezione trarranno, da questa storia, i ragazzini che guardano il video della perquisizione?”. 

Anche il giornalista Simone Fontana contesta l’operato della polizia che prima ha perquisito Bakayoko perché nero, e poi l’hanno fatto andare perché ricco. “Lo fermano perché nero, si scusano perché ricco. Questa è profilazione razziale, condita dall’inaccettabile impreparazione dell’agente che punta un’arma ad altezza uomo. Succede in centro a Milano, non in Texas, e ne stiamo parlando solo perché dall’altra parte c’era Bakayoko”. 

Dalla Questura arrivano le precisazioni. “Dopo un primo controllo e seguendo tutte le procedure del caso considerato che i colleghi, che hanno agito in maniera ineccepibile, erano convinti di essere intervenuti per dei colpi di arma da fuoco, appena hanno visto che si trattava di Bakayoko, hanno capito di essersi trovati di fronte a un malinteso”. 

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