Economia

I limiti della città che impediscono di progettare il futuro

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La miseria, le disuguaglianze, l’insufficiente sviluppo che crea disoccupazione, emarginazione e assenza di dignità, non sono altro che i risultati delle azioni degli uomini. Non vi è alcuna maledizione della storia né tantomeno di Dio. Tutto dipende da noi, dalle decisioni che prendiamo o non prendiamo, dalla nostra fiducia o rassegnazione.  Il nostro modo di vivere e la sua qualità dipendono dalle scelte che vengono fatte e dai sentimenti che una Comunità possiede.

Non ho nessuna remora ad affermare che la città di Manfredonia da tempo è afflitta da due limiti che sono diventati cronici: l’incapacità di progettare e la rassegnazione, che hanno ostacolato nel corso degli anni lo sviluppo e la crescita al pari se non di più della malavita, della corruzione e dell’inerzia.

L’incapacità di progettare ostacola l’intrapresa di qualsiasi attività sia economica che sociale, è una vera e propria assenza di visione della città da parte di tutti che ci ha fatto smarrire la strada da percorrere.

La rassegnazione è l’altro tragico impedimento, che si è diffuso in maniera pericolosa, soprattutto tra le nuove generazioni che non vedono un futuro di benessere e di speranza nella loro terra, poiché per molto tempo si sono nutriti di illusioni sempre tradite, tanto da aver maturato la convinzione che l’unica cosa da fare è tentare di sopravvivere, in qualsiasi modo, da soli, contando esclusivamente sulle proprie forze.

E’, arrivato il momento di produrre uno sforzo progettuale, organizzativo e realizzativo mai messo in campo prima d’ora, altrimenti il rischio di un ulteriore impoverimento generale e di crescita delle disuguaglianze è molto vicino. Si tratta, allora di immaginare la città e il suo sviluppo, eliminando quei difetti che l’hanno resa immobile e sfiduciata per tantissimi anni.  E’, vitale mettere in piedi un progetto per la città condiviso, sostenibile e inclusivo come mai si è visto prima. Un Piano di lungo periodo che guardi a più generazioni, lo dobbiamo a chi è stato fortemente penalizzato da decisioni politiche e di lobby che hanno compromesso la speranza dei molti. La nostra città e il territorio hanno tutte le risorse materiali e immateriali per immaginare un nuovo Modello di Sviluppo che coinvolga tutti donne, giovani e esclusi e, non affaristi senza né arte e né parte, criminali, faccendieri più o meno spregiudicati o soggetti che sperano ancor di più in crescite di rendite di posizione o monopolistiche. 

Idee e progetti sul che fare ci sono e sono tanti, così come sono tantissime le risorse finanziarie pubbliche e private che vanno semplicemente intercettate con progetti credibili e resilienti.  

Rimettere la città nella giusta direzione richiede lavoro, coraggio e determinazione da parte di tutti, nessuno ne è escluso. Bisogna prima di tutto comprendere ciò che è avvenuto in questi ultimi anni e trovare le soluzioni. La rinascita della città passa dall’impegno della Comunità e, non è un pasto gratis e, soprattutto richiede una visione, un progetto, una direzione e attori capaci e decisi, oltre che un impulso etico, per affrontare con coscienza e responsabilità problematiche che impediscono la realizzazione di tante persone.

E, in primis necessario avere una classe dirigente con forti ideali non negoziabili e, una competenza solida, per restituire dignità a sè stessa, messa in discussione da leader confusi e indecisi, declassata e svilita, nelle migliori delle ipotesi, da meri interessi autoreferenziali. Ognuno impegnato a soddisfare meri interessi di parte, scordandosi la fratellanza, un ideale democratico al pari della libertà e dell’uguaglianza.

Una città e un territorio senza attori sociali coraggiosi e determinati lascia un’idea di sospensione; non si riesce a volare perché si ha paura di cadere. Il nostro futuro dipende dalle risposte che sapremo dare a queste domande: 1) questa situazione di grande difficoltà che stiamo vivendo riuscirà a formare sul campo una classe dirigente in grado di esprimere valori etici e di solida competenza? 2) in futuro la politica e l’economia sapranno compiere la svolta etica di formare e selezionare una classe dirigente all’altezza? Queste domande richiedono una risposta immediata prima che sia troppo tardi.

Nicola di Bari

Floriana Natale