GD Manfredonia: “Il Pd deve stare all’opposizione”

Perché riflettere sulla costruzione di una seria opposizione?

Questo pseudo dialogo avviato nei giorni scorsi, che vede come figura incaricata di tale impegno il Presidente della Camera Roberto Fico, non ha alcun principio fondamentale su cui basarsi sul serio, se non quello di ottenere a tutti i costi le redini del governo da parte del M5S. Il nostro programma non trova punti di incontro con quello pentastellato. Quello che i media dimostrano è solamente il risultato di forzature nude e crude, senza dimenticare il fatto che il loro programma muta la propria forma a seconda dell’interlocutore di turno. Temi come lo Ius Soli, il fantomatico reddito di cittadinanza (il PD sarebbe disposto ad allargare solo la platea del Reddito di Inclusione), l’obbligatorietà dei Vaccini (assolutamente contrari a tavoli con i No Vax, come dice il prof. Burioni la scienza non è democratica), o come la TAV, sono la chiara dimostrazione dell’esistenza di una scarsa convergenza tra noi e loro. Ascoltare la voce di Emiliano (ormai non più voce fuori dal coro, data la volontà di altre aree del Partito Democratico disposte all’alleanza) elevarsi a promotore di questo accordo, è il peggio che potevamo aspettarci. Lo stesso Governatore della nostra regione fu tra i primi a coinvolgere i grillini al momento della composizione della propria giunta regionale, ottenendo a sua volta una serie di insulti gratuiti provenienti da un odio smisurato nei confronti del PD, altro che rispetto dei programmi proposti agli elettori (ora giocando con le parole l’accordo, il compromesso si chiama “contratto”).

Forse, con il passare degli anni, abbiamo dimenticato che nella politica, tra le tante cose, resiste il concetto di opposizione come nobile arte – appunto! – del fare politica. Sporcarsi le mani non vuol dire solamente governare un paese, ma anche opporsi a chi il paese lo governa con una visione diversa e propositiva. L’Italia è stata testimone privilegiata, in questi anni, di un modo di far opposizione a sua volta becero e per questo inconcludente. Bene, adesso è arrivato il nostro turno. Nella scorsa direzione nazionale del 12 marzo, il Partito Democratico ha già scelto di stare all’opposizione (solo 7 furono gli astenuti). Auspichiamo che lo stesso risultato si ottenga durante la direzione del 3 maggio. Compatti, senza divisioni, e rispettando l’esito della maggioranza ( a proposito, quanti parlamentari stanno tornando in questi giorni nei propri collegi per ascoltare cosa ne pensano dirigenti e militanti su questa disponibilità di apertura all’ipotesi di tornare al governo? Senza la base scordatevi le altezze). Questa volta spetta a noi sporcarci le mani. Questa volta spetta a noi essere dall’altra parte del selciato.

 

GD Manfredonia




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